Anser, stella binaria tra ricerca e improvvisazione

In disco il lavoro del duo formato da Virginia Sutera e Alberto Braida

Virginia Sutera & Alberto Braida (foto di Antonio Mazza)
Virginia Sutera & Alberto Braida (foto di Antonio Mazza)
Disco
jazz
Virginia Sutera & Alberto Braida
Anser
Stradivarius
2020

L’essenza del carattere musicale racchiuso in questo lavoro di Virginia Sutera (violino) e Alberto Braida (pianoforte) si può rintracciare nel materiale presentato nel brano eponimo: “Anser” appunto, terza traccia di questo disco che propone un’originale perlustrazione di un immaginario nutrito di ricerca espressiva e tensione improvvisativa.

Gli iniziali tratteggi del pianoforte, nuclei tematici che divengono in questo brano i semi generativi dei disegni melodici via via più dispiegati da parte del violino, si trovano poi a coagularsi in grumi armonici che, ritornati alla tastiera, ci riaccompagnano ineluttabilmente tra le braccia in una sorta di tesa nenia finale, ritagliata ancora dalle corde dello strumento ad arco e profumata di obliqui e arcaici sentori vagamente popolari.

Una miscela di rimandi e rifrazioni stilistiche che rappresentano il clima di un disco che propone una sorta di distillato binario in cui ad una materia espressiva che pare derivata idealmente da un certo Novecento storico – azzardiamo ipotizzando una sorta di astratto territorio indistinto tra Stravinsky e Bartók – si innesta un approccio liberamente contemporaneo ed estemporaneo, che prende corpo specialmente nelle cinque “Impro” sparpagliate nella tracklist di questo album.

Dodici tappe, quelle rappresentate dai brani raccolti in questo disco, di un percorso di ascolto che oscilla da un estremo all’altro di un’idea di composizione che pare confrontarsi non con il suo opposto – scomposizione – bensì con una sorta di suo antagonista: ri-composizione. Così i momenti più liberi appaiono come lo spazio più sfidante per i due interpreti, impegnati in una specie di confronto serrato ma dialettico, giocato sul terreno di una espressività sempre dispiegata sul filo di lana rappresentato dai dialoghi intrecciati su tessiture strutturali solide e coerenti, per quanto leggere e liberamente plasmate.

Emblematico, in questo senso, il passaggio di testimone tra “Impro V” – con i suoi quasi sei minuti e trenta, brano più lungo dell’album – e il seguente “Ambra”, segnato da una struttura quasi altrettanto articolata e solo apparentemente più distesa. Caratteri che, in una sorta di sintesi essenziale, ritroviamo ancora condensati nel successivo “Galena”, dove una iniziale esposizione tematica ammiccante a certe suggestioni folkloriche dal sapore nordico viene immersa in deragliamenti armonici dall’andamento diagonale e, al tempo stesso, elegantemente accattivante.

Un lavoro, quello di Virginia Sutera e Alberto Braida, che trova anche nel libretto che accompagna questo disco le testimonianze di un apprezzamento che, al di là della collocazione stilistica, evidenza la qualità di un lavoro realizzato con palese passione e ispirazione, a partire da Gino Robair che annota come «Sutera e Braida hanno scavato in profondità all’interno delle loro rispettive pratiche musicali, trovando nuovi modi di interagire tra loro», o ancora Francesco Martinelli, che evidenzia in che modo «alternando improvvisazioni totalmente libere che si sviluppano come su una tela bianca e brani costruiti su cellule melodico ritmiche le due voci orbitano in equilibrio dinamico alternandosi e sovrapponendosi nei ruoli in un disegno elegante e nitido, lucido, come la stella da cui hanno preso il nome».

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