Neoprimitivi verso il futuro

Dal vivo a Torino, la band romana supera ogni aspettativa

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20 marzo 2026 • 2 minuti di lettura

Neoprimitivi
Neoprimitivi

Torino, Spazio 211

Neoprimitivi

19/03/2026 - 19/03/2026

Romani, giovanissimi, due album in meno di un anno e la straordinaria capacità di spaziare con nonchalance su stili completamente diversi: i Neoprimitivi sono già mitizzati, e un riscontro dal vivo si imponeva per verificare la sostanza di questo gruppo fuori dal comune.

Il risultato, diciamolo pure senza esitazioni, ha addirittura superato le attese.

Lo show della band, ieri sera ridotta a quintetto, è una rappresentazione dell’epopea psichedelica in tutte le sue forme, e convince appieno sotto tutti i punti di vista. Le divergenze formali tra il primo e il secondo album (più “kraut” e lisergico il primo, più funk-jazz, con puntate nell’immaginario cinematografico italiano anni ’70, il secondo), si fondono in un’unica suite dai colori cangianti nell’ora e mezza in cui si sviluppa il concerto.

Già il set allestito sul palco lascia presagire sviluppi imprevedibili: oltre alla strumentazione tradizionale di chitarra, basso e batteria, e due postazioni dedicate all’effettistica elettronica, fanno la loro comparsa anche un sax, un clarinetto, una fisarmonica e un theremin. I membri della band si scambieranno spesso e volentieri i ruoli, alternandosi ai vari strumenti con incredibile naturalezza.

E cosa succede, quindi, quando la musica prende il volo? Davvero di tutto. Ad esempio, che il tema ben noto di “Roadrunner” di Jonathan Richman diventi in apertura il pretesto per un inviluppo psichedelico degno dei Jefferson Airplane. Oppure che predomini un mood funky degno di Sly Stone o dei Parliament. Oppure che il beat marziale di matrice krauta domini indisturbato per minuti infiniti. Oppure che l’atmosfera si faccia d’un tratto desolata e scarna, con un sapore mitteleuropeo alla Tuxedomoon.

Oppure che la ritmica prenda improvvisamente un andamento reggae e il sound echeggi di dub astratto. Oppure, e infine, poiché siamo arrivati ai bis, torni in pista il riff di inizio concerto, ma questa volta in formato stoner-metal, sempre col fantasma di Jonathan Richman a supervisionare il tutto.

Un’esperienza davvero oltre ogni aspettativa; se questi ventenni già adesso mostrano un mestiere e una passione così sconfinati, possiamo prevedere per loro un futuro di successo totale. E, anche in questo caso, senza porsi limiti di sorta.