L’incantatrice che non incanta

All’Oper Frankfurt un nuovo allestimento di Čarodejka di Piotr Iľjič Čajkovskij con Asmik Grigorian protagonista

Čarodejka (Foto Barbara Aumüller)
Čarodejka (Foto Barbara Aumüller)
Recensione
classica
Francoforte sul Meno, Oper Frankfurt (Opernhaus)
Čarodejka
04 Dicembre 2022 - 08 Gennaio 2023

Čajkovskij era convinto si trattasse della sua opera migliore, eppure Čarodejka (l’incantatrice o, come si preferiva un tempo, la maliarda) non è mai davvero decollata nemmeno nei teatri russi dopo la prima al Mariinskij di San Pietroburgo nel novembre 1887. E nemmeno le riprese contemporanee – al San Carlo di Napoli nel 2017 e all’Opéra de Lyon nel 2019 per citare solo le due più recenti – sembrano destinate a rovesciare le sorti di questo lavoro. 

Non si può certo dire che il compositore mancasse di esperienza, poiché quest’opera si colloca fra i due capolavori riconosciuti Evgenij On’egin del 1879 e Pikovaja Dama del 1890 (per tacere del Mazeppa del 1883) e la mano si sente tutta. Non mancano però le debolezze, in primo luogo nella lunghezza eccessiva del lavoro (oltre tre ore di musica) che stempera la tensione drammatica, e anche in uno sviluppo drammaturgico poco compatto e privo di personaggi davvero credibili. Qualche perplessità fu già sollevata da amici e collaboratori sulla scelta del soggetto, una fosca tragedia di Ippolit Vasilʹevič Špažinskij, teatrante abile ma non certo della stessa pasta di Puškin, comunque degno dell’interesse di Čajkovskij, che vi intravvide l’opportunità di creare una tragedia popolare realistica. Fra i critici, la celebre cantante Emilja Pavloskaja manifestò apertamente al compositore più di una perplessità sulla solidità dei personaggi a cominciare dalla protagonista: “Una donna libera che incanta con quali mezzi? Con dei bei discorsi, con i suoi costumi? Cosa significa? Parla con dolcezza, cercando di piacere a tutti. È coraggiosa, ma ha paura del vecchio principe. Poi c’è quella principessa, una matrona dai capelli grigi con un figlio adulto che è così innamorata da non conoscere nulla se non la sua gelosia. E quel vecchio principe che è il rivale di suo figlio ...”

Vero è che non è del tutto chiaro, a meno di pensar male, cosa faccia perdere la testa al principe Nikita Danilyč Kurljatev per la bella Nastas’ja detta Kuma, padrona della locanda a Nižnij Novgorod in riva all’Oka, che sembra dapprima essere compiacente al punto da scatenare la furibonda gelosia della principessa Evpraksija Romanovna e il desiderio di vendetta del figlio Jurij, di cui la locandiera è innamorata senza speranza. A soffiare sul fuoco è il sinistro diacono Mamyrov per desiderio di rivalsa sul principe. La situazione precipita quando anche Jurij perde la testa per Kuma, che muore avvelenata dalla principessa mentre il principe fa strage dei familiari prima di impazzire.

A rovesciare le sorti di un lavoro complicato non basta sicuramente un’interprete brava e carismatica come il soprano Asmik Grigorian, che è l’incantatrice del titolo nel nuovo allestimento andato in scena all’Oper Frankfurt. La linea vocale è sicura ma l’interprete non si impone come in altre occasioni, nemmeno nel ritratto di una donna moderna ed emancipata (è una gallerista) dopo un matrimonio sfortunato, come da video nel preludio strumentale, con un uomo violento negli abiti contemporanei che le cuce addosso il regista Vasily Barkhatov. La Russia del XV secolo del libretto lascia posto alla Russia contemporanea nelle scenografie di Christian Schmidt e nei costumi di Kirsten Dephoff, in cui si contrappongono lo spirito libertario di Nastas’ja (il suo loft/galleria è abitata da un popolo queer) e l’establishment di un moderno boiardo di Stato, scelleratamente alleato alla Chiesa, in un comfort borghese fra le icone della Russia profonda e outfit alla moda occidentale. L’attualizzazione rimane tuttavia di superficie e non risolve le debolezze drammaturgiche alla base del lavoro, né funziona troppo la scansione cinematografica data all’allestimento con frequenti calate di sipario per marcare il passaggio dal loft di Nastas’ja all’appartamento borghese del principe (e viceversa) che finiscono per frammentare ulteriormente l’azione.

La direzione attoriale è anche piuttosto approssimativa e sembra contare piuttosto sulle qualità dei singoli interpreti. A parte Asmik Grigorian, di cui colpisce anche in questo caso la padronanza della scena, se la cavano piuttosto bene Iain MacNeil, un principe ben caratterizzato sul piano scenico che vocale, Elena Manistina, una principessa fin troppo sanguigna anche a scapito di una prova vocale non sempre equilibrata, e Frederic Jost, sinistro Mamyrov che impersona anche lo stregone Kud’ma come in una coalizione delle forze del male. Più debole invece la prova di Alexander Mikhailov,Jurij, voce interessante che come personaggio emerge solo nel finale. Fra i ruoli minori, ottima la prova di Nombulelo Yende, Polja di accattivante freschezza e di mezzi promettenti. Buona anche la prova del Coro dell’Oper Frankfurtpreparato da Tilman Michael.

Dalla buca il direttore Valentin Uryupin assicura una navigazione affidabile fra fiammate di passione, soprattutto negli ultimi atti, e melodie folcloristiche alla guida della Frankfurter Opern- und Museumsorchester.

Pubblico folto. Applausi calorosi.

 

 

 

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