Il Mahler galvanizzante di Asher Fisch

Al Comunale di Bologna un’appassionate Seconda Sinfonia fra silenzi e indugi

Seconda Sinfonia di Mahler (Foto Andrea Ranzi - Studio Casaluci)
Seconda Sinfonia di Mahler (Foto Andrea Ranzi - Studio Casaluci)
Recensione
classica
Teatro Comunale di Bologna
Seconda Sinfonia di Mahler
14 Aprile 2019

Avrebbe dovuto essere un week-end di portata memorabile per il pubblico bolognese, data l’insolita concentrazione di eventi musicali straordinari annunciati in città nell’arco di 48 ore; ma dopo l’annullamento del concerto di Martha Argerich, attesa al Bologna Festival, e quello di Radu Lupu per Musica Insieme (tanto più preoccupante, trattandosi virtualmente di un tour d’addio), è rimasto solamente il concerto della Stagione Sinfonica al Teatro Comunale.

L’avverbio “solamente” è nondimeno quanto mai improprio, trattandosi del concerto clou dell’intera stagione, con in programma la Seconda Sinfonia di Gustav Mahler, fra le più ampie, estese e complesse dell’intero repertorio.

Da qualche tempo i concerti sono nuovamente programmati nella settecentesca sala del Bibiena, dopo quindici anni di dislocamento all’Auditorium Manzoni; e la camera acustica allestita in palcoscenico sortisce un ottimo effetto proprio con le grandi sonorità tardoromantiche. Nulla quindi di meglio che cento e più orchestrali e un’ottantina di coristi impegnati nei clangori mahleriani, ancor più contrastanti in tale contesto rispetto ai pianissimi impalpabili.

Fra i tanti meriti della direzione di Asher Fisch, sottolineiamo la capacità di farci assaporare fin i silenzi di quella musica, culmine di un caleidoscopio di sonorità che percorreva l’intera gamma sonora. Colori cangianti, fraseggi sempre vari e nitidi, giusto grado di passionalità nei momenti concitati. Ma ancor più apprezzabile è stata la calibratura dei tempi, con un gusto speciale per il rallentamento e l’indugio che sono parte integrante dell’estetica mahleriana.

Galvanizzata dal suo gesto trascinante, l’orchestra ha dato il meglio di sé, per precisione e compattezza sonora: il rapporto simbiotico instauratosi col direttore fa ben sperare anche per il secondo concerto e il “Fidelio” programmati in autunno. Pure il coro, dopo soli tre mesi di lavoro con il nuovo maestro Alberto Malazzi, si presenta in perfetta forma, particolarmente apprezzabile per intonazione e qualità di timbro nei tanti e difficili passi appena sussurrati.

Una menzione speciale al mezzosoprano Lioba Braun, già ammirata Erodiade nella recente “Salome”: nobiltà di accento, morbidezza di emissione e colore brunito della voce hanno reso i suoi interventi fra i momenti più alti dell’esecuzione. Più anonimo il soprano Charlotte-Anne Shipley, luminosa nelle frasi acute, ma di scarso peso in zona centrale.

Sala gremita in ogni ordine di posto e tributante un quarto d’ora di applausi entusiasti a fine concerto.

 

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