Jakub, re di Karlsruhe 

A Karlsruhe apertura festosa del Festival Händel con Tolomeo re d’Egitto con Jakub Józef Orliński protagonista 

Tolomeo, Re d’Egitto (Foto Falk von Trauenberg)
Tolomeo, Re d’Egitto (Foto Falk von Trauenberg)
Recensione
classica
Karlsruhe, Badisches Staatstheater
Tolomeo, Re d’Egitto
14 Febbraio 2020 - 25 Febbraio 2020

Apre con un titolo desueto del catalogo händeliano l’edizione numero 43 del Festival Händel di Karlsruhe. Si tratta del Tolomeo re d’Egitto, rappresentata per la prima volta nel 1728 alla londinese Royal Academy of Music, destinata a chiudere subito dopo per il tracollo finanziario causato in buona parte, si dice, dallo strapagato trio dei protagonisti, il Senesino e le due primedonne Faustina Bordoni e Francesca Cuzzoni, per l’ultima volta insieme sulla scena londinese. 

È un’opera insolita questo Tolomeo, che concentra in soli cinque personaggi le usuali geometrie degli affetti, trascurando quasi interamente la dimensione eroica in favore di una trama intimista e di sapore pastorale. La “grande storia” resta sullo sfondo ed è quella del turbolento Egitto tardo ellenistico, teatro della feroce lotta di potere fra il monarca legittimo Tolomeo IX (l’eponimo sovrano dell’opera) e l’intrigante madre Cleopatra III, che trama in favore dei figli minori, Alessandro nella fattispecie. L’intera vicenda si svolge invece a Cipro, l’isola nella quale Tolomeo trova rifugio per scampare a una congiura di palazzo montata dalla madre. Tolomeo vive nei boschi sotto le mentite spoglie del pastore Osmino ma attira le attenzioni di Elisa, sorella del re di Cipo Araspe, a sua volta attratto da Seleuce, la consorte di Tolomeo giunta sull’isola in traccia del marito. A complicare il quadro si aggiunge Alessandro, fratello minore di Tolomeo, che arriva naufrago sull’isola, anche lui alla ricerca del fratello, e folgorato all’istante dal fascino di Elisa. Sciolti tutti gli intrighi e dissolte le minacce degli intrecci perversi fra amore e potere, trionfa il lieto fine con Tolomeo e Seleuce finalmente ricongiunti e re-intronati dopo l’annuncio della morte in patria della madre Cleopatra. 

Protagonista indiscusso a Karlsruhe era Jakub Józef Orliński, molto atteso in questa prova: messe da parte le acrobazie non solo vocali grazie alle quali si è fatto conoscere, il giovane controtenore ha convinto tutti con una prova matura e musicalmente impeccabile. La sua interpretazione traduce in maniera plasticamente esemplare i moti dell’anima di Tolomeo, offrendone un ritratto a tutto tondo anche sul piano psicologo oltre che musicale. Molto toccante la sua “Stille amare” ma non meno riuscito era l’elegiaco duetto “Se il cor ti perde” che chiude il secondo atto in compagnia della sensibile Louise Kemény, palpitante Seleuce e partner ideale di re Jakub. Convincono pienamente anche le prove della coppia antagonista, cioè Eléonore Pancrazi, una vivacissima e autorevole Elisa, e Morgan Pearse, Araspe furioso di bel colore e peso vocale. Meno convincente l’Alessandro di Meili Li, che svela una fragilità vocale e una monotonia interpretativa molto evidente sulla distanza. 

Non si esagera a definire entusiasmante la prova direttoriale di Federico Maria Sardelli. L’intesa con i Deutsche Händel Solisten sembra ideale a giudicare dalla ricchezza coloristica, sempre perfettamente intonata agli umori elegiaci della partitura händeliana, e dalla dinamica trascinante (verrebbe da dire danzante) dei momenti più animati. 

Se si può parlare di teatro per questa produzione è soprattutto grazie al grande valore della prova musicale, giacché la dimensione scenica guidata (per così dire) da Benjamin Lazar si limita alla cura attoriale ed è il suo pregio maggiore. Lazar non prova nemmeno a inventarsi una drammaturgia convincente nello spazio unico disegnato da Adeline Caron e animato da proiezioni marine, intonate agli affetti musicali, di Yann Chapotel. Resta il dubbio che il regista francese, abbandonati gli esperimenti archeoteatrali degli esordi (come, tanto per restare a Karlsruhe, il suo Riccardo I di qualche stagione fa), stenti a trovare una modalità espressiva davvero convincente. Come dire, sotto il costume niente? A proposito, andrà detto che i costumi di Alain Blanchot danno piuttosto un’idea di improvvisazione sciatta e di scarsa coerenza estetica. 

Come sempre a Karlsruhe il Festival Händel è anche una grande festa di pubblico, che ha già assicurato il tutto esaurito per le cinque recite in programma. Festosissima l’accoglienza alla prima con ovazioni riservate a tutti gli interpreti, ma soprattutto a Orliński e Sardelli. Meno festosa quella al team registico, con qualche isolata ma sonora manifestazione di dissenso. Ripresa già annunciata nella prossima stagione. Georg

 

Friedrich Händel, Tolomeo re d’Egitto (“Stille amare”) 
Jakub Józef Orliński, controtenore 

 

 

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