Da Bergamo a Parigi passando per Napoli (e il rave)

All’annuale Festival Donizetti Opera presentati cinque allestimenti fra cui Lucie de Lammermoor, Il diluvio universale e Il piccolo compositore di musica

Il diluvio universale (foto Mario Rota)
Il diluvio universale (foto Mario Rota)
Recensione
classica
Bergamo, Teatro Donizetti e Teatro Sociale
Festival Donizetti 2023
16 Novembre 2023 - 03 Dicembre 2023

Bergamo non aspetta il 2024 per festeggiare i primi dieci anni del Festival Donizetti Opera e già nell’edizione di quest’anno punta sui grandi numeri. Sono cinque infatti le nuove produzioni operistiche del programma oltre a vari eventi musicali di contorno, fra cui la tradizionale festa di compleanno per Donizetti il 29 novembre. Nel cartellone 2023 c’è la giovanile Alfredo il Grande a duecento anni dalla prima assoluta al Real Teatro San Carlo di Napoli, non un successo ma Donizetti più tardi con le regine se la caverà molto meglio, e anche LU OperaRave, una versione rave di Lucia di Lammermoor, che ha coinvolto alcuni fra i più importanti musicisti elettronici europei.

Ma niente paura: nel programma c’è anche la Lucia quella vera, anche se nella versione adattata due anni dopo il debutto nel 1837 al Teatro San Carlo di Napoli per il parigino Théâtre de la Renaissance. Il teatro non ha i mezzi artistici e finanziari dell’Opéra (lì Lucia ci arriva solo nel 1846 e con Gilbert-Louis Duprez, lo stesso Edgardo di Napoli) e allora non basta una semplice traduzione del libretto ma bisogna tagliare sui personaggi e su qualche scena non necessaria. Come a Napoli, anche a Parigi il successo è enorme e “Lucie” resta in repertorio e nell’immaginario collettivo per tutto il XIX secolo. Persino Gustave Flaubert manderà la sua Emma Bovary ad assistere a una rappresentazione della Lucie de Lammermoor all’Opéra de Rouen.

Lucie de Lammermoor (foto Mario Rota)
Lucie de Lammermoor (foto Mario Rota)

Per le sue dimensioni più ridotte rispetto alla versione napoletana, questa Lucie viene proposta nel più piccolo Teatro Sociale nella città alta. Nella versione francese Lucie è l’unica donna (la sua damigella Alisa scompare dal cast) e quest’aspetto è la chiave dell’allestimento di Jacopo Spirei, che riflette l’attuale dibattito sulla violenza sulle donne nel suo allestimento (con anche le scarpe rosse messe in proscenio agli applausi). L’opera si apre con uno stupro di gruppo dei compagni di Henri, e i cadaveri delle donne stuprate compaiono simmetricamente nell’ultima scena dell’opera accanto alla carcassa di un’auto bruciata mentre Edgard canta “Tombes de mes aïeux” e quel che segue. L’omicidio di Lucia, che compare grondante sangue, è dunque solo la sua tragica ribellione al violento e oppressivo mondo nel quale le regole sono decise dai maschi. Nella scena fissa che rappresenta una foresta più simbolica che reale, la lettura registica è piuttosto schematica ma lo spettacolo è ben sviluppato e coerente.

Riuscita è anche la realizzazione musicale con la brava Caterina Sala (Lucie) dalla tecnica vocale solida ed è molto calata nel ruolo. Anche il resto della compagnia di canto vanta ottime presenze con Vito Priante (Henri), Julien Henric (Lord Arthur Bucklaw), Roberto Lorenzi (Raimond) e David Astorga (Gilbert), mentre solo Patrick Kabongo ha una bella voce e la sa usare bene ma è troppo leggera per Edgar. Il direttore d’orchestra Pierre Dumoussaud privilegia tempi piuttosto rapidi e accompagna bene le voci, ma l’orchestra Gli Originali con strumenti d’epoca è poco sonora e manifesta una certa debolezza soprattutto negli ottoni (l’attacco dei corni è davvero da dimenticare) e nei legni.

Il diluvio universale (foto Mario Rota)
Il diluvio universale (foto Mario Rota)

Dagli anni napoletani proviene Il diluvio universale, opera in tre atti di soggetto biblico com’era tradizione nel periodo di quaresima. Sul palcoscenico del Teatro Donizetti viene presentata la versione originale del 1830 e non quella modificata del 1834, anche se entrambe si ascoltano molto di rado. Il libretto di Domenico Gilardoni intreccia la vicenda biblica di Noè con quelle del perfido re Cadmo che cerca di uccidere Noè e distruggere la sua arca. Ingannato da Ada, confidente della moglie e innamorata del sovrano, Cadmo accusa la moglie Sela, convertita al Dio degli ebrei, di tradirlo con Jafet, figlio di Noè, condannandola a morte. Per punire la sua cattiveria, Noè invoca il castigo divino su di lui e i suoi sudditi. Cadmo decide però di concedere il perdono a Sela a patto che ella rinneghi il suo Dio. Quanto sta per abiurare solo per poter rivedere il figlio, un fulmine divino la colpisce, il cielo si fa cupo e ha ufficialmente inizio il diluvio universale. Come in Mosè in Egitto di Rossini, evidente modello per quest’opera, per la catastrofe non ci possono essere parole umane e si chiude con un movimento sinfonico.

