Chiedi chi erano i Pylon

Un box con inediti e rarità per riscoprire la breve carriera dei Pylon, cult-band da Athens

Pylon Box
Articolo
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Questa è la storia di quattro studenti iscritti alla facoltà di Arte dell’Università della Georgia di Athens, la prima università pubblica degli Stati Uniti, che formano un gruppo – i Pylon –, incidono un disco d’esordio bellissimo, sembrano destinati al successo internazionale e invece…

A quarant’anni di distanza dall’uscita di quel disco, Gyrate, l’etichetta New West Records lo ripropone in versione rimasterizzata con il secondo Chomp, uscito tre anni più tardi, e due dischi contenenti materiale di difficile reperibilità come il 7” d’esordio “Cool/Dub”, definito dalla rivista Rolling Stone «uno dei migliori cento singoli d’esordio di tutti i tempi», altri singoli, un paio di brani dal vivo e soprattutto Razz Tape, una gemma underground che immortala i Pylon agli inizi, nella loro forma più grezza, dal vivo nel proprio studio, alle prese con tredici canzoni alcune delle quali non entrate a far parte dei due dischi successivi.

Se a tutto ciò aggiungiamo un booklet di 200 pagine ricco di foto, aneddoti e testimonianze, ecco che Pylon Box può essere definito un regalo natalizio anticipato.

Pylon Box

Nel 1979, nel brano “Cities”, i Talking Heads cantavano «Ho dimenticato di menzionare Memphis, casa di Elvis e degli antichi greci?»; bene, alla stessa maniera avrebbero potuto cantare «Ho dimenticato di menzionare Athens, casa dei Pylon, dei R.E.M., dei B-52’s e degli antichi greci?».

I Pylon si formano nel 1979: Randy Bewley (chitarra) e Michael Lachowski (basso) affittano un piccolo studio illuminato da una sola lampadina da 40 watt e per questo ribattezzato 40 Watt Club; il proprietario, Curtis Crowe, abita al piano di sopra ed è costretto ad ascoltare quotidianamente il rumore proveniente dal piano inferiore: stufo, un giorno si propone come batterista in attesa, dice, che i due ne trovino un altro. Non succederà mai. Bewley invita Vanessa Briscoe Hay, poi conosciuta anche come Vanessa Ellison, a unirsi al gruppo come cantante, malgrado lei non si considerasse tale. Diciamo che era in buona compagnia, viste le scarse capacità – almeno all’epoca – come strumentisti degli altri tre.

«Eravamo davvero solo degli studenti di arte che costruivano cose col suono e gli strumenti» – Michael Lachowski

Il successivo latrato situazionista della Briscoe riduce la musicalità a un suono senza gioia in grado però di produrne; il suo tono asciutto, oserei dire scostante, diventa uno standard per altre cantanti statunitensi del periodo. Semplicemente lei si rifiuta di essere carina, mentre gli altri tre sono occupati a capire quanto minimalista e non “umana” la loro musica possa essere, senza per questo smettere di essere divertente.

«Ci sono queste forme che mi piace guardare, ci sono queste sagome che mi parlano. Amo le forme e le forme amano me, più guardi e più vedi, tutto è fantastico» – “Cool”

Gyrate esplora gli stessi territori percorsi sull’altra sponda dell’Atlantico dai Gang of Four, quelli del dance-punk: chitarre taglienti, ritmica incessante, testi ispirati dalle teorie marxiste per i GoF, più eccentrici e stravaganti per i Pylon.

Il disco riceve ottime critiche, cominciano i tour, il gruppo si esibisce spesso a New York, dove nel frattempo si sono trasferiti i concittadini The B-52’s, senza mai raggiungere il successo sperato. Dopo la realizzazione di Chomp e l’esito non proprio esaltante delle date statunitensi del War Tour come gruppo di spalla degli U2, il gruppo si scioglie: «Fu una nostra decisione, una cosa del tipo “smettiamo mentre ci stiamo ancora divertendo”. Era il nostro intento originario: continuare a esibirci fino a quando ci fossimo divertiti. Così ci separammo e la decisione la prendemmo tutti e quattro insieme», ha spiegato Vanessa Briscoe Hay.

Tra il 1989 e il 2009 ci saranno diverse reunion, addirittura un terzo album nel 1990, Chain, ma il 25 febbraio 2009 la morte per infarto di Randy Bewley determina la fine dei Pylon. Già da alcuni anni però era cominciato quel fenomeno per cui i Pylon diventano “il gruppo preferito dei gruppi preferiti”, con il dovuto riconoscimento da parte di Steve Albini, Sleater-Kinney, Gang of Four e Deerhunter. Nel novembre 1987, quando la rivista Rolling Stone dichiara i R.E.M. “il miglior gruppo americano”, il batterista Bill Barry arriva addirittura a dire che sono i Pylon a meritare quella definizione e non i R.E.M., che pochi mesi prima li avevano omaggiati inserendo la loro cover di “Crazy” nell’album Dead Letter Office.

Pylon Box è la scusa perfetta per chi già conosce il gruppo per riscoprirlo anche con elementi filologici nuovi, e un’introduzione naturale per tutti coloro che all’epoca se lo persero.

«Il volume è piacevole se te ne piace la sorgente… Alza il volume, forza, alza il volume!» – “Volume”

«I Pylon sono senza dubbio tra i cinque migliori gruppi che ho visto dal vivo» – Michael Stipe

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