Louis Hayes da ritrovare

Un live e una ristampa per riscoprire la carriera solista di Louis Hayes

Louis Hayes
Articolo
jazz

A scorrere, anche sommariamente, la discografia di Louis Hayes, l’appassionato di jazz ha di che farsi girare la testa. In quasi sessant’anni di carriera, il batterista di Detroit ha suonato infatti con un numero impressionante di giganti, da Horace Silver a Cannonball Adderley, da John Coltrane a Joe Henderson, Freddie Hubbard (vi invito caldamente a rispolverarli) e altri ancora, contribuendo con straordinaria musicalità e “tiro” ad alcune vicende memorabili della musica afroamericana del secondo Novecento.

Come molti colleghi di strumento, Hayes ha inciso anche a proprio nome, sporadicamente nei primi decenni di carriera (ma il debutto per la VeeJay, con Yusef Lateef e il resto del gruppo di Cannonball, è un esordio niente male), un po’ più intensamente tra gli anni Ottanta e Novanta.

Due recenti ristampe risalenti agli anni Settanta ne riportano oggi in luce il nome. La prima, At Onkel Pö Carnegie Hall, Hamburg 1976 (2cd, Jazzline/IRD) è a nome di un quintetto diretto da Hayes insieme al sassofonista Junior Cook.

Louis Hayes

Come è nella tradizione di questa serie di dischi, che testimoniano la vivacità del club amburghese tra gli anni Settanta e Ottanta, l’energia live è palpabile, così come è prevedibile che la condotta dei concerti ricalchi il tipico rituale del flusso di assoli (i pezzi non durano mai meno di 10 minuti, più spesso il doppio!) che su disco può risultare ben ridondante.

I due cd di fanno comunque apprezzare per la classe dei musicisti, non sono Hayes e Cook, ma anche – e in alcuni casi soprattutto – la tromba stellare di Woody Shaw e il pianismo brillante di Ronnie Matthews, ben sorretto dall’allora trentenne Stafford James al basso.  Tra classici standard dallo swing incessante, due ottimi originali di Shaw e Matthews e una bella versione della monkiana “Pannonica”, un bel tuffo in quel mondo e quegli anni.

Più ghiotta forse per gli instancabili cercatori di rare grooves è poi la ristampa rimasterizzata di Variety Is the Spice of Life (Gryphon), disco del 1979 impreziosito dalla presenza del sax contralto di Frank Strozier e del piano di Harold Mabern, che insieme a Cecil McBee  completa la sezione ritmica.

Decisamente più vario e intrigante del live tedesco, questo lavoro accende anche colori latin e soulful con una splendida versione di "Little Sunflower" di Freddie Hubbard (qui cantata da Leon Thomas), rilegge con temperamento esplosivo “What’s Going On” , non scontenta chi cerca gli standard (“Invitation”, “Stardust”  e “My Favorite Things” sono nella carta del menu), vellica gli estimatori del soul-jazz elettrico (l’hit disco dell’anno prima, “Dance With Me” di Peter Brown è il terreno ideale) e quelli della ballad, ancora con Thomas alle prese con l’originale “Nisha”.

Splendido Louis Hayes.

Louis Hayes

Louis Hayes
At Onkel Pö Carnegie Hall, Hamburg 1976
Jazzline/IRD
2019

Variety Is the Spice of Life
Gryphon
1979 (ristampa 2019)

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