Gli orientalismi di Lakmé incantano ancora l’Opéra Comique

A Parigi è trionfo per la protagonista Sabine Devielhe nella nuova festeggiatissima produzione dell’opera di Leo Délibes

Lakmé (Foto S.Brion)
Lakmé (Foto S.Brion)
Recensione
classica
Parigi, Opéra Comique
Lakmé
28 Settembre 2022 - 08 Ottobre 2022

Lakmé torna periodicamente sulla scena dell’Opéra Comique, la stessa che la vide debuttare il 14 aprile 1883 con enorme e duraturo successo. I numeri sono effettivamente impressionanti: nei dieci anni successivi alla prima parigina, forte delle traduzioni in 19 lingue diverse approntate dall’editore Heugel, l’opera fu presentata a Francoforte, Ginevra, Roma, Praga, San Pietroburgo, Londra, Anversa, New York, Bruxelles, Budapest, Buenos Aires, Lisbona e Berlino. E nella classifica interna all’Opéra Comique, Lakmé è terza con 1610 rappresentazioni dopo l’imbattibile Carmen di Bizet (2906 rappresentazioni) e l’oggi meno nota Mignon di Thomas (2066 rappresentazioni).

Tipico frutto di un’epoca coloniale riflessa nel gusto orientalista dell’epoca, l’opera di Léo Delibes si appoggia su una drammaturgia non particolarmente originale e anche piuttosto schematica nell’innesto delle parti leggere quasi da operetta (assegnate agli inglesi particolarmente caricaturali) in un solido impianto specifico dell’opéra lyrique alla moda, in cui primeggiano la delicata protagonista Lakmé, il giovane ufficiale Gérald e il padre Nilakhanta, il bramino difensore dei valori tradizionali. La stessa trama ripropone il classico intreccio di una protagonista lacerata fra l’amore impossibile per l’invasore colonialista e la fedeltà ai valori tradizionali del proprio popolo. Ingrediente infallibile, a parte il sentimentalismo spinto soprattutto nel duettone che chiude il primo atto e nel terzo atto, è il virtuosismo spinto richiesto all’interprete di Lakmé, che nel corso del tempo ha attratto celebri belcantiste come Adelina Patti, Lily Pons, Janine Micheau, Joan Sutherland, Mady Mesplé e più di recente Natalie Dessay fino a Sabine Devieilhe, come già nel 2014, trionfale protagonista anche di questa nuova produzione targata Opéra Comique.

Dopo quella ispirata a un orientalismo spinto di Lilo Baur del 2014, la nuova produzione vista alla Salle Favart, la settima dal 1883, è firmata da Laurent Pelly per la garbatamente spiritosa regia, molto lineare e classica nella narrazione della vicenda, mentre Camille Dugas ha curato le scene leggere e quasi astratte, fatte di pareti carta per il giardino segreto del bramino Nilakhanta, che tiene rinchiusa la figlia Lakmé in una gabbia di bambù, e di semplici serpentoni di stoffa per gli affollati vicoli del villaggio indiano dove si svolge l’azione. Sono molto semplici anche i costumi di Agathe Mélinand, che sceglie un bianco fatto di stoffe leggere per gli indiani e di ridicoli abiti “alla moda” delle dame inglesi che accompagnano gli ufficiali in divisa.

L’interesse maggiore della nuova produzione è comunque nella parte musicale affidata al barocchista Raphaël Pichon e alla sua orchestra Pygmalion(rinforzata) impegnata su strumenti d’epoca. Il risultato è più che apprezzabile: la densità del suono non ne soffre, al contrario, ma non manca nemmeno una certa agilità nel fraseggio dell’ensemble strumentale, che deriva chiaramente dalla lunga frequentazione del repertorio tardo barocco.

Nel trio di protagonisti, risplende la protagonista Sabine Devieilhe che sciorina una tecnica impeccabile, una sicurezza rara nei vocalizzi e nelle note sovracute (la celebre “Aria dei campanelli” del secondo atto è davvero da manuale) ma anche un’attenzione all’interpretazione che le fa meritare un posto di tutto rispetto fra le grandi interpreti del ruolo di Lakmé. Al suo fianco, si distingue soprattutto l’ottima prova di Stéphane Degout come Nilakantha per il rilievo dato alla parola e la credibile resa scenica del personaggio, mentre Frédéric Antouncome Gérald mostra più di un limite nei mezzi non perfettamente all’altezza della scrittura vocale del ruolo ma anche nella prestazione scenica. Più convincente risulta invece Philippe Estèphe come Frédéric, che affianca il vivacissimo duo delle inglesi Ellen e Rose, rispettivamente Elisabeth Boudreaulte Marielou Jacquard, sorvegliate dall’arcigna da manuale Mistress Bentson ben caratterizzata da una consumata artista della scena come Mireille Delunsch. Fra gli altri, ottime anche le prove di Ambroisine Bré come Mallika, perfetta nel delizioso duetto dei fiori con la protagonista, e François Rougier, che è un sensibile Hadji.

Il successo si ripete inalterato anche per questo ritorno con tutte le recite esauritissime e applausi trionfali soprattutto per Devieilhe, Degout e Pichon.

Il 6 ottobre alle 20 Arte la trasmetterà in diretta.

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