Il canto dell’arpa per le donne

Il Palazzetto Bru Zane celebra l’arpista e compositrice Henriette Renié in un concerto dedicato alla Giornata internazionale dei diritti delle donne

SN

11 marzo 2026 • 3 minuti di lettura

Concerto Henriette Renié  (Foto Matteo De Fina)
Concerto Henriette Renié (Foto Matteo De Fina)

Palazzetto Bru Zane Venezia

Concerto Henriette Renié

05/03/2026 - 05/03/2026

Scriveva il critico Adolphe Boschot nel 1936 che ciò che colpiva immediatamente nella personalità di Henriette Renié erano «l’entusiasmo, la forza trascinante e carismatica, la spontaneità di intenti nobili e generosi». E dell’allora celebrata arpista francese, profondamente stimata fra i musicisti per aver sempre anteposto il culto dell’arte a ogni interesse personale, si elogiavano il suo sincero amore per la musica, capace di trasmettere il proprio entusiasmo tanto nell’insegnamento quanto nella composizione.

In occasione della Giornata internazionale dei diritti delle donne, il Palazzetto Bru Zane ha rinnovato una tradizione ormai consolidata: dedicare un concerto alla riscoperta di figure di musiciste oggi dimenticate. Appuntamento non solo celebrativo, ma pienamente inserito nella missione scientifica e artistica dell’istituzione veneziana, da anni impegnata nel recupero di repertori e personalità rimasti ai margini della storia musicale. Protagonista dell’edizione di quest’anno è stata, dunque, l’arpista e compositrice francese Henriette Renié, figura di grande rilievo nel panorama musicale tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento.

Nata nel 1875, figlia di un cantante formatosi alla scuola di Rossini, Henriette Renié scoprì l’arpa da bambina, quando a soli cinque anni rimase folgorata da un concerto di Alphonse Hasselmans. Dopo gli studi al Conservatorio di Parigi – dove ottenne a soli undici anni il primo premio di arpa – intraprese una carriera brillante sia come virtuosa sia come compositrice. Il suo debutto ufficiale avvenne nel 1901 con il Concerto per arpa eseguito ai Concerts Lamoureux. Parallelamente svolse un’intensa attività didattica, formando arpisti di grande fama e lasciando anche un importante metodo per lo studio dello strumento. La sua produzione compositiva è quasi interamente dedicata all’arpa, strumento che contribuì in modo decisivo a valorizzare nel repertorio concertistico e cameristico.

Non sorprende dunque che l’arpa sia stata la vera protagonista del concerto veneziano interamente consacrato a composizioni di Renié. Intorno a questo strumento si è costruito un programma di pagine prevalentemente brevi, che hanno permesso di cogliere diverse sfaccettature della scrittura della compositrice e virtuosa dell’arpa: dall’intensità raccolta dell’Andante religioso per violoncello e arpa, al carattere narrativo e vividamente suggestivo della Légende per arpa sola, fino allo slancio brillante dello Scherzo-Fantaisie per violino e arpa e alla dimensione evocativa di Incantation, sorta di melologo nel quale l’arpa solista accompagna un testo poetico di Édouard Guinand, nel quale lo strumento si umanizza quasi per farsi autentico confidente di sofferenze, segreti e desideri più segreti del poeta: « Ô ma harpe, fidèle amie/ À qui mon cœur s’est dévoilé, / Où ma douleur s’est endormie, / Où mon bonheur s’est exhalé » e ancora « Que Dieu nous garde un même sort : Et que ma pauvre âme se brise, Quand mourra ton dernier accord ! ». A chiudere il programma è stato il lavoro di maggiore respiro della serata, il Trio per violino, violoncello e arpa, articolato in quattro movimenti di carattere piuttosto diverso, cioè l’ampio Allegro risoluto, lo Scherzo, l’Andante e il festoso Finale. In questa composizione emerge con chiarezza l’ambizione cameristica della compositrice: l’arpa non prevale né è impiegata come semplice colore timbrico, ma è motore armonico e partner a pieno titolo del dialogo strumentale con violino e violoncello, capace di sostenere l’architettura del discorso musicale con eleganza e naturalezza.

Interprete ideale di questo repertorio è stata la pluripremiata arpista Anaïs Gaudemard, protagonista di una prova di grande virtuosismo e sensibilità espressiva. Il suo suono luminoso e la naturale padronanza tecnica hanno messo in evidenza la ricchezza timbrica e la varietà di scrittura delle pagine in programma. Al suo fianco, la violinista Alexandra Soumm (che ha anche prestato la voce al poemetto di Guinand) e il violoncellista Yan Levionnois hanno offerto un contributo di intensa musicalità, dando vita a un dialogo cameristico equilibrato e partecipe, particolarmente convincente nel Trio conclusivo.

Il concerto ha registrato una presenza di pubblico molto numerosa, segno dell’interesse crescente per queste iniziative di riscoperta. L’accoglienza calorosa e il lungo applauso finale hanno salutato non solo l’eccellente prova degli interpreti, ma anche la felice riscoperta di una musicista che merita di tornare stabilmente nel repertorio. Un risultato perfettamente in linea con la missione del Palazzetto Bru Zane: restituire voce e ascolto a pagine e personalità che la storia, troppo a lungo, aveva lasciato nell’ombra.