Il “Barbiere” di Pizzi conquista Parma

Tanti applausi per l’opera di Rossini che ha aperto la stagione lirica 2024 del Teatro Regio parmigiano con la direzione di Diego Ceretta

Il barbiere di Siviglia - Teatro Regio di Parma (foto Roberto Ricci)
Il barbiere di Siviglia - Teatro Regio di Parma (foto Roberto Ricci)
Recensione
classica
Parma, Teatro Regio
Il barbiere di Siviglia
12 Gennaio 2024 - 20 Gennaio 2024

Più che di Rossini, quello che ha aperto la stagione lirica 2024 del Teatro Regio di Parma è parso Il barbiere di Siviglia di Pier Luigi Pizzi, protagonista in questa occasione della ripresa del suo primo – e verrebbe da dire, significativamente tardivo – allestimento dell’opera più celebre e celebrata di Gioachino Rossini.

Produzione originariamente pensata nel 2018 per il Rossini Opera Festival, questa ripresa parmigiana ha confermato i caratteri distintivi di un impianto che Pizzi ha immaginato tutto giocato sui contrasti tra bianco e nero, tratteggiato con navigata e sapiente eleganza attraverso elementi architettonici dal gusto classico e inserti scenografici dalla simbolica ed essenziale funzionalità.

Un segno, quello rappresentato dal giuoco bianco-nero, che è divenuta una sorta di cifra registica che lo stesso Pizzi ha declinato in altri e diversi lavori che vanno, solo per citarne alcuni, dall’L’incoronazione di Poppea della scorsa edizione del Festival Monteverdi di Cremona, alla più recente Fedora proposta nel circuito teatrale emiliano, senza dimenticare I lombardi alla prima Crociata visti nel settembre scorso proprio qui a Parma nell’ambito del Festival Verdi.

Il barbiere di Siviglia - Teatro Regio di Parma (foto Roberto Ricci)
Il barbiere di Siviglia - Teatro Regio di Parma (foto Roberto Ricci)

Anche in questo riallestimento l’impianto di Pizzi – con Massimo Gasparon quale regista collaboratore e curatore delle luci – conferma quindi quelle efficaci caratteristiche che hanno segnato il debutto originario, con i vivaci movimenti scenici, l’uso di selezionati inserti colorati rosso per il mantello del Conte, azzurro e verde per gli abiti di Rosina e viola per Berta – e alcune soluzioni che, sulla scia del carattere buffo evidenziato dalla lettura registica e confermato dalle risate di un pubblico divertito, hanno sconfinato in alcuni elementi francamente ridondanti come – assieme alla erre arrotata di Don Bartolo e alla balbuzie di Don Basilio – le gestualità giovanilistico-caricaturali restituite dalle movenze “rap” di Don Bartolo ed altri personaggi coinvolti in situazioni danzanti.

Il barbiere di Siviglia - Teatro Regio di Parma (foto Roberto Ricci)
Il barbiere di Siviglia - Teatro Regio di Parma (foto Roberto Ricci)

Sul versante musicale, una compagnia di canto nel complesso ben assortita ha visto impegnati Maxim Mironov – un Conte d’Almaviva d’esperienza (presente anche nell’edizione pesarese del 2018) e di consapevole eleganza, la cui efficacia in questa occasione scontava qualche passaggio vocale dal segno opaco e un poco freddo – Maria Kataeva – una Rosina scenicamente e vocalmente a tratti oltremodo esuberante – e Andrzej Filończyk nei panni di un Figaro dal segno interpretativo nell’insieme spigliato e immediato. Ottime per misura vocale e sostanza scenica le prove di Marco Filippo Romano (Don Bartolo) e di Roberto Tagliavini (Don Basilio), completate dalle efficaci presenze di Licia Piermatteo nei panni di Berta, William Corrò (anch’egli protagonista del debutto di questo allestimento a Pesaro) nei panni di Fiorello (e di un ufficiale) e di Amando De Ceccon nei panni di Ambrogio.

Il barbiere di Siviglia - Teatro Regio di Parma (foto Roberto Ricci)
Il barbiere di Siviglia - Teatro Regio di Parma (foto Roberto Ricci)

Il passo musicale è stato segnato dalla lettura dell’edizione critica dell’opera rossiniana curata da Alberto Zedda offerta dal ventisettenne Diego Ceretta, che ha guidato la Filarmonica Arturo Toscanini lungo un tracciato interpretativo dal segno sicuramente personale, assecondato con efficiente reattività dalla compagine orchestrale, oltre che con solida presenza dal Coro del Teatro Regio di Parma, al solito ben preparato da Martino Faggiani. Un carattere, quello offerto dal direttore milanese attualmente impegnato alla guida dell’Orchestra della Toscana, che se ha proposto spunti originali nelle scelte dinamiche e di tempo – a partire dalla Sinfonia di apertura – ha come congelato in una sorta di teca analitico-interpretativa quel carattere brillante che attraversa con pregnante leggerezza da cima a fondo quest’opera.

Decisamente soddisfatto il folto pubblico presente alla “prima” di venerdì 12 gennaio per questo tradizionale appuntamento di inaugurazione operistica alla vigilia del santo patrono (Sant’Ilario) della città di Parma, con il clima festoso che si è riverberato nei calorosi applausi che hanno salutato tutti gli artisti impegnati.

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