Adriano Mazzoletti, il jazz italiano

Un ricordo dello studioso e divulgatore, morto a 87 anni

Adriano Mazzoletti
Adriano Mazzoletti con Chet Baker e Liliane Rovére, circa 1955-56 (dalla pagine FB di Adriano Mazzoletti)
Articolo
jazz

La scomparsa di Adriano Mazzoletti avvenuta un giorno prima del suo ottantottesimo compleanno lascia un vuoto incolmabile nel mondo del jazz italiano, e ci vorrà tempo per inquadrare storicamente la sua figura e la sua attività in modo adeguato e completo: oltre sessant’anni di lavoro nel mondo della comunicazione, del giornalismo, della promozione e della ricerca storica.

Nato a Genova nel 1935, Adriano Mazzoletti si appassiona al jazz da giovanissimo, nel 1948-1949, con l’arrivo in forze alla radio della musica americana in Italia dopo la fine della guerra e delle proibizioni grazie a personaggi come Roberto Nicolosi e all’orchestra della RAI di Roma diretta da Francesco Ferrari.

Genova è una delle culle del jazz italiano, e la musica africano-americana è una delle ispirazioni delle molte voci genovesi che da Natalino Otto a Luigi Tenco hanno fatto la storia della canzone italiana. La famiglia del giovane Adriano si trasferisce a Perugia, dove Mazzoletti è tra i fondatori del locale Hot Club, di cui fa parte tra gli altri Carlo Pagnotta, poi deus ex machina del festival Umbria Jazz.

Nel 1957 si trasferisce a Roma, dove diventa animatore delle attività del locale Hot Club dando anche un contributo decisivo alla organizzazione dei primi festival internazionali del jazz in Italia a partire da quello di Sanremo del 1957. Per la Rai inizia a condurre programmi di musica leggera («Ne ho fatti a migliaia» dirà, «mi considero un professionista della musica leggera, e il mio professionismo jazzistico è molto vicino all’hobby») poi nel 1958, La coppa del jazz assieme a Piero Vivarelli nel 1960, e Tempo di jazz nel 1962.

Alla sua attività di giornalista, produttore e organizzatore aggiunge presto l’impegno di storico e archivista, dedicandosi alla raccolta di incisioni del jazz italiano. Nel 1962 pubblica il cofanetto (un libro e 2 dischi) Quarant’anni di jazz in Italia, la prima opera su un tema a cui poi si dedicherà con sempre maggiore intensità, mentre per la Rai allarga il campo alla diffusione e alla divulgazione con il Rotocalco Musicale prodotto nel 1964 assieme a Luigi Grillo Per la tv promuove assieme a Sergio Biamonte trasmissioni pionieristiche come Jazz Panorama e Jazz in Europa cui prendono parte Bud Shank, Johnny Griffin, Donald Byrd, Flavio e Franco Ambrosetti.

A metà degli anni Sessanta Mazzoletti è una delle persone chiave nello svecchiamento dei programmi radio attuato dal direttore Giulio Razzi, che veniva da una esperienza negli USA e chiede a Mazzoletti, lui stesso conduttore alla domenica mattina del programma Disc-Jockey, di affidare un programma a due DJ. Lui sceglie Renzo Arbore e Gianni Boncompagni, che cambieranno l’immagine ingessata della radio italiana con programmi come Bandiera Gialla, Per Voi Giovani e Alto Gradimento.

Collabora con Giancarlo Guardabassi alla conduzione de Il Mattiniere, oltre a ideare e presentare Gli Amici della Domenica, Svegliati e Canta, Passo e Chiudo, in collaborazione con Alitalia.

