Area Sismica, a lezione di contemporanea

A Forlì l’ottava stagione del Festival Musica Contemporanea Italiana, con la direzione artistica di Fabrizio Ottaviucci

Area Sismica - Festival Musica Contemporanea Italiana
Giacomo Piermatti (foto di Paolo Carradori)
Recensione
classica
Area Sismica, Forlì
Festival Musica Contemporanea Italiana
24 Novembre 2018 - 25 Novembre 2018

Il Festival Musica Contemporanea Italiana torna alla casa madre. Ed è giusto così, perché lì è nato e lì si respira quell’ambiente frizzante, alternativo e informale che calza perfettamente con i suoni che vengono programmati con una lungimiranza culturale, tra utopia e visionarietà, che poche realtà musicali italiane possono vantare. Questo è Area Sismica: un avamposto della musica d’oggi nella campagna forlivese. 

Leggi la recensione della scorsa edizione del Festival Musica Contemporanea Italiana

Le difficoltà non mancano certo, ma vengono gestite senza affanni, anzi con la capacità di tramutarle in occasioni di ideazione e sviluppo di format inusuali ma sostenibili. Come quello pensato quest’anno dal curatore Fabrizio Ottaviucci che concentra in due set dodici proposte che coinvolgono sette esecutori, senza che questa scelta si trasformi in un’ammucchiata, anzi esaltando nell’accostamento di repertori diversi l’aspetto di contenitore coinvolgente e stimolante.

Come prelibato antipasto prima dell’apertura lo stesso Ottaviucci ci delizia con una Conversazione-Concerto sui linguaggi del Primo Novecento – dai francesi alla Seconda Scuola di Vienna – proposta che per leggerezza, elegante sintesi, passione e profondità andrebbe moltiplicata, diffusa in mille luoghi diversi per riattivare l’esangue cultura musicale italiana. 

Il programma 2018 si sviluppa da quasi “classici” (Berio, Sciarrino) a quasi sconosciuti come Giuseppe Bonamici (1936-1978) e Gaetano Giani Luporini (1936) proposti dalla pianista Ilaria Baldaccini. Una doppia piacevole scoperta: compositori toscani poco frequentati – alla quale la musicista ha dedicato un recente interessante lavoro per Ema Vinci – e un’interprete di notevole sensibilità, capacità esecutiva, suono asciutto e gesto che ha esaltato partiture complesse e grammaticalmente avanzate. Quando il vento racconta sulle antiche pietre (1976) e Tre movimenti (1968/76) di Bonamici sono lavori fascinosi. Il primo evoca nebbie meditative con impercettibili slittamenti, sospensioni di cellule sonore, il secondo si apre con un uso percussivo della tastiera per poi immergersi in un tunnel introspettivo quasi sottovoce e chiudere con un breve nervoso groviglio ritmico lasciato vibrare, evaporare fino al silenzio. Altrettanto esaltante Nove Mantram 1-2-3-6 (2000) di Luporini squarci sonori dal taglio spirituale, figure musicali suscitate dall’attrazione per il teatro del compositore, che si muovono discrete in un raccontare mirabile. 

Anche conferme importanti ad Area Sismica però, come quella di Stefano Scodanibbio compositore. Voyage that never ends/starded (1979/1997) per contrabbasso – il suo strumento – è un vero capolavoro che Giacomo Piermatti legge in modo impeccabile, con rigore, libertà e un trasporto emotivo di rara intensità. Un viaggio inquieto su un pedale ripetuto, mosso, con l’archetto che rimbalza sulle corde producendo tensioni, luci e ombre circolari che rapiscono. Lo stesso Piermatti offre una ulteriore prova di talento su Esplorazione del bianco 1 (1986) di Salvatore Sciarrino, un labirinto di suoni inudibili, corde lacerate, pizzicati densi in un accumulo ipnotico di lampi argentati.

In qualche modo è una conferma anche quella offerta dal pianoforte di Fabrizio Ottaviucci che propone di Osvaldo Coluccino Stanze 3-4-5-10-12 (2004-2011). Un incontro mistico-filosofico che si ripete tra un autore e un esecutore che condividono sensibilità vicine, amore per il silenzio, movimenti minimi, spazi bianchi, suoni stoppati. Anche questa un’esecuzione di notevole apertura mentale, concentrazione, tra sospensioni che lasciano nello spazio un senso dolciastro di incompiutezza.

Fabrizio Ottaviucci -Area Sismica - Festival Musica Contemporanea Italiana
Fabrizio Ottaviucci (foto di Paolo Carradori)

Ampi e trasversali i repertori esplorati dai clarinetti di Roberta Gottardi. Sempre sorprendente riascoltare Sequenza IX (1980) di Luciano Berio. Virtuosismo puro al servizio di una costruzione complessa, ora sinuosa, ora sottovoce, con accenti swinganti in un contrasto di tensioni tra il piano e il forte che rende tutti i materiali di una vitalità coinvolgente. Godibilissima anche l’esecuzione di Come dal nulla (1983) di Ada Gentile, opera dove l’incastro di giravolte, svolazzi, segmenti sonori mobili e armonici liberi raccontano storie mai banali. Completano il programma Round, un omaggio a Bruno Maderna (2018) di Paolo Geminiani per la chitarra di Donato D’Antonio e Lacrime (2010) e Prospettiva Mozart (2014) di Alessandro Spazzoli per il flauto di Yuri Ciccarese.

Quando usciamo la campagna intorno è sprofondata nel buio. Non piove più e la terra diffonde un profumo particolare. Il silenzio contrasta con i suoni che ci sono rimasti dentro. É come un prolungamento ideale dell’ottava edizione del Festival Musica Contemporanea Italiana. Un dialogo eccitante con la natura. L’evento finale.

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