Nella messa in scena del collettivo di videoartisti MASBEDO (al secolo Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni), il diluvio finale diventa lo spunto per un discorso sui disastri ambientali attuali, in linea con il tema di “Bergamo e Brescia capitali della cultura del 2023”, che sostiene finanziariamente l’allestimento. Già fuori del Teatro Donizetti un gruppo di giovani coperti con mantelline impermeabili colorate mostra immagini di mari invasi dalla plastica e di balene morte. Immagini simili si vedono anche sul grande LED Wall sul fondoscena prima che inizi l’opera. La messa in scena insiste ovviamente molto sui video, nel complesso piuttosto invadenti e insistenti specialmente nelle riprese live della lunga scena del secondo atto nella reggia di Cadmo. I movimenti scenici sono limitati all’essenziale come in un oratorio, la scenografia 2050+ si limita al suddetto schermo e a una struttura metallica calata dall’alto che funge da arca e da sala da banchetto per le orge di Cadmo e i suoi. Soprattutto il terzo atto ha una certa forza visiva nella combinazione delle immagini, del sollevamento dell’arca metallica con i figli di Noè e dei movimenti del coro.

È piuttosto trascinante l’esecuzione musicale diretta dal direttore musicale del festival Riccardo Frizza, che sollecita all’Orchestra Donizetti Festival sonorità molto robuste e tempi piuttosto spediti. Sul palcoscenico, sono ottime le prove di Enea Scala (Cadmo) e Giuliana Gianfaldoni (Sela), due veri fuoriclasse del Belcanto festeggiatissimi dal pubblico con ovazioni, mentre Nahuel Di Pierro (Noè), indisposto all’ultima recita, è sostituito in corsa dal giovane Alessandro Abis per il canto. Fondamentale il contributo dell’eccellente Coro dell’Accademia del Teatro alla Scala, istruito da Salvo Sgrò.

Il piccolo compositore di musica (foto Mario Rota)
Il piccolo compositore di musica (foto Mario Rota)

Non c’è solo Napoli e Parigi in questo Festival Donizetti Opera ma anche la Bergamo degli esordi sotto l’ala protettrice del venerando docente Giovanni Simone Mayr. Agli anni delle “Lezioni caritatevoli” dell’anziano compositore risale Il piccolo compositore di musica del 1811, nato come saggio di fine anno per i giovani allievi della scuola. I personaggi di questo piccolo “meta-melodramma” sono infatti gli stessi allievi citati per nome e cognome, con un giovanissimo Gaetano Donizetti protagonista assoluto, segno evidente della fiducia di Mayr nelle sue doti musicali.

Di questo lavoro sopravvivono oggi solo alcune parti. Per quelle mancanti, il regista e “moderatore” della serata Francesco Micheli improvvisa delle interviste ai giovani cantanti della “Bottega Donizetti”, ognuno dei quali si misura anche con un’aria del grande repertorio operistico (Mozart, Gluck, Paisiello) proprio come nel saggio di fine anno di una classe di canto del Conservatorio. Il brillante baritono Eduardo Martínez come Gaetano Donizetti fa la parte del leone, assediato (o piuttosto bullizzato nella finzione) dai giovani colleghi che sono Floriana Cicìo (Antonio Tavecchi), Sabrina Gárdez (Giuseppe Manghenoni), Maria Elena Pepi (Antonio Dolci) e Davide Zaccherini (Giuseppe Pontiroli).

Lo spettacolo stesso sul palcoscenico del Teatro Donizetti coinvolge anche gli studenti delle diverse discipline delle arti sceniche e applicate del neonato Politecnico delle Arti “G. Donizetti – G. Carrara” di Bergamo, compresi i futuri videomaker per le immagini rimandate nel LED Wall. Dalla stessa scuola provengono anche coro e orchestra, che vanta un “Konzertmeister” d’eccezione come il carismatico Stefano Montanari che fa un po’ombra al direttore ufficiale Alberto Zanardi.

Una vera e propria festa per tutti i giovani interpreti che proietta l’ombra creativa del giovane Donizetti su un futuro per il Donizetti Opera ancora lungo e luminoso.

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