Dietro il mixer con Foffo Bianchi

Storie di straordinaria fonia di Duccio Pasqua e Francesca Gaudenzi racconta la storia del pop italiano dalla prospettiva di chi ne curava il suono

Foffo Bianchi
Foffo al mixer con Maurizio Montanesi e Renato Zero negli studi RCA
Articolo
pop

Negli ultimi anni l’offerta di libri sul pop italiano si è allargata a dismisura... e forse anche troppo. All’ennesima agiografia del cantautore famoso che racconta sempre le stesse cose lette mille volte – alla fine quelle sono – si viene colti da depressione e da un generico senso di «ma chi se ne frega, in fondo?».

È allora una felicità doppia quando un libro arriva a rompere questa routine, e lo fa in maniera brillante. Storie di straordinaria fonia (sottotitolo Dagli studi Rca alle grandi produzioni live, editore Bertoni, 420 pp., 18 euro) ci fa attraversare mezzo secolo di pop italiano dal punto di vista insieme periferico e centralissimo di chi lavorava dentro la grande macchina produttiva dell’industria musicale, dietro il banco del mixer.

Storie di ordinaria fonia

Protagonista ne è Rodolfo “Foffo” Bianchi, le cui lunghe sessioni di interviste con Francesca Gaudenzi e con Duccio Pasqua, autore e voce di Radio Uno, sono state tramutate in un curioso memoir punteggiato di interventi esterni di amici e collaboratori (fra questi, Renato Zero, Riccardo Fogli, Gianni Morandi, Elio e le Storie Tese, Ron…).

L’inizio della biografia di Foffo Bianchi ricalca quella di molti italiani cresciuti negli anni del boom, in provincia (nello specifico, qui siamo a Figline Valdarno, Toscana profonda): la banda del paese, l’epifania della musica americana attraverso Radio Luxembourg e il juke-box, la moda del beat che lo porta a esibirsi con uno degli innumerevoli gruppi che in quegli anni battevano le balere della Repubblica, i Players. Se probabilmente meno dello 0,1% di quelle migliaia di complessini ha avuto una qualche documentazione discografica, e ancor meno una visibilità nazionale, i Players – pur misconosciuti – non appartengono però alla “maggioranza silenziosa”: nel 1967 si associano infatti a Riccardo Del Turco, suonando sulla hit “Luglio” e in un tour americano (che nel racconto di Foffo prende una piega surreale). Nel 1969 sono anche sul palco di Sanremo come accompagnatori per la psichedelica (e ingiustamente dimenticata) “Cosa hai messo nel caffè?”.

A questo punto, nel genere "biografia dei musicisti beat" arriva di solito una svolta narrativa. Il famoso 99 percento torna nell’anonimato della provincia, con o senza rimpianti – un po’ come quei calciatori che «se non mi facevo male al ginocchio ora giocavo in serie a». Uno su mille ce la fa e diventa una star, e l’epopea del beat rientra così nella narrazione della obbligatoria gavetta. Per Foffo comincia invece una storia diversa. Nel 1971 viene assunto alla RCA a Roma, al chilometro 12 della via Tiburtina, in quello che all’epoca era uno dei centri di produzione musicale all’avanguardia in Europa (almeno fino a quando il grande studio per registrare le orchestre non fu distrutto per fare spazio a un impianto per la produzione del supporto destinato a cambiare le sorti della musica pop: lo Stereo 8…).

Qui Foffo comincia come “assistente musicale”, la figura che insieme all’ingegnere del suono e al “recordista” (ovvero il primo aiutante del fonico) supporta il produttore vero e proprio. Disco dopo disco, percorre tutto il cursus honorum arrivando a gestire produzioni sempre più importanti.

L’elenco degli album e degli artisti con cui collabora o che produce in questi anni – e su cui dispensa gustosi aneddoti – è impressionante: The Trip, Il Rovescio della Medaglia, Perigeo, Mario Panseri, Maria Carta (per Dies Irae), Renato Zero (tutti i dischi fra il 1973 e Zerolandia), Lucio Dalla (Anidride solforosa e Automobili, dove suona anche sax e flauto!).

Foffo al flauto traverso con Lucio Dalla
Foffo al flauto traverso con Lucio Dalla

E ancora Rino Gaetano (anche qui, sax e flauto in “Nuntereggae più” e “Aida”, oltre alla realizzazione e all’arrangiamento), Claudio Baglioni (nel periodo di E tu come stai?), Anna Oxa, Patty Pravo (in Incontro e Tanto, registrato a Londra con Vangelis), Mango, Ron, Marco Masini, Gianna Nannini, Umberto Tozzi e altri che ho certo dimenticato.

Claudio Baglioni, Foffo Bianchi, Christophe Bonno e Paola Massari
Claudio Baglioni, Foffo Bianchi, Christophe Bonno e Paola Massari

Tutto questo fino agli anni ottanta (la Rca sarà ceduta alla BMG del 1983). Lasciato lo studio, Foffo comincia la seconda parte della sua carriera, dedicandosi al live come fonico per i tour di Gianni Morandi, Mango, Banco del Mutuo Soccorso, Ron, Pino Daniele, Lucio Dalla (nel tour di Cambio), Luca Carboni, Marco Masini, Umberto Tozzi, Gianna Nannini, Celentano, Raf, Ligabue e – soprattutto, dalla fine degli anni novanta – Elio e le Storie Tese, che ha accompagnato dal vivo fino al loro scioglimento (o forse al plurale: “scioglimenti”).

Foffo con Elio e le Storie Tese e Rocco Siffredi.
Foffo con Elio e le Storie Tese e Rocco Siffredi.

Inutile elencare la quantità di storie ed episodi che Bianchi, con verve tutta toscana, dispensa ai suoi co-autori e a noi tutti: si va dai “provini del giovedì” della Rca, lo spazio in cui i peggiori dilettanti italiani andavano allo sbaraglio di fronte ai talent scout dell’etichetta, a Renato Zero prodotto in uno studio in fase di smantellamento… Storie di straordinaria fonia si legge davvero come un romanzo avvincente, e non di rado ci si trova a pensare «no, ma non può essere successo davvero!».

Foffo Bianchi in tour con Morandi, 1983
Foffo Bianchi in tour con Morandi, 1983

Merito va alla qualità degli episodi, certo ma anche – ed è giusto notarlo, in un panorama librario che bada ben poco alla forma – alla qualità della scrittura e alla cura dei co-autori: è un libro ben scritto e ben curato.

Oltre a questo livello di lettura, più ovvio e che delizierà i fan, ce n’è però un altro possibile: quello dello storico della musica. In questo, Storie di straordinaria fonia è un libro raro, forse unico, perché riesce a farci scoprire – dal punto di osservazione del banco del mixer, periferico e allo stesso tempo centralissimo per definizione – quello che succedeva dietro i dischi e i concerti che hanno fatto la storia della musica pop in Italia. Lontano dai miti dei cantautori romantici o delle popstar capricciose, c’è un universo di lavoro quotidiano, a volte anche banale, che ci fa davvero capire qualcosa di più della musica che abbiamo amato e che ancora amiamo.

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