Salomone in veste da camera a Bologna

Il Bologna Festival inaugura la sua 38ª edizione con il grandioso oratorio händeliano Solomon in versione temperata

Salomone Haendel (foto di Roberto Serra)
Foto di Roberto Serra
Recensione
classica
Bologna, Auditorium Manzoni
Salomone
20 Marzo 2019

«Quanto è grande Re Salomone! Quanto è buono Re Salomone!». L’anonimo libretto inglese dell’oratorio Solomon è un’eulogia continua, pagina dopo pagina, che Händel ha rivestito da par suo con 150 minuti di musica eufonica, celebrativa, rasserenante, da cui emerge per varietà narrativa un unico elemento drammatico: quello rievocante l’episodio biblico delle due meretrici che si contendono l’infante. Brevissimi recitativi, tante e lunghe arie (per soprano, contralto, tenore), spesso virtuosistiche, qualche duetto, numerosi cori festosi e possenti, celebrativi della magnanimità del regnante (è un oratorio più politico che religioso), costruiti secondo la pratica grandiosa del doppio coro.

Nel catalogo händeliano, questa partitura tardiva (1749) è insomma una sorta di “Sinfonia dei Mille”, che vanta due secoli e mezzo di tradizione esecutiva monumentale, con grande orchestra e imponenti masse corali. All’inaugurazione del Bologna Festival 2019, la Kölner Akademie diretta da Michael Alexander Willens ne offre invece una lettura cameristica: e nei toni, ancor più che nel numero oggettivo degli esecutori (una quarantina in tutto, fra coristi e strumentisti).

Sin dall’ouverture la scelta è chiara: nessuna magniloquenza, ma suono dimesso, trattenuto, mai graffiante e così per la quasi totalità dei numeri musicali che seguono. Piuttosto che in una ricarica di adrenalina, l’esperienza d’ascolto si tramuta così in una operazione di distensione, quasi catartica, grazie anche alla morbidezza estrema degli strumenti antichi, cui va riconosciuta una rara precisione nell’emissione di suono, sempre intonato e pulito, fra gli archi così come fra i legni e gli ottoni.

In linea con tale lettura era la scelta dei solisti, a cominciare dal mezzosoprano Marian Dijkhuizen, che tratteggia un Salomone in odore di santità più che eroicamente regale. Hanna Herfurtner è sua consorte dalla voce tenue e cristallina; Bethany Seymour una Regina di Saba più corposa; Mark Heines un sommo sacerdote tenorilmente svettante.

Pubblico numeroso ma non straripante, scemato in parte durante l’intervallo.

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