Il potere della musica secondo Styriarte e la “rococo soap opera”

Il festival austriaco inaugura il 21 giugno

La hofkapelle di Palazzo Attems (Foto Nicola Milatovic)
La hofkapelle di Palazzo Attems (Foto Nicola Milatovic)
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classica

Il tema della edizione 2024 del festival Styriarte di Graz, “Il potere della musica”, è un vero e proprio manifesto dell’arte dei suoni e proviene dal sottotitolo dell’ode Alexander’s Feast di Handel che sarà eseguita il 21 giugno per l’inaugurazione  dall’orchestra barocca Zefiro e l’Arnold Schoenberg Choir diretti da Alfredo Bernardini.

Tra i diversi concerti in programma ci sono musiche di diverse epoche che arrivano fino ai giorni nostri, ma con al centro alcuni capolavori messi in risalto come per esempio la suite Quadri di un'esposizione di Mussorgsky e la Sonata a Kreutzer di Beethoven, ma la declinazione del tema si svolge anche attraverso eventi conviviali come quelli presentati nel Castello di Eggenberg con la partecipazione di più gruppi e strumenti musicali. Il primo è intitolato al plenilunio e il secondo a Orfeo ma nella scanzonata veste di un picnic.

Tra gli altri concerti che saranno presentati nel Castello c’è quello del flautista Stefan Temmingh e della arpista Margret Köll intitolato Sound Stories, che si annuncia come un viaggio tra il passato e il presente, in un arco cronologico che si rispecchia anche nel programma dell’ensemble vocale Apollo5 che verrà eseguito nella moderna Helmut List Halle, il grande centro culturale costruito attorno a una ex fabbrica.

Forse una delle più importanti incarnazioni del potere della musica è rappresentato dall’opera di Claudio Monteverdi i cui madrigali saranno intonati dall’ensemble La Venexiana accompagnati dalla messinscena dei tableaux vivants della compagnia Teatri 35 ispirati a soggetti caravaggeschi, che accentueranno la plasticità dei versi scolpiti sonoramente dal geniale protagonista della transizione musicale dal Rinascimento al Barocco.

D’altronde anche il concerto conclusivo del festival, il 21 luglio, sarà dedicato a Monteverdi con il suo Vespro della Beata Vergine eseguito da La Capella Reaial de Catalunya e Le Concert des Nations.

Ma l’aspetto più originale e unico di questo festival consiste nella rappresentazione collettiva di quella che nel programma viene definita una “rococo soap opera”. Si tratta di una sorta di rievocazione, o viaggio nel tempo nel quale gli spettatori vengono calati in una performance continua all’interno di due palazzi e nella strada che li separa, nella quale attori, cantanti e strumentisti, e danzatori in costume mettono in scena episodi e spaccati di vita ambientati nel Settecento tra differenti classi sociali e nella continua attesa di una visita dell’imperatrice.

Le brevi note del programma e i nomi e ruoli dei numerosi personaggi che metteranno in scena questa kermesse, dalla primadonna all’impresario, dal poeta di corte all’amante della contessa, fanno venire in mente il libello satirico Il teatro alla moda di Benedetto Marcello, anche perché l’evento clou della Attems-Saga sembra essere quello dell’allestimento di un pasticcio nel quale convivono i celebri concerti per violino dedicati alle stagioni di Vivaldi, con arie tratte dalle sue numerose opere.

Per capire meglio che cosa accadrà abbiamo chiesto al direttore artistico Mathis Huber di raccontare in che cosa consiste questo progetto.

Che cosa è la Attems-Saga che si svolge nell’arco di tre giorni a fine giugno e perché è intitolata Trepphaf Treppab (Su e giù per le scale)?

«Il modello che ci ha ispirati è quello della serie televisiva britannica Upstairs, Downstairs [Su e giù per le scale nella versione in italiano]. Abbiamo iniziato a sperimentare delle performance a partire dal 2008, e lo scorso anno abbiamo fatto una sorta di prova generale per poter sviluppare il progetto di questa edizione. Non è facile da spiegare in poche parole e per questo l’abbiamo chiamata una “rococo soap opera”, ma tutto parte dal fatto storico della visita lampo dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria a Graz nel 1750. Il termine soap si riferisce al fatto che è divisa in più episodi, perché ce ne saranno anche il prossimo anno, ma probabilmente dedicati  a epoche differenti».

