Massive Attack e Tom Waits, la musica è politica

"Boots on the Ground", finita nel cassetto anni fa, è riemersa diventando un simbolo della resistenza artistica contro l'apatia politica

EB

17 aprile 2026 • 3 minuti di lettura

È raro che una collaborazione musicale sembri meno un "brano" e più un manufatto archeologico del futuro. Ma quando i Massive Attack, pionieri del cosiddetto trip-hop e dell'attivismo sonoro, incrociano la strada con la voce cavernosa di Tom Waits, il risultato non può che essere un'esperienza viscerale.

"Boots on the Ground" è costruito su una dicotomia perfetta: da un lato abbiamo la produzione di Robert "3D" Del Naja, un'architettura di bassi profondi, sintetizzatori granulari e ritmi ipnotici che sembrano marce militari rallentate dal fango, dall'altro la voce di Tom Waits, narrazione noir e timbro ancestrale.

L'atmosfera è densa, quasi claustrofobica. Non è musica da club, è colonna sonora per una trincea urbana.  Waits non canta, evoca. La sua voce è quella di un profeta stanco o di un veterano che ha visto troppo. Ogni parola sembra pesare quanto il titolo suggerisce.

“Boots on the Ground” è accompagnata da un video che usa immagini del fotografo statunitense thefinaleye. L'impressionante materiale visivo descrive le recenti manifestazioni anti-ICE tenutesi negli Stati Uniti insieme alle proteste Black Lives Matter innescate dall'omicidio di George Floyd a Minneapolis il 5 maggio 2020: ecco spiegato l'inizio del brano con quel respiro affaticato - I can't breathe - che si risolve in quella che sarà ricordata come la protest song più potente da diversi anni a questa parte. 

Collaborare con un artista della grandezza, originalità e integrità di Tom è il coronamento di una carriera, ma questo pezzo arriva in un'atmosfera di caos. Nell'emisfero occidentale l'autoritarismo di Stato e la militarizzazione delle forze di polizia si stanno nuovamente fondendo con politiche neo-fasciste. Contestualizzato nell'emergenza americana, in patria e all'estero, questo brano contiene battiti di  impulso spietato e una mente abbandonata.
Massive Attack

"Boots on the Ground" (stivali sul campo) è un'espressione che in gergo militare indica la presenza fisica di truppe in una zona di conflitto. Tuttavia, nell'universo dei Massive Attack, il significato si espande:  Del Naja, da tempo impegnato con Extinction Rebellion - un movimento internazionale che usa le azioni dirette non violente e la disobbedienza civile di massa per forzare i governi a invertire la rotta che ci sta portando verso il disastro climatico ed ecologico -, trasforma gli stivali nei passi dei manifestanti.

È un invito all'azione fisica in un'era di attivismo pigro, per lo più digitale. Il testo riflette sulla disumanizzazione,  sulla distanza tra chi decide le guerre (nei grattacieli) e chi le combatte (nel fango).  È un inno alla presenza: essere "sul campo" significa restare umani nonostante l'automazione e l'intelligenza artificiale che mediano la nostra realtà.

Essere "sul campo" vuol dire anche essere pronti a pagare un prezzo: sabato scorso a Trafalgar Square Del Naja è stato arrestato dalla polizia inglese, insieme ad altri 200 partecipanti, durante una manifestazione organizzata da Palestine Action, associazione dichiarata illegale a luglio 2025.

In realtà la messa al bando è stata giudicata irregolare ma è ancora valida in attesa della sentenza di appello.

Robert Del Naja a Trafalgar Square
Robert Del Naja a Trafalgar Square

In un'epoca segnata da conflitti globali sempre più tecnologici e distaccati, "Boots on the Ground" funge da promemoria sonoro. I Massive Attack continuano a espandere i confini della musica come atto politico, utilizzando, per esempio, i loro tour per promuovere la decarbonizzazione dell'industria musicale.

"Boots on the Ground" si candida a essere una delle collaborazioni più coerenti degli ultimi anni: non c'è compromesso pop, non c'è ricerca del ritornello facile, è un pezzo di ferro battuto in un mondo di plastica, che ci ricorda che, alla fine, sono sempre i nostri piedi a dover pestare la terra per cambiare le cose.

Se i Massive Attack sono la mente lucida e analitica della protesta, Tom Waits ne è indubbiamente il cuore ruggente e sanguinante.

Non è solo una canzone, è una coordinata geografica del dissenso.
Massive Attack

P.S. "Boots on the Ground” sarà disponibile solo in vinile e sul lato B ci sarà Waits alle prese con “The Fly”,  descritta come  “un pezzo di spoken word buffo e sardonico”. 

Tutto il ricavato sarà donato all'American Civil Liberties Union (ACLU) e all'U.S. Immigrant Defense Project, con buona pace dell'Amministrazione statunitense.