Luisi alla Filarmonica della Scala, con Taverna al pianoforte

Due ottimi Richard Strauss diretti da Luisi e un funambolico Taverna per Liszt alla Scala

Fabio Luisi (foto Barbara Luisi)
Fabio Luisi (foto Barbara Luisi)
Recensione
classica
Orchestra Filarmonica della Scala Milano
20 Febbraio 2017

Fabio Luisi fa un gran bene alla Filarmonica della Scala. Ha diretto Don Juan e Ein Heldenleben di Richard Strauss con estrema eleganza, infondendo un'inconsueta energia all'organico scaligero che ha ben reagito alle sue sollecitazioni. Don Juan ha messo in risalto sonorità scure alternate ad abbandoni sentimentali controllatissimi, mentre l'altro brano, ben più complesso, ha offerto una variegata tavolozza dove spiccavano i precisi a solo del primo violino (Francesco de Angelis), i beffardi concertini dei fiati, pieni orchestrali compatti e trasparenti. Incastonato fra i due poemi sinfonici il Concerto n. 2 per pianoforte di Liszt con Alessandro Taverna splendido solista, che è riuscito a far emergere con perfetto equilibrio una insolita cantabilità dai magniloquenti funambulismi. Meritatamente applauditissimo al termine dell'esecuzione, il pianista – sempre in nome della cantabilità – ha suonato come bis la lisztiana Parafrasi di Rigoletto. Ottima l'accoglienza del pubblico a fine serata. Una nota dolente, perché chi era in palco ha potuto vedere un gran smanettare di telefonini in platea. Silenziosi sì, ma non comprovanti troppo interesse per la musica.

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