Nell’ambito del jazz tra le iniziative di maggiore impatto sono quelle di Jazz Concerto, esibizioni dal vivo trasmesse il sabato sera in diretta per vari mesi nel 1966 e 1967. A quell’epoca Mazzoletti è ancora produttore esterno, i programmi sono commissionati dal direttore della radio, Leone Piccioni, fratello del compositore Piero. Alle trasmissioni prendono parte i gruppi di Gato Barbieri e Don Cherry, di Carla Bley, di Dexter Gordon, e Don Byas accompagnato da Amedeo Tommasi, Giovanni Tommaso e Gegé Munari.

Negli anni Settanta, da funzionario Rai, Mazzoletti crea il programma Stasera via Asiago 10, spettacolo in diretta dalla sala B di Via Asiago in cui si alternano i migliori solisti della musica leggera italiana e internazionale accompagnati da una grande orchestra dal vivo. Per le trasmissioni alla Rai inizia a utilizzare le registrazioni dei concerti dei maggiori festival europei e italiani, rendendo agli appassionati un servizio inestimabile.

Decisivo nella affermazione del jazz italiano nell’arena internazionale è il lavoro di Mazzoletti come vicepresidente e come responsabile del dipartimento di jazz e musica leggera nell’ambito della EBU, Unione europea di radiodiffusione: a partire dal 1967, quando il quintetto Santucci-Scoppa viene inviato a Montreux in rappresentatnza dell’Italia, solisti italiani come Gianluigi Trovesi vengono inseriti nella big band europea, una iniziativa ancor oggi attiva da cui purtroppo l’Italia sembra tristemente assente.

Nel 1968 grazie ai contatti assunti da Mazzoletti attraverso Gato Barbieri arriva a Roma Ornette Coleman per il memorabile concerto del 7 febbraio 1968 poi pubblicato in edizioni non ufficiali negli anni Settanta. È da sottolineare come i gusti personali di Mazzoletti, che non faceva mistero della sua passione per il jazz tradizionale e dell’era dello swing, non gli impedissero di agire attivamente per la promozione e la diffusione dei musicisti più attuali e contemporanei, considerati all’epoca “difficili”.

Dopo aver collaborato nel 1960 al Dizionario del jazz Mazzoletti ha pubblicato per Laterza nel 1983 Il jazz in Italia - dalle origini al dopoguerra, che costituisce la base dei suoi volumi per la EDT, Il jazz in Italia dalle origini alle grandi orchestre (2004) e Il jazz in Italia. Dallo swing agli anni Sessanta (2010), il lavoro più completo sull’argomento che sarà presto completato dal terzo volume della serie, a cui Mazzoletti ha lavorato fino all’ultimo giorno.

Nel 2011 è uscito per Stefano Mastruzzi, patron del Saint Louis di Roma presso cui Mazzoletti collaborava all’Archivio del jazz italiano, il volume fotografico L’Italia del jazz, prezioso complemento ai volumi EDT. Assieme alla moglie e compagna di avventure Anna Maria Pivato, Mazzoletti ha fondato Riviera Jazz Records, che ha pubblicato in oltre Cd essenziali raccolte dei protagonisti del jazz italiano come Gorni Kramer, Franco Cerri, Michele Ortuso, Pippo Starnazza e Tullio Mobiglia. 

Scorrendo l’elenco delle sue produzioni si percepisce il suo pensiero di storico attraverso l’organicità di un programma di documentazione sonoro, fotografico e testuale. Curioso, appassionato, divertente, dotato di grande senso della comunicazione e innamorato della radio, mezzo “caldo”, più che della fredda tv, Mazzoletti ha contributo in maniera decisiva alla popolarizzazione del jazz in Italia e alla sistematizzazione della sua storia, lasciando un patrimonio fondamentale per le generazioni future di studiosi.

Se hai letto questo articolo, ti potrebbero interessare anche

jazz

Intervista con la sassofonista italiana, attiva sulla scena newyorkese

jazz

Per la serie Giant Steps, andiamo alla scoperta della sassofonista polacca Matylda Gerber

jazz

Per il ciclo di articoli #Womentothefore #IWD2024, la diciannovenne contrabbassista spagnola Alejandra López