Mozart K 482 e Strauss Alpensinfonie
Con Emanuel Ax e Semyon Bichkov, un concerto godibile dalla prima all’ultima nota
25 maggio 2026 • 3 minuti di lettura
Parco della Musica di Roma, Sala Santa Cecilia
Emanuel Ax e Semyon Bychkov
21/05/2026 - 23/05/2026Due interpreti illustri, il pianista Emanuel Ax e il direttore Semyon Bychkov, e un programma che anziché seguire un unico filo conduttore sembra nascere da singole scelte di pianista e direttore. Cosa può accomunare il Concerto K 482 per pianoforte e orchestra di Mozart alla Alpensinfonie di Richard Strauss? Ciò detto, anche se l’unità tematica è ormai sempre più ricorrente nei programmi da concerto, non è certo un obbligo.
Riguardo al concerto mozartiano in mi bemolle maggiore, scorrendo l’albo non sono molte le esecuzioni nelle stagioni dell’Accademia di Santa Cecilia. Nell’arco di un secolo una decina di volte, sempre con pianisti di grande rilievo, da Ferruccio Busoni nel 1921, passando per Edwin Fischer e Alicha de Larrocha, arrivando infine ad Alexander Lonquich una decina di anni fa. Emanuel Ax, americano di formazione, ha alle spalle una grande carriera solistica e cameristica internazionale e un’attività discografica di primissimo piano. Nella sua interpretazione la maestosità dell’attacco e la raffinatezza della frase d’esordio rendeva una sfaccettatura di intenzioni così diverse da esprimere la ricchezza e la teatralità di un concerto coevo alle Nozze di Figaro. Nella partitura, come personaggi di una commedia, gli strumenti a fiato si prendono spazio in un dialogo serrato nell’Allegro e poi di nuovo nell’Andante, con un tema di serenata dal carattere notturno vicino ad alcune scene delle già citate Nozze. Il gioco orchestrale di interventi singoli degli strumenti che si esprimono in dialogo con il pianoforte era condotto da Bychkov con direzione sapiente, e sottolineava la grazia suprema di una scrittura, quella mozartiana, che tutto osserva e che dall’alto sembra sorridere nell’esercizio di una superiore saggezza. Tanto più vero questo nel bellissimo Allegro finale in cui le divagazioni regolarmente riconducono al tema principale, con un ritorno ogni volta stupefacente che culmina infine in fioriture e trilli lunghissimi, dai quali con somma eleganza il solista prodigiosamente fa riemergere il tema iniziale. Suonando cadenze proprie Ax fino all’ultimo ha reso l’incanto di queste pagine di suprema bellezza. A grande richiesta il bis, il Notturno op.27 n.2 di Chopin, è stato una lezione di cantabilità, equilibrio e stile.
Un altro mondo si apriva nella seconda parte, l’orchestra quasi triplicata con più di 120 elementi iniziava la grande avventura straussiana della Alpensinfonie, dall’inizio notturno alla fine notturna, nell’idea programmatica la descrizione di 24 ore di straordinarie visioni, cambi atmosferici, stati d’animo disciolti nel paesaggio naturale. La sostanza di una musica dallo stile unico e inconfondibile che nel descrivere paesaggi ed eventi sottende significati ben più profondi, si esprime in una strumentazione sontuosa. Impasti timbrici i più vari, escursioni dinamiche con punte di sonorità estreme, strumenti inusuali per descrivere il vento e il tuono, effetti di strumenti a distanza. La resa dal vivo di tutto questo inondava l’ascoltatore fino a scuoterlo nel grande crescendo di incredibile potenza tellurica scatenato dal temporale; il gesto energico di Bychkov governava con padronanza e l’Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia ha generosamente corrisposto, risaltando in particolare l’impegno delle famiglie degli strumenti a fiato, questo si, unico punto di contatto con la partitura mozartiana. Oltre che dal pubblico, dall’orchestra un’ondata di entusiasmo ha salutato il direttore alla fine, suggellando i ringraziamenti per un concerto godibile dalla prima all’ultima nota.