Elektra di parole

A Baden-Baden apertura in grande stile del Festival di Pasqua con l’opera di Richard Strauss con i Berliner Philharmoniker diretti da Kirill Petrenko

Elektra (Foto Monika Ritterhaus)
Elektra (Foto Monika Ritterhaus)
Recensione
classica
Baden-Baden, Festspielhaus
Elektra
23 Marzo 2024 - 31 Marzo 2024

“Quel momento, che si stende davanti come un’oscura voragine”: si chiude con queste inquietanti parole scritte in rosso e proiettate sulla scena. Sono parole che Elektra scaglia contro Klytämnestra alla fine del tesissimo scambio con la madre, omicida con l’amante Aegisth del suo sposo Agamennon, e che suggellano, con il colore del sangue, l’epilogo della tragedia. Sono anche le ultime parole disegnate dalle luci sulla scena, dopo tutte (ma proprio tutte) quelle del libretto di Hugo von Hofmannstahl proiettate con caratteri e dimensioni diverse durante tutto lo spettacolo, amplificando il portato emotivo dei soprattitoli nell’originale tedesco e in inglese che comunque scorrono sull’arco del proscenio. È l’idea forte dello spettacolo concepito dal tandem registico Philipp Stölzl e Philipp M. Krenn per l’apertura dell’annuale Festival di Pasqua di Baden-Baden, come sempre in grande stile. Scelta indubbiamente utile a chi voglia seguire il bel testo di Hofmannstahl senza la consueta ginnastica oculare, ma piuttosto frastornante perché quella foresta di segni aggiunge poco alla potenza che già possiede la musica di Richard Strauss. L’altra idea, ancora di Philipp Stölzl, anche scenografo in collaborazione con Franziska Harm, in qualche modo funzionale alla precedente, è aver concepito la scenografia come una grande scatola fatta di grandi pannelli sovrapposti di colore grigio, che, arretrando o avanzando, disegnano opprimenti nicchie o ripidi scaloni. Una soluzione dal segno visivo forte e con qualche suggestione ma che impone acrobazie ed esercizi di equilibrismo a tutti gli interpreti e particolarmente ad Orest, che si presenta come un reduce di guerra con tanto di stampelle e gamba bloccata da una stretta fasciatura, costretto ad una faticosa rampicata fino in cima all’imponente scalone per compiere la tanto agognata vendetta.

Come sempre il vero spettacolo viene dalla buca, abitata ancora per questa e la prossima edizione, dai Berliner Philharmoniker guidati da Kirill Petrenko, al secondo Strauss dopo quello della Frau ohne Schatten dell’edizione 2023. Con questa Elektra, il direttore russo conferma l’affinità elettiva con l’universo sonoro del compositore bavarese: il suono che ottiene dall’orchestra è splendido, il tormentato intreccio di linee della complessa scrittura straussiana è esposto con esemplare chiarezza, la tensione è la risultante di una lettura sempre cristallina e che cede mai all’effetto facile. In questa Elektra non ci sono colpi di scena ma la tragedia culmina ineluttabile dalla costruzione di una traiettoria inesorabile, sempre ancorata al senso più profondo dell’opera. Non c’è mai il grido ma la sofferenza viene trasmessa in tutta la sua dolorosa profondità lungo tutto l’arco dell’esecuzione. Memorabile.

Come sempre anche gli interpreti si adeguano al rigore della lucida lettura di Petrenko (come sempre succede quando nella musica c’è un pensiero). Poco importa se l’Elektra di Nina Stemme mostra ormai più di un segno di usura nello strumento vocale, che rimane comunque potente. La sua identificazione con il personaggio è totale, la gelida follia traspare nelle espressioni distorte del volto devastato. Elza van den Heever è Chrysothemis, pienamente risolta sul piano del canto ma non sempre incisiva sul piano drammatico, mentre Michaela Schuster conferma il suo talento di interprete nell’allucinato ruolo di Klytämnestra, una volta tanto anche sul piano del canto. Più deludenti l’Orest di Johan Reuter, vocalmente poco incisivo e a basso spessore drammatico, e l’Aegisth di Wolfgang Ablinger-Sperrhacke, che fortunatamente non si sbilancia troppo sul farsesco. Inappuntabili tutti i numerosi ruoli minori, a cominciare dall’impeccabile quintetto delle ancelle (Katharina Magiera, Marvic Monreal, Alexandra Ionis, Dorothea Herbert e Lauren Fagan). A loro si aggiunge il breve ma marcante intervento dell’invisibile Coro Filarmonico di Praga, presenza che aggiunge prestigio all’eccellenza dell’esecuzione.

Alla prima applausi e ovazioni per tutti ma su tutti vince Petrenko. E dopo il doppio Strauss, la Pasqua 2025 a Baden-Baden si festeggerà con il Puccini di Madama Butterfly prima del ritorno dei Berliner Philharmoniker nella vecchia casa di Salisburgo.

 

 

 

 

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

Arte concert propone l’opera Melancholia di Mikael Karlsson tratta dal film omonimo di Lars von Trier presentata con successo a Stoccolma nello scorso autunno

classica

I poco noti mottetti e i semisconosciuti versetti diretti da Flavio Colusso a Sant’Apollinare, dove Carissimi fu maestro di cappella per quasi mezzo secolo

classica

Piace l’allestimento di McVicar, ottimo il mezzosoprano Lea Desandre