Se Laclos si esprime con la lingua di Vivaldi 

Tappa a Rotterdam della produzione itinerante di Dangerous Liaisons un’opera nuova con testo di Stefano Simone Pintor e Serge van Veggel e musiche di Vanni Moretto e Antonio Vivaldi.

Dangerous Liaisons 
Dangerous Liaisons 
Recensione
classica
Schouwburg di Rotterdam
Dangerous Liaisons 
16 Gennaio 2019 - 16 Marzo 2019

Quante opere ha composto Vivaldi? Lui sosteneva 94. Se determinare un numero verosimile è complesso, si può senz’altro aggiungerne una, decisamente postuma. Si tratta di Dangerous Liaisons, un pasticcio (in senso tecnico), prodotto dall’intraprendente Opera2Day, organizzazione operistica con sede a l’Aja, che da 12 anni investe in progetti operistici dal taglio insolito e va a cercarsi il pubblico lontano dai circuiti consolidati. Tenuto a battesimo nello scorso gennaio a l’Aja, Dangerous Liaisons è una delle produzioni più ambiziose di Opera2Day con 26 date, praticamente tutte esaurite, fino al 16 marzo. 

Il lavoro parte dall’avvincente plot del romanzo epistolare di Choderlos de Laclos, che forma la base del libretto firmato a quattro mani da Stefano Simone Pintor e Serge van Veggel scritto con un linguaggio aggiornato ma sostanzialmente fedele a modelli classici, che perde di organicità nel precipitare degli eventi che portano il crudele gioco di seduzione fra la marchesa di Merteuil e il visconte Valmont al tragico epilogo. In stretta analogia anche la musica di Vanni Moretto, che incastona una serie di arie di Antonio Vivaldi, molte notissime, in una sorta di recitativo libero che via via si scioglie dalla stretta imitazione vivaldiana in forme più libere e dissonanti quando anche il canto lascia spazio al parlato del doloroso monologo finale della marchesa, trionfatrice sconfitta. 

 

Lo spettacolo senza troppe sorprese ma spigliato e agile è firmato dallo stesso Serge van Veggel e ha le scene di Herbert Janse e i costumi di Mirjam Pater, che propongono un Settecento rivisto con le lenti di oggi. La trama scenica segue una traiettoria lineare e solo nel finale strizza l’occhio a un decostruttivismo drammaturgico ispirato dalla tensione pre-rivoluzionaria della servitù. Come in un musical d’epoca, molto curata è anche la direzione scenica del composito cast, fatto di cantanti e attori oltre a numerosi figuranti. Meno felice è invece la resa vocale, piuttosto disuguale nel complesso, del giovane quintetto canoro. Molto riuscita è soprattutto la prova di Barbara Kozelj, una trepidante Tourvel, cui il copione riserva la scelta delle arie più espressive e più belle dell’infinito catalogo vivaldiano. Una nota di freschezza portano Stefanie True, una civettuola Cécile, e Maayan Licht, un vocalmente acrobatico Danceny dall’estensione acuta davvero sorprendente. Meno convincenti invece le prove dei due “villain” Candida Guida e Yosemeh Adjei, vocalmente poco brillanti e spesso impacciati sulla tecnica ma disinvolti sulla scena come attori consumati. La Netherlands Bach Societyfornisce un accompagnamento musicale di ottimo livello tanto negli originali vivaldiani quanto nella nuova musica, guidata con grande vigore e qualche vivaldiana spericolatezza da Hernán Schvartzman

Sala gremita nella tappa allo Schouwburg di Rotterdam. Caldi applausi. 

 

 

 

 

 

 

 

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

L’Otello di Gioachino Rossini nell’allestimento di Damiano Michieletto apre la stagione dell’Oper Frankfurt

classica

Una coincidenza porta l’opera di Alessandro Melani a Pisa a pochi giorni di distanza dalle rappresentazioni di Roma, dopo 350 anni

classica

Riuscitissimo recupero dell’opera di André Grétry nella prima produzione propria dell’Opéra Royal di Versailles