Quando il Giudizio Universale diventa un gioco sonoro

Tra elettronica, ironia e giovani talenti, l’apocalisse in chiave buffa di Claudio Ambrosini torna al Teatro Goldoni di Venezia a trent’anni dal debutto

SN

18 marzo 2026 • 3 minuti di lettura

Il giudizio universale (Foto Zhang Zhi Bo)
Il giudizio universale (Foto Zhang Zhi Bo)

Venezia, Teatro Goldoni

Il giudizio universale

16/03/2026 - 17/03/2026

Come già L’Adelaide di Sartorio vista qualche settimana fa, L’allestimento de Il giudizio universale di Claudio Ambrosini, andato in scena al Teatro Goldoni di Venezia, si inserisce in un articolato progetto internazionale dal titolo “Musical Theatre and New Technologies”, promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Fulcro anche di questa iniziativa è stato il Conservatorio veneziano affiancato in questa nuova impresa dall’Accademia di Belle Arti di Venezia, dall’Accademia del Teatro alla Scala e dall’Accademia di Arte Drammatica Silvio D’Amico. Il progetto, oltre alla dimensione performativa, ha avuto un marcato carattere didattico, fondato sulla trasmissione diretta delle competenze tra generazioni artistiche: un laboratorio vivo in cui esperienza e formazione si intrecciano.

L’opera buffa in un atto di Ambrosini, ripresa a trent’anni dal debutto a Città di Castello, si sviluppa in un non-luogo sospeso, dove un Dio capriccioso e annoiato rinuncia al tradizionale giudizio individuale delle anime per affidarsi a una sfida tra un angelo e un diavolo: chi vince si piglia tutte le anime. I due contendenti dovranno creare un suono assoluto, inaudito, capace di racchiudere ogni contraddizione del mondo. Il paradosso drammaturgico si traduce in una proliferazione di invenzioni sonore: suoni che respirano, che piovono e nevicano, che incarnano concetti astratti come il Tempo o il Peccato. Dio decreta la vittoria ai punti del diavolo, ma l’intervento in voce di Lucifero nel finale ribalterà l’esito della contesa con una buona dose di ironia e intelligenza teatrale.

Dal punto di vista musicale, l’organico – attore, due cantanti, ensemble ed elettronica – riflette la tipica scrittura di Ambrosini, sospesa tra sperimentazione e teatralità. La produzione veneziana stabilisce una significativa continuità con la prima esecuzione del 1996, grazie alla presenza degli interpreti storici come tutor: l’Ex Novo Ensemble, Alvise Vidolin per l’elettronica e Gigi Proietti che presta la voce a Lucifero grazie al lavoro di restauro del nastro originale da parte degli stessi studenti del Conservatorio veneziano. Un passaggio di testimone che ha conferito una patente di autenticità e profondità al lavoro dei giovani coinvolti in questa produzione.

Notevolissimo il risultato ottenuto soprattutto dall’Orchestra dei Suoni Inauditi, composta dagli studenti del Conservatorio, accuratamente preparata e guidata con precisione e sensibilità da Filippo Perocco. La componente elettronica, curata da Alvise Vidolin con Paolo Zavagna e Davide Tedesco, si è integrata perfettamente con l’ensemble strumentale, creando una spazializzazione acustica di natura dinamica e immersiva. Sul piano vocale, la compagnia si è dimostrata all’altezza delle complesse richieste della partitura. Maria Eleonora Caminada (Diavolo) e Paolo Mascari (Angelo) hanno affrontato con agilità la scrittura virtuosistica e i giochi linguistici del libretto, mentre l’attore Luca Carbone ha dato corpo a un Dio annoiato con un tocco ironico e distante. La presenza della voce registrata di Gigi Proietti per Lucifero nel finale, legame storico a parte, ha assunto il valore di un tributo alla memoria di un grande attore.

L’allestimento firmato da Bepi Morassi per la regia ha una certa essenziale eleganza, come la scena fissa firmata da Matteo Corsi animata dalle luci cangianti firmate dagli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Venezia come anche i fantasiosi costumi.

Alla seconda recita, il pubblico del Teatro Goldoni si è presentato numeroso e partecipe, tributando applausi calorosi a un allestimento che coniuga intelligenza, formazione e spettacolo.