Tutto partirà dalla visita di Palazzo Attems.

«Attems è il nome di una famiglia aristocratica di origine friulana che ha avuto un ruolo importante nella storia del nostro paese, e il palazzo che porta questo nome è il luogo dal quale parte tutta la messinscena, che consiste alla fine nel ricevimento e nell'allestimento di un’opera in suo onore. I conti Attems all’epoca della fugace visita dell’Imperatrice nel 1750 furono i responsabili della sicurezza e dovevano proteggerla da eventuali incendi, pericoli   piuttosto comuni all’epoca. Nel palazzo ci sono sale molto belle e interessanti, sia del conte e della contessa che della loro corte, e il pubblico potrà incontrarli salendo ai piani nobili e scendendo fino alle cucine dove troverà la servitù, e spostandosi di sala in sala  potrà assistere alla vita quotidiana del palazzo, con le sue diverse attività e cerimonie, con la presenza anche dei musicisti al loro servizio. Si assisterà anche alla spiegazione di come salutare e accogliere l’imperatrice, in una dimensione teatrale e musicale che coinvolge il pubblico cercando di ricreare l’impressione di vivere nel passato».

L’opera che sarà allestita in onore dell’imperatrice è un assemblaggio vivaldiano.

«Non poteva mancare l’esecuzione di un’opera, con le prove che la precedono, e la primadonna che sarà Carlotta Colombo, con altri cantanti di diversa nazionalità che inoltre intoneranno dei canti tradizionali dei loro paesi. C’è anche un impresario perché si terranno delle audizioni e delle prove nel palazzo di stile barocco della antica università, ma nessuno sa cosa accadrà il giorno seguente quando si potrà assistere all’opera nella Schauspielhaus. Il risultato si vedrà il giorno seguente, quando si eseguirà un pasticcio, secondo una consuetudine in uso nel Settecento, basato sulle arie delle opere vivaldiane e la presenza dei concerti delle quattro stagioni che servirà a rappresentare agli occhi imperiali il clima e le attività della Styria come una promozione turistica del XVIII secolo. Ma l’Imperatrice alla fine non verrà, anche se ogni dieci minuti spunterà qualcuno per annunciarne l’imminente arrivo... Il pubblico si troverà così nel mezzo di una situazione con diversi colpi di scena come se fosse tornato indietro nel tempo. Non bisogna dimenticare che nel Settecento in teatro si poteva anche parlare, mangiare e fare altro… oltre che ascoltare musica, e gli attori saranno tra gli spettatori...»

Una full immersion nel passato dunque.

«Si, sarà uno spettacolo altamente immersivo, una Musik mitten im Leben, musica nella vita quotidiana. Si tratta di una grande commedia che in qualche modo ha anche una funzione di critica sociale. Il direttore scenico, Adrian Schvarzstein, è stato un artista circense e ora vive a Barcellona».

Si tratta di una produzione molto impegnativa.

«Certamente. Coinvolge un notevole numero di persone ed è un organizzazione complessa che lascia comunque spazio all’improvvisazione, perché anche il pubblico fa parte della “saga”. Possiamo definirla una produzione caos… (risata)... ma un caos organizzato...».

Per questo, e non soltanto, la cornice nella quale si svolgono i concerti per voi è così importante.

«In ciascuna produzione dello Styriarte cerchiamo di creare un ambiente speciale e specifico per ogni tipo di musica. Dobbiamo ricordarci che non c’è solo quella scritta per il teatro ma anche per altri contesti, e se suoniamo musica dell’epoca barocca, dobbiamo pensare anche che era scritta per il divertimento e il piacere di chi ascoltava, ma non per le sale da concerto come accade oggi.

Noi vogliamo spogliarla della seriosità che le è stata costruita attorno, e vogliamo ridere e rendere gioiosa la performance, facendo in modo che l’ascolto sia una fonte di felicità. Cerchiamo da tempo di presentare la musica in ambienti e contesti per i quali è stata creata, e questa è l’idea di base del nostro lavoro».

Dunque questo spiega la presenza nel programma di un concerto sinfonico dedicato agli ABBA, e nel testo di presentazione la scelta di evidenziare il verso di una canzone del 1977 che dice “Thank you for the music, the songs I’m singing, thanks for all the joy they’re bringing!”.

«Si, si tratta di Thank you for the music...».

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