Gli originali colori di Gergiev

Applausi per il direttore russo alla guida dell’orchestra del Comunale di Bologna al Festival Verdi di Parma

Valerij Gergiev e l'Orchestra del Teatro Comunale di Bologna (Foto Roberto Ricci)
Valerij Gergiev e l'Orchestra del Teatro Comunale di Bologna (Foto Roberto Ricci)
Recensione
classica
Teatro Regio, Parma
Concerto Valerij Gergiev
02 Ottobre 2020

Dopo diciannove anni Valerij Gergiev è tornato a Parma nell’ambito di un Festival Verdi che lo ricordava impegnato nel 2001 in Duomo per la Messa da Requiem verdiana. Gli anni trascorsi non hanno naturalmente intaccato il fascino di questo direttore, seguito con attenzione e palpabile aspettativa dal pubblico presente l’altra sera al Teatro Regio.

Il percorso d’ascolto offerto in questa occasione ha proposto un tracciato dal segno diversificato, così come decisamente personale è parsa l’impronta interpretativa impressa da Gerviev alle pagine che componevano un programma aperto dall’ouverture del Guillame Tell. Già da questa prima lettura è emersa una visione dai colori originali, lontana dagli equilibri espressivi solitamente rintracciabili nel brano rossiniano, qui restituito attraverso uno sbalzo dinamico a tratti decisamente inusuale.

Un carattere interlocutorio che abbiamo poi ritrovato attraverso l’impronta ancora più marcata impressa alla successiva Sinfonia n. 4, in la maggiore, op. 90 “Italiana” di Felix Mendelssohn Bartholdy, oggetto di un’interpretazione che discioglieva gli equilibri stilistico-strutturali di quest’opera in compatti e a tratti imponenti pannelli sinfonici, dove il contrasto tra i piani strumentali diveniva elemento attorno al quale si condensavano i passaggi espressivamente più pregnanti.

L’omaggio a Verdi si è poi incarnato in una Sinfonia da La forza del destino sbalzata dai gesti del direttore russo con una densità che ha confermato una logica interpretativa plasmata per contrapposizione, quasi ad anticipare il segno impresso anche alla conclusiva la Sinfonia n. 5, in mi minore, op. 64 di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Qui, nella drammaticità gravida di sfumature espressive che innerva i quattro movimenti di questo capolavoro del sinfonismo russo, Gergiev ha ribadito una lettura ancora una volta marcatamente connotata, giocata sui contrasti e declinata attraverso una personalità vagamente sciamanica che l’orchestra del Teatro Comunale di Bologna è riuscita ad assecondare con un impegno palese e nel complesso adeguato, a parte qualche screziatura timbrico-armonica non propriamente a fuoco.

Alla fine tanti, calorosi e convinti gli applausi del pubblico rivolti al direttore russo e all’orchestra bolognese, felice suggello a questo appuntamento sinfonico del festival parmigiano.

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