Crosby, Fleet, Nash & Foxes

La band di Seattle chiude il tour italiano con uno splendido concerto milanese

Recensione
pop
Indipendente Milano
20 Novembre 2011
Pastiche postmoderno di suoni e umori seventies da costa ovest? Recupero degustativo – musica “slow”, come Slow Food, ha scritto Alberto Campo sul Gdm 281 – di pratiche musicali perdute? Atto d’amore verso un sound? Comunque la si voglia girare, la musica dei Fleet Foxes ha a che fare con la nostalgia. E il giovane sestetto di Seattle, dal vivo, si guarda bene dallo smentire l’impressione già data su disco: camicie di flanella, barbe e filologia acustica quasi maniacale, a partire dalla scelta degli strumenti: vecchi Fender valvolari e riverberosi, Telecaster e dodici corde vintage, mandolini Gibson, basso Hofner, chitarre acustiche che gridano “Neil Young” già dalla scelta delle accordature. In tanta prevedibilità stupisce quasi che la musica riesca a suonare esaltante: merito senz’altro di un approccio vivo e vivace alla tradizione in questione, e di non indifferenti doti tecniche e polistrumentistiche. La scaletta ripercorre i due album (con particolare attenzione all’ultimo, splendido “Helplessness Blues” che li ha consacrati), ma la resa dal vivo si fa più intensa, recupera in dinamica quanto si perdeva nel missaggio, pur senza sacrificare la cristallinità degli arrangiamenti e dei cori (vero marchio di fabbrica di Crosby, Fleet, Nash & Foxes). In particolare è la sezione ritmica a tenere alto il tiro, con il set up che talvolta sceglie di far convivere basso e contrabbasso insieme e la batteria, tutta suonata su cassa e timpano, che ignora il rullante (questo sì un marchio di fabbrica). Per il resto, pura West Coast con qualche progressione armonica che, ogni tanto, rispedisce i sei al di là dell’Atlantico, verso il folk progressivo inglese (come in alcune sezioni della suite “Shrine / An Argument”), magari passando per la versione datane dai Decemberist (stessa area geografica: sono di Portland). Sulle stesse coordinate dell’opening act, la brava cantautrice Alela Diane: indie-country etereo e a freno tirato. Ultima data del tour, c’è spazio anche per un duetto con il leader dei Foxes Robin Pecknold, sulle dote di “These Days” di Jackson Browne.

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

pop

Non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume, e non si ascolta mai due volte lo stesso concerto degli Einstürzende Neubauten

pop

Ai Docks di Losanna i Low "umanizzano" il recente album Hey What

pop

A Losanna Marie e Lionel Limiñanas hanno declinato con disinvoltura un rock stratificato e ancora visionario