Aphex Twin: il brand o la musica?

Aphex Twin sarà in data unica italiana a Torino per Club to Club. Ma che rimane, dietro il guerrilla marketing, della musica di Richard D. James?

Aphex Twin
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Agosto 2014: un mini-dirigibile sorvola il cielo di Londra. Facendo attenzione si può scorgere sulla fiancata l’inconfondibile logo di Aphex Twin.

Aphex Twin

Contemporaneamente sui muri di New York compare lo stesso logo, a dimostrazione che ci troviamo di fronte a un’operazione di guerrilla marketing ben orchestrata. I fan drizzano le antenne: Aphex Twin sta per pubblicare un nuovo album? In fondo sono passati ben tredici anni dal precedente Drukqs. Sul suo profilo Twitter compare il link a un URL raggiungibile solo utilizzando il browser Tor, quello che dà accesso al Deep Web: chi arriva alla pagina trova il titolo, l’elenco dei brani e l’artwork di Syro, il disco poi effettivamente pubblicato il 22 settembre dello stesso anno.

Tutto ciò crea un’attesa spasmodica che in parte si riflette sui giudizi, quasi tutti molto positivi, che il disco ottiene sulle riviste specializzate. Faccio una domanda: in questi quattro anni quante altre volte avete ascoltato Syro? Io neanche una.

Fine luglio di quest’anno: il solito logo, in versione tridimensionale, compare sulle piastrelle bianche di un muro della stazione di Elephant & Castle a Londra.

AphexTwin

Ci risiamo? Sì, anche perché due giorni dopo quell’immagine fa la sua comparsa sulla serranda di un negozio sfitto in una via centrale di Torino, e poi a Hollywood e poi a New York.

Aphex Twin Torino

L’etichetta Warp conferma dopo una settimana con un comunicato a dir poco sibillino («una serie di movimenti che mettono insieme la velocità e il ritmo di una torta”) che sì, sta per uscire un disco, sarà un EP e s’intitolerà Collapse».

Il 7 agosto su Youtube appare il video di “T69 Collapse”, realizzato da Weirdcore, collaboratore di lungo corso di Aphex Twin: è  un lavoro allucinato, caotico, addirittura espressamente sconsigliato a chi soffre di epilessia.

Un’altra operazione di guerrilla marketing dunque, divertente, apparentemente di basso profilo ma con un grandissimo ritorno (e a costo zero, grazie al social), che riesce a creare attesa intorno a un prodotto, nello specifico un EP e un conseguente tour. Ma, adattando la frase dello spot pubblicitario di una nota bevanda alcolica, non è che l’attesa del nuovo disco di Aphex Twin è essa stessa il nuovo disco di Aphex Twin?   

Non è che l’attesa del nuovo disco di Aphex Twin è essa stessa il nuovo disco di Aphex Twin? 

Richard D. James è riuscito con bravura a costruirsi il ruolo del musicista sovrannaturale, quello che ha rarissimi momenti di interazione con l’aspetto mondano della vita e la cui assenza finisce per rafforzarne la presenza, uno che ha reso la sottoesposizione la sua strategia di marketing; sarà un caso ma il guerrilla marketing di cui sopra è coinciso con la fase meno interessante della sua produzione sonora, un po’ come è avvenuto coi Radiohead che hanno cercato nuove forme di vendita dei loro prodotti (download a offerta libera oppure a prezzo fissato) in concomitanza con un (legittimo) calo creativo.

Collapse, pur non essendo un capolavoro, è senz’altro meglio di Cheetah, altro EP uscito due anni fa: è più consistente, abbonda di suoni (una voce campionata si offre per “condurci nella terra dell’abbondanza”) che intrecciano l’aggressione primitiva con improvvise limpidezze che danno sollievo.

Dopo tredici anni (la prima volta fu nel 2005 all’interno della programmazione del mai troppo rimpianto Traffic Free Festival, e fu un concerto bellissimo) Aphex Twin ritorna a Torino come nome di punta (o, per meglio dire, di maggior richiamo) del festival Club to Club: sabato 3 novembre salirà sul palco del Lingotto e scopriremo, dopo tante congetture o speranze, cosa e come suonerà il quarantasettenne Aphex Twin. Tornando all’ultimo EP, nei prossimi quattro anni quante altre volte ascolterete Collapse? Per quanto mi riguarda, la risposta la conoscete già.

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