La bellezza della musica nera

Black Beauty. Storie di musica nera è il nuovo libro di Nicola Gaeta

EB

02 luglio 2026 • 5 minuti di lettura

Copertina del libro
Copertina del libro

A Nicola Gaeta non è mai piaciuta la definizione di "critico musicale", e ha sempre preferito – con understatement venato d'ironia – quella di "medico prestato alla musica": è laureato in Medicina e Chirurgia con una specializzazione in Odontostomatologia; nato a Bari 70 anni fa, Gaeta è un intellettuale poliedrico che ha fatto della musica una viscerale, rigorosa e incessante ragione di vita.

Lo conosco da più di dieci anni, ci siamo incontrati tre o quattro volte sempre in Puglia, la sua regione d'origine, in occasione di qualche festival e uno di questi, il Locus Festival di Locorotondo del 2015, è riportato in questo volume perché in quell'occasione avemmo l'opportunità di vedere sul palco i Parliament Funkadelic di George Clinton, a cui nell'occasione Gaeta fece un'intervista qui riproposta.

Di quella magica serata ecco uno spezzone dell'iniziale "Mothership Connection", con il celebre ritornello «If you hear any noise it's me and the boys boppin'».

Il suo è un percorso che attraversa cinquant'anni di cultura sotterranea e mainstream, partendo dal rock delle origini, passando per le discoteche degli anni Settanta e l'epopea della black music, fino a diventare una delle penne di riferimento per il jazz in Italia, storico collaboratore della prestigiosa rivista Musica Jazz.

La porta d'accesso al jazz si apre per lui grazie a un "malinteso" d'autore: ascoltando Love Devotion and Surrender di Carlos Santana e John McLaughlin rimane estasiato da "A Love Supreme", credendola un'opera del chitarrista messicano. Sarà un amico più grande a spiegargli che quel mantra mistico apparteneva a un sassofonista di nome John Coltrane:  da quel momento, dopo aver fatto suo il disco di Trane, il jazz diventa la sua cup of tea.

Quello di cui mi occuperò tra poco non è il primo libro di Gaeta: è stato preceduto da Una preghiera tra due bicchieri di gin. Il jazz italiano si racconta (2011), un viaggio, com'è facilmente intuibile, attraverso l'Italia del jazz;  non una biografia enciclopedica, ma una serie di interviste e incontri ravvicinati con i musicisti del nostro Paese, colti nei loro slanci, nelle loro fragilità e nelle contraddizioni di un sistema culturale spesso distratto quando non assente.

Nicola Gaeta - foto dal suo profilo Facebook
Nicola Gaeta - foto dal suo profilo Facebook

Due anni più tardi è stata la volta di BAM! Il jazz oggi a New York. Battiti, artisti, club,  lavoro che è il frutto di un mese trascorso nella metropoli statunitense, girando per i club storici e intervistando artisti del calibro di Ron Carter, Carl Allen, Mark Turner e molti italiani all'epoca residenti a New York (come il trombettista e docente Fabio Morgera e la pianista e compositrice Simona Premazzi). Il titolo riprende l'acronimo BAM (Black American Music),  definizione coniata dal trombettista Nicholas Payton - vincitore di un Grammy nel 1997 - per rivendicare l'eredità e l'identità culturali afroamericane della musica, superando il termine "jazz". Il libro riesce nel compito di unire, in maniera diretta e onesta, la critica musicale al diario di viaggio.

La sua pubblicazione più recente prosegue questo filo rosso, esplorando le evoluzioni estetiche, politiche e spirituali di oltre un secolo di musica (soprattutto) afroamericana, confermando Gaeta come ottimo conoscitore nonchè divulgatore di queste sonorità.

Lo sappiamo bene, la musica afroamericana non è mai stata una semplice questione di note, spartiti o canzoni da ballare: fin dalle sue origini è un archivio dinamico fatto di memoria, spiritualità, resistenza politica e visione del futuro, e Black Beauty. Storie di musica nera (Edizioni Low, 808 pagine, 25€) vuole tracciare una mappa emotiva e culturale di questo universo monumentale. 

800 pagine sono un'opera imponente e possono risultare scoraggianti, ma non pensate di trovarvi tra le mani un'enciclopedia di generi, quanto piuttosto  un vero e proprio viaggio, decennio dopo decennio, attraverso oltre un secolo di creatività e rivoluzione culturale. E allora la forza del libro risiede proprio nella sua struttura: invece di perdersi in un freddo elenco cronologico, l'autore tratteggia veri e propri "ritratti sonori", evidenziando il dialogo esistente tra artisti e generi apparentemente distanti ma in realtà uniti dallo stesso cordone ombelicale.

Semplificando, possiamo dire che all'interno del libro si evidenziano tre macro-tematiche: le radici e l'anima - il gospel, il blues e le musiche spirituali -, le grandi rivoluzioni - il jazz (con la rottura fondamentale del bebop negli anni Quaranta), l'R&B, il soul e il funk - e la contemporaneità e l'elettronica - il rap, l'house music e le spinte dell'avant-garde

I ritratti tracciati da Gaeta uniscono giganti del passato e nomi del presente, creando quelle linee di continuità a cui abbiamo accennato prima. Leggendo le sue pagine, le parabole spirituali di John Coltrane e Sun Ra finiscono per specchiarsi nelle provocazioni liriche di 2pac e Kendrick Lamar; la genialità multiforme di Prince e Stevie Wonder si collega alle voci leggendarie di Nina Simone, Marvin Gaye, Bob Marley e al sax di Fela Kuti, fino ad arrivare alle regine dell'R&B e del neo-soul come Lauryn Hill ed Erykah Badu.

Black Beauty dimostra come ogni svolta estetica sia stata in qualche modo il riflesso di un profondo cambiamento sociale ed esistenziale. Un esempio perfetto analizzato nel volume è l'inizio degli anni Quaranta a New York: con la nascita del bebop ad Harlem, il jazz rompe definitivamente con il passato,  smette di essere una musica d'intrattenimento eseguita per far ballare i bianchi e si trasforma in un'arte moderna, intellettuale e fiera. È il momento in cui la black music, o almeno una parte di essa, prende totalmente coscienza della propria voce autonoma.

È successo - e per fortuna continua a succedere - che la musica nera sia spesso stata capace di unire tematiche sociali importanti alla fisicità, al ballo, in ultima analisi al divertimento: quando succede, dai ammettiamolo, non ce n'è per nessuno.

Nicola Gaeta getta una grossa rete quando sostiene che la musica andrebbe vista «non come un passato da preservare, bensì come una pratica vivente, pressante, in costante cambiamento...un modo di stare al mondo». Il nostro futuro dipende chiaramente dal fatto che si possa imparare dalla voce profetica della musica nera, il cui messaggio offre una chiave per la sopravvivenza, la resilienza e la resistenza 
William Ferris - University of North Carolina, Chapel Hill