Bollani e Rubalcaba funamboli del pianoforte

Applausi convinti per il debutto dell’inedito duo Stefano Bollani e Gonzalo Rubalcaba al Piacenza Jazz Fest

Stefano Bollani e Gonzalo Rubalcaba
Stefano Bollani e Gonzalo Rubalcaba (foto di Angelo Bardini)
Recensione
jazz
Teatro Municipale, Piacenza
Stefano Bollani e Gonzalo Rubalcaba
27 Marzo 2019

Nove anni separano il cubano Gonzalo Rubalcaba (1963) e il “nostro” Stefano Bollani (1972), due pianisti di primo piano della scena jazz che si sono incontrati per la prima volta in duo sul palcoscenico di un Teatro Municipale da tutto esaurito, grazie a una coproduzione del Piacenza Jazz Fest e del circuito Crossroads.

Oltre ai nove anni di distanza, radici e percorsi artistici eterogenei hanno caratterizzato la carriera di questi due pianisti, differenze che hanno trovato in questa serata una sintesi al tempo stesso empirica e consistente. Una sorta di “anteprima” per un mini tour che, dopo la data piacentina del 27 marzo, si trasferisce in Spagna per sole due date – il 28 a Murcia e il 29 a Jaén – per poi lasciare al futuro ulteriori eventuali sviluppi (disco? altro tour? staremo a vedere…).

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Resta il fatto che questo concerto ha regalato un viaggio coinvolgente attraverso quel mare di idee musicali capaci di sgorgare a fiotti dalla fantasia di questi due artisti, per poi addensarsi e sparpagliarsi sulla tastiera dei loro pianoforti scivolando con coinvolgente naturalezza attraverso il virtuosismo funambolico che li accomuna, pur nelle diverse individualità personali.

Non nuovi a confronti con altri colleghi pianisti – abbiamo seguito, per esempio, Rubalcaba in duo con Chucho Valdés lo scorso anno al festival di Bergamo, mentre di Bollani ricordiamo il disco Ecm Orvieto con Chick Corea – i due artisti hanno dialogato con una naturalezza che, se in prima battuta è parsa un poco circospetta, si è via via consolidata grazie ad una sempre maggiore spontaneità.

Navigando tra le atmosfere di brani come “Joan” di Rubalcaba o “Il barbone di Siviglia” di Bollani, i due Bösendorfer posti uno di fronte all’altro parevano ora abbandonati a una suadente bonaccia, dove i due artisti apparivano scambiarsi placidamente ricordi e aneddoti, ora governati con piglio serrato attraverso i flutti generati dalle dense rincorse digitali che tracciavano dinamici percorsi di ascolto.

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Una serata che ha trovato uno dei momenti più efficaci nell’oasi solistica nella quale il musicista cubano ha rievocato il brano “The Windmills of Your Mind” di Michel Legrand, titolo celebre anche per essere parte della colonna sonora del film Il caso Thomas Crown di Norman Jewison con Steve McQueen e Faye Dunaway. Qui Rubalcaba ha tratteggiato, miscelandoli con gusto delicato frammenti sparsi del tema che Legrand ha liberamente tratto dall’Andante della Sinfonia concertante per violino viola e orchestra K 364 di Mozart, per poi ricomporlo alla fine del suo peregrinare. Altro frangente di efficace suggestione è stato rappresentato dalla rilettura che i due musicisti hanno offerto del brano “Samba de uma nota só” di Antônio Carlos Jobim, disegnata con un’impronta interpretativa originale e divertita, in grado di coniugare entrambe le personalità con equilibrio davvero godibile.

Un concerto variopinto, che ci ha permesso di vedere a confronto due pianismi differenti ma capaci di divenire complementari, accostati su un terreno musicale che, lontano da strutturazioni linguistiche complesse, ha optato per un’immediatezza di fondo che ha palesemente appagato il pubblico presente. Un dato che ha fatto emergere di tanto in tanto anche un differente equilibrio tra i due protagonisti, con Rubalcaba impegnato a tracciare spunti e traiettorie seguite da Bollani con intuizione felice, anche se a tratti gregaria. Un carattere confermato anche dall’andamento offerto da “Caravan”, brillante omaggio a Duke Ellington proposto tra i due bis che hanno chiuso la serata.

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