Fano Jazz 2023, tra conferme e scoperte

Dal 22 al 30 luglio si è svolta la XXXI edizione di Fano Jazz By The Sea

Donny McCaslin Quartet (foto Andrea Rotili)
Donny McCaslin Quartet (foto Andrea Rotili)
Recensione
jazz
Fano
Fano Jazz by the Sea
22 Luglio 2023 - 30 Luglio 2023

Si è svolta dal 22 al 30 luglio la XXXI edizione di Fano Jazz By The Sea, manifestazione che alla consolidata longevità e alla costante attenzione alle tematiche green, unisce una inesausta perlustrazione del panorama jazzistico internazionale, portando sui propri palcoscenici – tra Main Stage, Exodus Stage, Young Stage e Cosmic Journey – una girandola di artisti: dai nomi più affermati a profili emergenti, fino alle giovani leve della scena nazionale, il tutto tra linguaggi variegati ed eclettiche miscele sonore strumentali ed elettroniche.

Un equilibrio giocato tra significative conferme e interessanti scoperte che ha registrato nei primi giorni della manifestazione ritorni come quello di Gianluca Petrella con i suoi Cosmic Renaissance, e nuovi arrivi come quello della sassofonista Lakecia Benjamin, che chi scrive ha seguito in diverse occasioni a Reggio Emilia e a Bergamo. E ancora, dal nord Europa è giunto il trio Rymden, mentre da oltre Atlantico sono sbarcati i gruppi del trombettista Theo Crocker e del bassista Stanley Clarke.

Donny McCaslin (foto Chiara Broccoli)
Donny McCaslin (foto Chiara Broccoli)

Il nostro arrivo a Fano, giovedì 27 luglio, ha invece coinciso con il ritorno del sassofonista Donny McCaslin, protagonista sul palcoscenico principale della Rocca Malatestiana con un quartetto che comprendeva il tastierista Jason Lindner e il bassista Tim Lefebvre – entrambi coinvolti assieme allo stesso McCaslin da David Bowie nella produzione del suo ultimo album Blackstar – oltre al batterista Nate Wood. Al centro dell’esibizione di questa formazione il recente album I Want More, lavoro nel quale McCaslin riesce a declinare in maniera netta e pregnante quella vena improvvisativo-compositiva compatta e densa emersa anche in questa occasione grazie ai dialoghi serrati intessuti con i suoi compagni di viaggio. Un carattere sviluppato in maniera diversificata ma coerente nei diversi brani proposti tra cui l’emblematico “Stria”, con la cellula motivica ribattuta e ostinata del sax tenore a dare l’impulso a un intreccio di rimandi affilati, con Nate Wood impegnato a restituire un tratteggio di batteria meno focalizzato sui piatti rispetto a quanto proposto da Mark Guiliana nell’album. Un flusso sonoro nel complesso compatto e incalzante, insomma, che trovava di tanto in tanto nei suoni connotati dei synth di Jason Lindner la cifra di un certo distacco espressivo, disciolto peraltro verso la fine del concerto in un intenso omaggio rivolto allo stesso Bowie.

Virginia Sutera (foto Andrea Rotili)
Virginia Sutera (foto Andrea Rotili)

Il giorno dopo, venerdì 28, abbiamo seguito le evoluzioni del suono del violino di Virginia Sutera tra le volte della ex chiesa che ospita la Pinacoteca San Domenico, luogo deputato dal festiva ad accogliere le riflessioni solistiche che caratterizzano le proposte dell’ Exodus Stage – Gli echi della migrazione. Come nei lavori condivisi con altri colleghi e diverse formazioni – ricordiamo, tra gli altri lavori, l’album Anser realizzato con Alberto Braida al pianoforte – anche nella dimensione solistica la musicista milanese riesce a declinare le solide radici tecnico-strumentali di matrice accademica in perlustrazioni dove l’impulso improvvisativo diviene pretesto per miscelare rimandi a pagine musicali più o meno strutturate, attraversate da profumi differenti sgorganti da intrecci ora più rigorosi e barocchi, ora più distesi e lirici, ora ancora più reiterati e minimalisti. Una materia espressiva plasmata alternando l’uso dell’archetto al pizzicato, tratteggiando così con efficace respiro variegati dialoghi timbrici con il denso riverbero della Pinacoteca San Domenico.

Fergus McCreadie Trio (foto Chiara Broccoli)
Fergus McCreadie Trio (foto Chiara Broccoli)

La stessa sera siamo andati invece alla scoperta del talento del pianista scozzese Fergus McCreadie, salito sul Main Stage son il suo trio completato dal contrabbasso di David Bowden e dalla batteria di Stephen Henderson. Le atmosfere restituite da questa formazione hanno evocato un’accattivante miscela espressiva nella quale si fondevano temi folklorici e armonie vagamente blues, il tutto innestato su un andamento fluido, morbidamente costruito su progressioni in crescendo che hanno rappresentato la cifra distintiva dei differenti brani proposti. Lavori tratti per lo più dall’album Forest Flow, uscito lo scorso anno per la Edition Records, etichetta discografica indipendente – che ha pubblicato peraltro anche il disco di Donny McCaslin già citato – fondata nel 2008 dal pianista e compositore Dave Stapleton e specializzata in jazz contemporaneo e musica improvvisata. Una piacevole rivelazione, insomma, segnata da una misurata eleganza di fondo capace di mettere in luce le personalità individuali dei musicisti che hanno affiancato il pianoforte di McCreadie, a partire dal contrabbasso di David Bowden.

Seun Anikulapo Kuti e Egypt 80 (foto Chiara Broccoli)
Seun Anikulapo Kuti e Egypt 80 (foto Chiara Broccoli)

Sabato 29 luglio è stata la volta di un’altra scoperta che ha visto protagonista Seun Anikulapo Kuti, sassofonista come il padre Fela Kuti, accompagnato dagli Egypt 80, l’ultima band dell’indimenticato padre dell’Afrobaeat. Accanto al leader, impegnato alla voce, sax e tastiere, sul palcoscenico della Rocca Malatestiana abbiamo potuto seguire Kunle Justice (basso elettrico), Balogun Cynthia Abimbola e Iyabo Folashade Adeniran (voce e danza), Benhallak Mohammed Chérif Anis (chitarra elettrica), Nicolas Timon Sébastien (tromba), Sakelario Nicolas Julien (sax baritono), Fabrice Fila, (sax tenore) e Mario Orsinet (batteria). Palese rappresentazione celebrativa della figura, dell’arte e del messaggio politico di Fela Kuti, questo spettacolo ha permesso al figlio di restituire il proprio carattere personale, capace di trascinare in una sequenza di brani dall’emblematico andamento gioiosamente rituale una compagine strumentale che, se non trovava il suo punto di forza nelle diverse individualità, è stata comunque capace di risvegliare l’entusiasmo (anche danzante) del numeroso pubblico presente.

A proposito di pubblico, in tutti gli appuntamenti che abbiamo seguito abbiamo registrato una buona partecipazione media e un palese apprezzamento nei confronti dei differenti artisti proposti da questa XXXI edizione del festival Fano Jazz By The Sea, manifestazione che si è chiusa il 30 luglio con il concerto alla Golena del Furlo, vera e propria festa musicale con protagonista il gruppo della “Afro Groove Queen”, vale a dire la bassista Manou Gallo.

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