La filosofia imperfetta dell'IPod

"Echo Echo Mirror House " di Anthony Braxton sul palco del Metastasio di Prato

Foto Francesco Martinelli
Foto Francesco Martinelli
Recensione
jazz
Teatro Metastasio Prato
14 Ottobre 2012
Ma dove sta andando Anthony Braxton? Si esce dal Metastasio di Prato - che ci ha regalato questa succosa prima assoluta – non poco confusi dopo 75 minuti trascorsi dentro un tunnel sonoro saturo, senza vie di fuga, con poche luci. Nell’incontro pomeridiano al Ridotto del teatro il sassofonista e compositore americano parla più di filosofia che di musica. Esalta le grandi possibilità creativo-comunicative delle nuove tecnologie come la libera interazione con i musicisti/allievi rispetto alla sua visione programmatica. Ma sul palco, la sera, questi piani risultano profondamente disgregati in un’anarchia sonora che ammucchia i suoni in un angolo senza fornire possibilità di lettura. Le opere di Braxton negli anni, pur dentro una logica di complessa stratificazione, hanno sempre trasmesso, in un rigore etico-estetico, un’idea, una strada, un piacere inquieto nell’ascolto. “Echo Echo Mirror House” suona allora come un regresso. L’uso degli iPod come memoria storica – nella loro casuale riproposizione di musiche dello stesso Braxton - è un’idea fascinosa quanto sprecata se giocata all’interno di una trama sonora abbondantemente claustrofobica. Le partiture su pagine trasparenti per poter leggere contemporaneamente più tracce, più un rito che spazio creativo. Il ruolo di Taylor Ho Bynum risulta subito evidente, non solo per le sue eccellenti capacità espressive, ma anche nel direzionare alcuni cambi di scenario sonoro. Sugli altri rimane poco da dire se non che trasformano indeterminazione e casualità da potenziali criteri compositivi a vuoto parossismo. Braxton si mostra in buona forma, quando imbraccia le ance disegna gli unici lampi di luce della serata. Ma la sua casa degli specchi va smontata, riprogettata. Anche con qualche silenzio.[br/][br/] [a href='http://www.giornaledellamusica.it/blog/?b=316']Leggi anche la recensione del concerto di Braxton alla Biennale, dal blog di Enrico Bettinello[/a] [a href='http://www.giornaledellamusica.it/rol/?id=4072']Leggi anche la recensione del concerto di Braxton al festival Aperto di Reggio Emilia, di Alessandro Rigolli[/a]

Interpreti: Anthony Braxton - sax alto, soprano, sopranino, clarinetto contrabbasso; Taylor Ho Bynum - cornetta, flicorno, piccolo, tromba bassa, trombone sordine, conchiglie; Ingrid Laubrock - sax tenore; James Fei - sax soprano e contralto, clarinetto basso; Mary Halvorson - chitarra elettrica; Erica Dicker - violino.

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