A Châtelet una Vie parisienne animalesca
Fa discutere la nuova produzione dell’operetta di Offenbach con protagonisti maiali e galline, regia di Valérie Lesort, costumi di Vanessa Sannino
21 giugno 2026 • 3 minuti di lettura
Théâtre du Châtelet Parigi
La Vie parisienne
12/06/2026 - 11/07/2026Una coproduzione tra il Théâtre du Châtelet e la Comédie-Française che fa ridere ma anche suscita molte perplessità, firmato da Valérie Lesort, regista teatrale francese anche plasticienne, specializzata nella realizzazioni di maschere e marionette, e proprio per le sue creazioni ha ottenuto Molière e Prix de la critique. Lo spettacolo, in effetti, è realizzato benissimo, costumi e trasformazioni dei personaggi in animali sono ammirevoli per fattura, cosi come l’interpretazione di tutti gli artisti che sono riusciti ad aggiungere versi e movenze dei rispettivi animali alla già impegnativa partitura di Offenbach. E’ la scelta di fondo che invece divide, l’avere portato all’estremo la satira ai comportamenti dei protagonisti della Parigi del Secondo Impero, satira sociale che nel libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy è leggera e raffinata, facendola diventare un’aperta caricatura, con gli uomini trasformati in porcelli dai musi piatti, le orecchie a punta, il codino arrotolato e le cosce ben ingrassate, mentre le donne con becchi e penne di tutti i colori, sono più o meno sofisticate ma tutte galline. I comportamenti animaleschi degli umani sono in tal modo messi a nudo, ma proprio per questo la critica sembra perdere forza, è talmente esagerata che non sembra più reale. E, dall’altra parte si perde il piacere di assistere ad uno spettacolo visivamente appagante perché elegante e raffinato, com’è di solito La vie parisienne, anche se pure questo allestimento è ben realizzato e mai volgare, ma tutto è abbruttito dalle maschere pur nella raffinatezza del contesto. Le scenografie di Eric Ruf sono colorate ma sempre eleganti e funzionali alla storia, mantenendo la collocazione ottocentesca, allo stesso modo dei costumi dell’italiana Vanessa Sannino che sono ricchi di particolari ironici, pure molto colorati ed elaborati, nei bozzetti però appaiono più belli ed eleganti, il risultato finale è invece grottesco per via dei trucchi imbestialenti. La compagnia della Comédie-Française garantisce l’alto livello degli interpreti che rispecchiano, in effetti, le condizioni della creazione della Vie Parisienne che, come si sa, non è stata inizialmente composta per cantanti d'opera, bensì per gli attori che sapevano cantare della compagnia del Théâtre Palais Royal. Il ruolo della demi-mondaine Métella è affidato all’eccellente attrice Elsa Lepoivre che è visibilmnte più a suo agio nei dialoghi che nelle parti cantate. Il suo spasimante, l’intraprendente giovane snob parigino Raoul de Gardefeu è Benjamin Lavernhe, invece perfetto per la parte sia come attore che come cantate che come ballerino, e gli fa bene da spalla Baptiste Chabauty nel ruolo dell’altro spasimante, Bobinet. Christian Hecq è poi uno strepitoso Barone de Gondremark, nobile porcello di mezz’età, piccoletto di statura ma dalle grandi ambizioni, che a Parigi vuole divertirsi con le migliori cocotte; il ruolo della Baronessa di Gondremark è stato affidato invece en travesti a Yoann Gasiorowski ed è una novità che potrebbe funzionare se non fosse qui un po’ penalizzata dall’eccessiva rigidità dell’interprete; delude invece, ma a causa sopratutto del costume, più banale degli altri, il personaggio del Brasiliano, malgrado la bravura di Serge Bagdassarian nell’interpretarlo anche vocalmente. Si fa notare invece la guantaia Gabrielle di Marie Oppert, attrice-soprano brillante, dal bel timbro, molto musicale e dall’interpretazione ricca di verve, senza alcun dubbio la migliore cantate della compagnia. I recitativi sono leggermente adattati al pubblico d’oggi, e pure in alcuni casi al contesto di maiali e galline. La parte musicale è affidata alla direttrice Alexandra Cravero, alla testa dell'Orchestre de chambre de Paris sino al 24 giugno, poi ci saranno i musicisti de Les Frivolités parisiennes. Il risultato è gradevole, accompagna bene un visuale che attira tutta l’attenzione, ma niente di più. Analogamente si può dire del coro, l’ensemble La Marquise, fa bene il suo lavoro di supporto alla compagnia attoriale. Il curato lavoro registico sui singoli personaggi e sulle masse è infine pure ben coordinato e coerente con le coreografie di Rémi Boissy. Lo spettacolo è assicurato, le risate pure, alla fine il pubblico applaude e ne discute, di sicuro non annoia e non lascia indifferenti.