I “Carmina Burana” dell’Orchestra nazionale di Francia e Coro di Radio France

A Parigi sul podio Kazuki Yamada, solisti Ludovic Tézier, Matthias Rexroth e Regula Mühlemann

Carmina Burana - Théâtre des Champs-Elysées, Parigi
Carmina Burana - Théâtre des Champs-Elysées, Parigi
Recensione
classica
Parigi, Théâtre des Champs-Elysées
Carmina Burana
25 Gennaio 2024 - 26 Gennaio 2024

Se gran parte del pubblico è andata al Théâtre des Champs-Elysées per sentire i Carmina Burana di Carl Orff, che hanno riscosso come era prevedibile un grande successo, notevole è stata anche l’esecuzione, nella prima parte della serata, della suite per orchestra n° 2 Bacchus et Ariane, ricavata dal compositore francese Albert Roussel nel 1934 dalla musica da lui scritta, dal secondo atto per l’esattezza, per il balletto omonimo coreografato nel 1931 da Serge Lifar con le scena de Giorgio de Chirico per l’Opera di Parigi. Il maestro giapponese Kazuki Yamada e l’Orchestra nazionale di Francia hanno saputo darne una lettura molto vivida, con le belle parti descrittive rese con precisione e compattezza, trovando la giusta misura tra i movimenti più lirici e quelli più impetuosi, come la danza finale che corona Arianna, un’ondata d’energia che ben prepara ai Carmina Burana che saranno eseguiti dopo l’intervallo. Yamada, che è direttore artistico e musicale dell'Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo e consigliere artistico dell'Orchestre Symphonique di Birmingham, noto per il suo piglio deciso , ha però poi un po’ esagerato nei Carmina in frenesia e forti, con contrasti non sempre nettissimi tra le diverse parti, non equilibrando perfettamente il rapporto tra la massa orchestrale e quella corale, spesso a discapito della seconda, sembrando preferire l’effetto popolare e goliardico alla raffinatezza e austerità pure necessaria in alcuni passaggi. Eleganza che invece ha caratterizzato il trio di interpreti vocali solisti con un ottimo Ludovic Tézier,  voce baritonale potente il giusto, bellissimo timbro caldo, maturo, di grande fascino, carismatico con dizione curatissima, canta anche con delicatezza e giustezza alcune frasi del tenore; ha dimostrato poi intelligenza il bravo controtenore tedesco Matthias Rexroth a cui si devono i momenti più ironici, volutamente a volte un po’ esagerato nelle note di testa, ma sempre con misura e gusto; a completare il terzetto è stata chiamata il soprano svizzero Regula Mühlemann che con la sua voce non molto grande ma luminosa ha apportato un tocco di freschezza e gentilezza all’insieme.  Da plauso poi la prestazione del Chœur e della Maîtrise, il bravissimo coro dei bambini, di Radio France, rispettivamente ottimamente preparati da Martina Batič e Marie-Noëlle Maerten: sin dal primo canto alla Fortuna Imperatrice del Mondo hanno mostrato potenza, precisione e compattezza, sapendo bene essere allegri alla taverna e delicati e carichi di sfumature nei cori d’amore, anche loro con dizione ben scolpita. Compattezza e pulizia di suono ha caratterizzato, come d’abitudine, infine l’esecuzione dell’Orchestre National de France, anche se con qualche precipitazione forse, come detto prima, non volutamente controllata dal direttore per enfatizzare la natura popolare dei canti. Ottimi, netti anche i contributi solistici, primo violino Luc Héry. Alla fine sonori applausi per tutti da parte di un pubblico entusiasta per la potenza impressionate e carica energetica che anche stavolta hanno saputo trasmettere i Carmina Burana.

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