Il Wagner superstar di Currentzis a Firenze
Teatro del Maggio stregato da Teodor Currentzis nella sintesi sinfonica del Ring
14 febbraio 2026 • 3 minuti di lettura
Firenze, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Teodor Currentzis – musicAeterna
13/02/2026 - 13/02/2026Non più di settantacinque minuti per un concentrato sinfonico dell’Anello: è quanto l’etichetta americana Telarc chiese a Lorin Maazel nel 1987, esecuzione registrata con i Berliner e che ha goduto di un certo numero di esecuzioni, contando sul fatto che un pubblico di “wagneriani sinfonici” c’è e c’è sempre stato. Anzi, a ben vedere, il mito di Wagner è nato proprio così, dalle versioni sinfoniche del Preludio e morte di Isotta, e, venendo al Ring, Cavalcata delle Valchirie, Mormorio della foresta, Viaggio di Sigfrido sul Reno, Morte e funerale di Sigfrido e via discorrendo. Ciò avveniva di necessità nell’Ottocento e primo Novecento, quando le orchestre capaci di affrontare il Ring così com’è, come Wort-Ton-Drama, erano pochissime; e anche oggi che pressoché tutte le orchestre di buon livello in tutto il mondo sono capaci di farlo, non devono essere pochi questi “wagneriani sinfonici” che preferiscono abbandonarsi al flusso fantastico e al fiume in piena dei motivi conduttori, senza pagare il pegno dei lunghi e lunghissimi declamati wagneriani - poetici sì ma spesso anche assai concettosi - che però, lo sappiamo, sono essenziali al pensiero che sta dietro al Ring.
In sostanza, si tratta di un’operazione in contrasto con le concezioni wagneriane, e che tuttavia si basa su prospettive che storicamente hanno alimentato il culto di Wagner. Tralasciando le questioni di principio, bene ha fatto il Teatro del Maggio, nel quadro di una politica volta a cercare suggestioni ed elementi di richiamo per un pubblico più vasto e diversificato, a cogliere l’occasione della tournée di Teodor Currentzis con la sua orchestra musicAeterna per questo mini-Ring, forse discutibile ma seducente, che ha riempito il teatro, e il cui grandioso trionfo finale, preceduto dall’assorta contemplazione dell’ascolto di tutta la sala, è stato sostenuto dai non pochi fans di questo direttore.
Un direttore di cui il GdM ha già seguito le gesta italiane, e di cui non possiamo che confermare il profondo e indubbio carisma, culminato a giudizio di chi scrive inun’esecuzione davvero trascinante, davvero bella, del Viaggio di Sigfrido sul Reno. Di nuovo, rispetto alle precedenti cronache, abbiamo da dire del sorprendente look rocchettaro in nero totale a braccia nude, che metteva in risalto il gioco plastico delle braccia e delle mani grazie a cui Currentzis comunica con un’orchestra che lo segue. Ma “lo segue” è un pallido riflesso della profonda interazione che sembra esistere fra il direttore greco-russo e la sua orchestra, e che produce sì il flusso fantastico di cui abbiamo parlato, ma anche un grande equilibrio fra le sezioni, nonché una deliziosa luminosità di dettaglio. Citiamo almeno un episodio in cui la qualità della trascrizione dalla parola al suono ci è sembrata, con tutte le nostre riserve di principio, particolarmente affascinante, come nell’episodio di Sigfrido con le figlie del Reno dal Crepuscolo. Con tutto ciò, in verità, abbiamo da esprimere delle riserve, legate in molti casi ad andamenti piuttosto lenti, come nell’alba sul Reno iniziale, in cui sembra contare prima di tutto una delibazione struggente della bellezza musicale; e l’idea, la sensazione, difficile ad esprimere, di un mettersi al centro del nesso fra direzione e partitura. Ma alla fine c’era un teatro appagato e osannante.