Tre storie fra la vita e la morte

 Kirill Petrenko porta al trionfo il Trittico di Puccini nella nuova produzione di Lotte de Beer a Monaco di Baviera 

Il trittico di Giacomo Puccini
Il trittico di Giacomo Puccini
Recensione
classica
Bayerische Staatsoper di Monaco
Il trittico di Giacomo Puccini
20 Dicembre 2017 - 16 Luglio 2018

In molti racconti del pre-morte, i sopravvissuti raccontano spesso di stretti tunnel che finiscono in una luce molto intensa. La scena di Bernhard Hammer per il nuovo allestimento del Trittico pucciniano andato in scena all’Opera di Stato Bavarese sembra riprendere quell’idea. Due cornici quadrate fortemente prospettiche che finiscono in un tunnel aperto sul nulla. L’ambiente unico scelto dalla regista Lotte de Beer, con piccole varianti di botole, finestre e qualche essenziale elemento scenico, sembra insistere sull’unicità del tema che le lega i tre atti unici: la morte. E con un corteo funebre di un certo impatto visivo si apre il Tabarro che, procedendo all’interno del tunnel, scopre i due protagonisti Michele e Giorgetta chini sulla piccola bara del figlio, causa dell’allontamento dei due e scintilla primaria della tragedia. Un desiderio di morte anima anche la seconda protagonista, Angelica, che si avvicina pericolosamente al bordo sul proscenio palesando una pulsione suicida ben prima di apprendere della morte del figlio dalla spietata zia Principessa. E attorno al letto di un morto si sviluppa la cinica commedia del Gianni Schicchi. Intonata agli umori molto differenti delle tre vicende, de Beer sceglie chiavi molto diverse e sostanzialmente fedeli alla tradizione e sviluppate in soluzioni visive di un certo impatto con i variegati costumi di Jorine van Beek per una volta intonati alle epoche delle tre vicende – l’Ottocento, il Seicento e il Trecento. Punto di forza è la grande cura del gesto scenico che traduce plasticamente i moti dell’animo dalla schiera di personaggi, efficace specialmente in Suor Angelica, ma anche nel divertissement dello Schicchi.

Come al solito, Monaco stupisce per la grande qualità dei cast vocali che riescono a mettere insieme, tanto più per l’estensione considerevole della locandina al quale Trittico obbliga. Sorvolando sui numerosi caratteristi, tutti perfettamente intonati e perfetti nel gioco di squadra, vanno elogiati in blocco i protagonisti a cominciare dal trio del Tabarro con il ritratto di una naufraga esistenziale di Eva-Maria Westbroek (Giorgetta), divisa fra la dolora introversione di Wolfgang Koch (Michele) e il focoso amante Yonghoon Lee (Luigi), la cui prestanza vocale soffre per l’emissione forzata sull’acuto e per le mezze voci stimbrate. In Suor Angelica è Ermonela Jaho a prendersi tutta la scena – Michaela Schuster (la zia Principessa) si accontenta di farle da spalla – con il suo allucinato ritratto di una solitudine, in cui si intuisce un grande lavoro di scavo registico. E come sempre è Schicchi a farla da padrone sulla nuvola dei parenti litigiosi di Buoso, soprattutto quando c’è un interprete come Ambrogio Maestri, portatore sano di una sapienza teatrale antica che tiene in pugno il pubblico con un oliato repertorio di gag che funzionano in ogni latitudine. Ma andranno elogiati anche la freschezza della coppia di giovani innamorati di Rosa Feola (Lauretta) e Pavol Breslik (Rinuccio). Ovazioni per tutti, ma soprattutto per un direttore di razza e dall’infallibile senso teatrale come Kirill Petrenko, pucciniano di lusso e trionfatore della serata. Non risparmia nessuno dei colpi bassi messi in campo da Puccini (ma saggiamente dosa lo zucchero nel finale di Suor Angelica con un effetto emotivamente anche più intenso) e si prende anche il lusso di esaltare gli aspetti più innovativi della straordinaria tavolozza orchestrale del lucchese. Inesorabile il ritmo impresso all’orchestra nel Gianni Schicchi che improvvisamente frena per aprire degli squarci così nostalgicamente lirici dedicati a quella Firenze che sta sullo sfondo. Straordinaria la direzione ma straordinaria anche l’Orchestra di Stato Bavarese che realizza compiutamente la volontà di Petrenko, regalando generosa sonorità sfarzose. Sala completa, ovazioni, tutti in piedi.

 

 

 

 

 

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