Il senso di Cage per il pianoforte
Per Festival Aperto Agnese Toniutti ha esplorato pagine pianistiche di John Cage e Tan Dun
24 ottobre 2026 • 3 minuti di lettura
Reggio Emila, Teatro Ariosto (Sala Verdi)
Agnese Toniutti – Open Cage
17/10/2026 - 17/10/2026Il Festival Aperto di Reggio Emilia ha ospitato la pianista Agnese Toniutti impegnata in un interessante concerto titolato "Open Cage", il cui programma era costruito intorno alla figura di John Cage e alle sue indagini estetico-acustiche dedicate al pianoforte. L’appuntamento – il primo dei quatto concerti della sezione "PianIstmi", pensata per esplorare i diversi pianismi contemporanei, differenziati per repertori, approcci, tecniche, retroterra storici, geografici e culturali – ha proposto brani quali Suite for Toy Piano (1948), una selezione da Sonatas and Interludes for prepared piano (1946-48), C-A-G-E Fingering for piano (1993) di Tan Dun e In a Landscape (1948).
Una sequenza di composizioni che ha delineato un percorso segnato da quattro diverse condizioni dello strumento: dal perimetro timbrico-armonico circoscritto e proprio del pianoforte giocattolo all’articolata mappa rumoristica del pianoforte preparato, dal corpo risonante esplorato direttamente sulla cordiera dell’omaggio rivolto a Cage da parte del compositore cinese per arrivare al pianoforte ricondotto a un uso che possiamo definire più tradizionale, attraverso una scrittura caratterizzata da un’apparentemente semplice linearità.
Un progetto, questo, coltivato da Toniutti da diversi anni e che prende spunto dal lavoro del compositore statunitense assunto come una sorta di osservatorio sul pianoforte e le sue frontiere espressive. Un carattere che pone al centro del percorso d’ascolto il passaggio da una modalità all’altra della natura e dell’uso dello strumento. Il timbro secco della Suite for Toy Piano ha introdotto una scala sonora naturalmente ridotta, nella quale la limitazione del mezzo diventa principio formale e costruttivo. La scrittura procede per figure essenziali e contrasti netti e proprio l’assenza della profondità dinamica – presente invece nel tradizionale pianoforte da concerto – obbliga l’interprete a ridefinire durata, accento e articolazione.
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Una indagine più ampia e approfondita è poi emersa dalla selezione dalle Sonatas and Interludes for prepared piano – di cui, peraltro, la stessa Toniutti ha inciso l’integrale nel 2023 (Neuma Records) – l’opera con la quale Cage ha consolidato lo sviluppo del pianoforte preparato. L’inserimento di materiali tra le corde – variegati elementi di metallo, plastica, gomma e così via, come ha illustrato la stessa pianista invitando il pubblico a curiosare all’interno dello strumento – modifica attacco, risonanza e altezza percepita, trasformando la tastiera in un insieme di identità sonore cangianti.
Ne deriva una pluralità che può evocare percussioni metalliche, legni, membrane o ancora sonorità prive di un riferimento timbrico immediatamente riconoscibile. La lettura di Toniutti ha posto in evidenza questa differenziazione attraverso un controllo del tocco funzionale alla leggibilità delle strutture e dei rapporti tra le risonanze e le diverse densità timbriche.
C-A-G-E Fingering for piano di Tan Dun – brano distante 45 anni dalle pagine di Cage qui proposte e composto un anno dopo la morte del maestro statunitense – ha introdotto una diversa forma di “preparazione”, affidata al contatto diretto con la cordiera. La dedica insita nel titolo rende esplicito il rapporto con il compositore americano, ma il brano non si limita a un pedissequo omaggio. Il pianoforte è trattato, in sostanza, come uno strumento a corde dove la tastiera limita quasi del tutto la sua funzione di controllo del suono: gesto, tocco, ma anche sfioramento, attrito e così via si spostano direttamente sulle corte e sulla gestione manuale e diretta della loro vibrazione.
Collocato dopo le pagine cageane, il pezzo ha mostrato la continuità storica di una ricerca che non identifica più il pianoforte con il solo meccanismo di controllo dei tasti. Dall’esecuzione è emersa, peraltro, anche una significativa e sostanziale differenza: dove Cage organizza un nuovo vocabolario attraverso una preparazione prescritta e predisposta, Tan Dun espone maggiormente l’azione dell’esecutore e il rapporto immediato fra gesto e risposta sonora.
In conclusione il programma è tornato da Cage proponendo In a Landscape, conducendo la dimensione di ascolto al carattere del pianoforte più tradizionale, vale a dire non preparato e suonato, appunto, sulla tastiera. La linea regolare, il registro disteso e il profilo contemplativo del brano richiedono uniformità e misura, caratteristiche che Toniutti ha valorizzato attraverso una conduzione attenta ed equilibrata del discorso musicale, basata sulla qualità del legato e sull’attenta gestione delle risonanze. Caratteristiche confermate anche dal brano fuori programma offerto dalla pianista sulla scorta dei calorosi applausi dell’attento pubblico presente: Dream, pagina composta sempre nel 1948 da Cage per una coreografia di Merce Cunningham e caratterizzato da note minimali e un uso di prolungate risonanze che evocano il gamelan balinese.