Pelléas e Mélisande nella foresta

Al Vicenza Opera Festival presentata l’opera di Claude Debussy con la Iván Fischer Opera Company e la Budapest Festival Orchestra

Pelléas et Mélisande (toto Vicenza Colorfoto)
Pelléas et Mélisande (toto Vicenza Colorfoto)
Recensione
classica
Vicenza, Teatro Olimpico – Vicenza Opera Festival
Pelléas et Mélisande
26 Ottobre 2023 - 29 Ottobre 2023

Un groviglio di spessi rami e anfratti erbosi ricopre lo spazio dell’orchestra ai piedi della vasta cavea per il pubblico nello spazio classicheggiante del palladiano Teatro Olimpico di Vicenza. È la foresta “oscura, impenetrabile, insidiosa e misteriosa”, per Iván Fischer simbolo dell’anima umana, che fa da cornice a Pelléas et Mélisande, il titolo scelto da Budapest Festival Orchestra e Iván Fischer Opera Company per l’annuale tappa al Vicenza Opera Festival, iniziativa nata nel 2008 da un’idea del direttore d’orchestra ungherese con il supporto della Società del Quartetto della città veneta. Se la formula non cambia o almeno cambia poco, cambia invece l’assetto produttivo: da quest’anno infatti si aggiunge la partnership del Festival dei Due Mondi, che ha presentato nello scorso giugno per un paio di recite al Teatro Nuovo di Spoleto questo spettacolo nato al Müpa di Budapest.

Nel trasloco vicentino lo spettacolo ci guadagna in spazi meno angusti rispetto a quelli di Spoleto a tutto beneficio di una maggiore agilità nei movimenti scenici ma anche di un più equilibrato rapporto fra orchestra e voci. I cantanti infatti si muovono attraverso gli immaginari sentieri fra i leggii degli orchestrali nella simbolica foresta ricreata dallo scenografo Andrea Tocchio. A orchestrare lo spettacolo c’è, ovviamente, anche per questo nuovo Debussy Iván Fischer, in solitaria sul podio e in condivisione con il fedele Marco Gandini per il progetto registico. È apprezzabile l’idea di superare la rigida separazione fra palcoscenico e buca (funzionale comunque al requisito di portabilità del progetto anche in spazi non necessariamente teatrali). Resta però una certa farraggine nei movimenti degli interpreti, costretti a divincolarsi fra il fitto dei rami e gli orchestrali, e i movimenti di quattro montacarichi sul fondo per suggerire i diversi ambienti. L’impianto complessivo sa comunque di vecchio teatro, per l’approssimativa direzione attorale ma soprattutto per i datati e scomodi costumi di gusto goffamente preraffaelita disegnati da Anna Biagiotti, appena più sobri nel bianco virginale della coppia del titolo.

Pelléas et Mélisande (toto Vicenza Colorfoto)
Pelléas et Mélisande (toto Vicenza Colorfoto)

Convince decisamente di più l’Iván Fischer direttore d’orchestra, specie quando guida un’ensemble dalle qualità musicali davvero notevoli come la sua Budapest Festival Orchestra, che si conferma ottimo complesso orchestrale anche in questa prova. Se un appunto si può fare, è soprattutto sul gusto, piuttosto estraneo alle diafane trasparenze della scrittura debussyana. Quello di Fischer, al contrario, è un Debussy dal suono spesso muscolare, quasi wagneriano in alcuni passaggi, che rivelano legami, certamente non del tutto infondati, fra il Pelléas e il giardino incantato del Parsifal. Chi si adegua maggiormente a questa lettura sanguigna è il Golaud dall’enfasi quasi verista di Tassis Christoyannis. Più fedele a una lettura tradizionale è invece la Mélisande di Patricia Petibon, interprete espressiva ed efficace anche sul piano vocale. Convince invece meno il Pelléas di Bernhard Richter, il cui chiaro timbro tenorile attenua la crepuscolare malinconia del personaggio, che soffre anche di una certa fissità espressiva del cantante. Completano il cast il tenebroso Arkel di Franz-Josef Selig, che sostituisce il previsto Nicolas Testé, la Geneviève ben cesellata dalla veterana Yvonne Naef, il medico di carattere di Peter Harvey, e l’Yniold del Oliver Michael, giovanissimo ma dalla voce già sicura e di notevole spigliatezza in scena.

Cavea del Teatro Olimpico affollata alla prima. Caldi applausi.

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