Un viaggio nel cosmo sonoro del Faust di Schumann 

All’Opera di Amburgo Kent Nagano e Achim Freyer di nuovo insieme per le Scene del Faust di Goethe

Szenen aus Goethes Faust (Scene dal Faust di Goethe), Foto di Monica Ritterhaus  
Szenen aus Goethes Faust (Scene dal Faust di Goethe) , Foto di Monica Ritterhaus 
Recensione
classica
Amburgo, Opernhaus
Szenen aus Goethes Faust (Scene dal Faust di Goethe)
28 Ottobre 2018 - 17 Novembre 2018

Dopo la drammatica scena nel duomo e il precipitare degli eventi con il matricidio di Margherita e la morte in duello del fratello Valentin per mano di Faust, il paesaggio cambia completamente. Siamo in un luogo ameno nel quale Faust, rasserenato, si risveglia immerso nella natura che, come lui, si risveglia con il sorgere del sole. A quella natura Faust volge lo sguardo ammirato e dedica il proprio canto: “Alla luce del mattino il mondo si rivela, si risveglia il suono della vita nella foresta, la nebbia si solleva fuori e dentro la valle … germogliano rami e fronde … tutto si fa Paradiso intorno a me”. E l’uomo, rigenerato, prende coscienza della nuova missione, più elevata, che lo attende. Quello sguardo sospeso sulla natura è lo stesso di quel viandante vestito di nero, di cui non vediamo il volto, che ammira un mare di nuvole dall’alto di una cima nel celebre dipinto di Caspar David Friedrich, che si può vedere a poche centinaia di metri dall’Opernhaus di Amburgo, il luogo che accoglie il nuovo allestimento delle Scene del Faust di Goethe di Robert Schumann a firma di Kent Nagano e Achim Freyer, di nuovo insieme dopo il Parsifal inaugurale della scorsa stagione. 

È quel comune sentire che sembra volerci raccontare Achim Freyer ponendo la sagoma del viandante di Friedrich al centro dell’universo scenico costruito per dare una forma spettacolare a un lavoro, quello di Schumann, che, nella successione di scene slegate (e in una terza parte che abbandona qualsiasi modalità narrativa per sfociare nell’astrattismo della riflessione filosofica), nella rarefatta definizione dei personaggi ai limiti del simbolico e nella densità sinfonica e corale, rifiuta convenzioni teatrali e codici rappresentativi tradizionali. Né opera né sinfonia, dunque, che Freyer risolve teatralizzando la forma concertante con la sua più tipica levità concettuale di ispirazione sempre più fresca malgrado i quasi 85 anni. Orchestra e coro occupano il fondo della scena (l’extra-terreno), separati da proscenio e sala (il terreno) da un grande sipario semitrasparente sul quale si dipana l’estro pittorico dell’artista attraverso immagini proiettate. Alla sostanziale staticità dell’extra-terreno, fa da contrasto il movimento pressoché continuo di oggetti fluttuanti attorno al perno centrale del Faust viandante, come tracce visive che rimandano a vicende e personaggi del poema drammatico di Goethe. 

Se la cosmogonia drammaturgica freyeriana costringe (e giustifica) la gran parte dei solisti al tradizionale immobilismo da concerto accanto al podio direttoriale, non è così per i due soli “umani”, Margherita, la brava Christina Gansch, e Faust (che post-mortem si smaterializza nel Pater Seraphicus e Dr. Marianus della scena in cielo del finale), un superlativo Christian Gerhaher, capace di coniugare la sua straordinaria arte di raffinatissimo liederista con una prova attoriale di misurata drammaticità pur nella spersonalizzante disciplina attoriale brechtiana di Freyer. Davvero da manuale dell’interpretazione i due grandi monologhi che Schumann dedica al suo protagonista nel risveglio della natura e nell’attimo che precede la morte. Della schiera degli altri interpreti, nel complesso tutti di ottimo livello, spiccano in particolare Franz-Josef Selig, un Mephisto pensoso e profondo che ha già i toni del Pater Profundo del finale, e Norbert Ernst, un Ariel vibrante. 

 

Simmetricamente di spalle al Faust viandante, spetta a Kent Nagano far scoprire il cosmo del Faust schumanniano fatto di suoni puri e bellissimi. Nagano è una guida perfetta e sicura in questa grande avventura faustiana, che parte dalle tensioni infernali delle passioni umane e raggiunge la serena fissità degli spazi siderei attraversando le bellezze della natura. Lo fa grazie alla sua prodigiosa Orchestra Filarmonica di Amburgo e al magnifico coro dell’Opera di Stato di Amburgo preparato dalla grande sapienza musicale di Eberhard Friedrich

Sala non proprio gremita nell’ultima delle sette recite del cartellone ma accoglienza entusiastica, con meritate ovazioni a Gerhaher e Nagano. 

 

 

 

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