L’Orchestra Filarmonica della Scala a Rimini
Sul podio Riccardo Chailly in un programma dedicato alla musica russa
13 ottobre 2026 • 3 minuti di lettura
Teatro Galli, Rimini
Sagra Musicale Malatestiana
11/10/2026 - 11/10/2026Tra gli appuntamenti più attesi della Sagra Musicale Malatestiana di Rimini, alla sua 77esima edizione, il concerto dell’Orchestra Filarmonica della Scala guidata dal suo direttore principale, Riccardo Chailly: in programma la Quarta Sinfonia di Čajkovskij introdotta da due lavori giovanili di Rachmaninov.
Composto nel 1892, Aleko, di cui è stata eseguita la Suite orchestrale, presenta una straordinaria maturità compositiva: Rachmaninov appena diciannovenne scrisse questo atto unico, su libretto di Vladimir Nemirovič-Dančenko tratto dal poema Gli zingari di Aleksandr Puškin, come prova finale per il diploma di composizione al Conservatorio di Mosca, e proprio grazie ad esso venne subito consacrato come un grande compositore. L’anno successivo l’opera fu rappresentata al teatro Bol'šoj di Mosca e qualche mese dopo a Kiev sotto la bacchetta dello stesso Rachmaninov. La ricchezza timbrica e la varietà tematica della composizione rivelano l’influenza di Čajkovskij, che fu anche il primo sostenitore del giovane Sergej agli esordi di carriera.
Altro lavoro giovanile proposto nel concerto è stato La roccia, Fantasia per orchestra op. 7, composto nel 1893 e ispirato a due diverse fonti letterarie: l’omonima poesia del poeta romantico russo Michail Lermontov e il racconto In viaggio di Anton Čechov, che narrano lo stesso tema ma in modo rispettivamente metaforico e realistico. Brano di evidente descrittivismo, nella opposizione tra motivi gravi e pesanti dell’orchestra e temi leggeri e vivaci, la sua bellezza nasce anche dall’impiego di melodie folkloriche che Chailly ha reso con elegante elasticità ritmica e limpida cantabilità: l’interpretazione del direttore milanese è stata trascinante, ricca di colori e di inflessioni emotive, valorizzando in pieno questo repertorio che nella ricchezza dei timbri e nella bellezza delle melodie ha la sua cifra principale.
Nel secondo tempo del concerto la Quarta Sinfonia di Čajkovskij, composta nell’anno più tormentato della sua vita, il 1877, quando, a luglio, temendo che la propria omosessualità divenisse causa di emarginazione sociale, decise di sposare la sua ex-allieva Antonina Ivanovna Miljukova. Gli esiti del matrimonio furono disastrosi, perché Pëtr abbandonò la moglie dopo soli venti giorni e tentò il suicidio gettandosi nella Moskova. Risale a quei mesi l’inizio del carteggio con la baronessa Nadezda von Meck, che non conobbe ma di persona e che per quattordici anni lo sostenne spiritualmente ed economicamente.
Queste vicende biografiche influenzarono sicuramente il carattere drammatico della partitura, dedicata alla baronessa anche se non con esplicita menzione: dopo la fanfara degli ottoni che enunciano il “tema del fato”, come lo ebbe a chiamare il compositore in una lettera rivolta alla von Meck, il primo tema eseguito dai violini primi e dai violoncelli è apparso quasi sottovoce, malinconico e spento; il parossismo sonoro di diverse pagine ha lasciato spazio alla estenuazione, come in un organismo vivente in cui si alternano in vario modo forze contrastanti ed estreme. Impalpabile il pizzicato degli archi nel terzo tempo, contrapposto alla giocosità dei fiati; e velocità mozzafiato dei violini nel finale, dove dopo le variazioni su un canto popolare russo ricompare il drammatico e cupo “tema del fato”.
L’esecuzione è stata emozionante e coinvolgente, per varietà di accenti e di inflessioni agogiche, unita all’equilibrio sonoro tra le sezioni; per le curvature melodiche sempre varie che Chailly ha impresso ai temi e le escursioni dinamiche che hanno toccato gli estremi del pianissimo e del fortissimo. La morbidezza degli attacchi del suono negli archi, la loro omogeneità, e la bellezza timbrica dei fiati hanno poi permesso di esprimere nel modo migliore i valori musicali delle partiture. Pubblico entusiasta per un concerto memorabile, con un’ orchestra fantastica dove alcuni a fine esecuzione si sono abbracciati: vogliamo immaginare per la condivisione di una esperienza artistica ed umana così potente.