Ricordando Fiamma Nicolodi

La musicologa e il Novecento musicale italiano

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Fiamma Nicolodi
Fiamma Nicolodi

E’ morta il 23 agosto nella sua casa a Firenze, in seguito ad una lunga malattia, la musicologa e storica della musica Fiamma Nicolodi. L’annuncio è stato dato via social dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia a cui la studiosa aveva donato la biblioteca musicale del nonno materno, Alfredo Casella. Fiamma Nicolodi era nata a Roma il 6 febbraio 1948. Era figlia di Fulvia Casella, figlia di Alfredo, ed era nipote per parte di padre di Aurelio Nicolodi, il fondatore dell’Unione Italiana Ciechi (associazione a cui Fiamma Nicolodi aveva recentemente deciso di devolvere un consistente lascito ventennale da destinare a borse di studio a favore di giovani musicisti non vedenti), nonché sorella dell’attrice Daria Nicolodi, morta nel novembre del 2020. Aveva insegnato Storia della Musica come ricercatrice all’università di Firenze, e poi come docente ordinaria negli atenei di Salerno, Arezzo, Firenze, dove ha concluso la sua carriera universitaria. Aveva anche svolto a lungo l’attività di critica musicale sulle pagine del quotidiano “Paese sera”

   Al centro della sua attività di ricerca c’era il variegato mondo della musica italiana del Novecento, dalla generazione dell’Ottanta di cui suo nonno era stato uno degli esponenti di spicco, a Dallapiccola e oltre. Un interesse per il Novecento storico italiano prolungatosi fino all’ultimo, di cui è testimonianza piuttosto recente il suo saggio Conversione di un antioperista: il caso della Donna Serpente che si può leggere nel volume di  atti di un convegno caselliano di qualche anno fa (Alfredo Casella interprete del suo tempo, a cura di Carla Di Lena e Luisa Prayer, LIM), ma che a ben vedere era qualcosa di più di una mera focalizzazione scientifica su un argomento che prima di lei era stato ben poco studiato (anzi condizionato da una sorta di quasi tabù storiografico), qualcosa di più proprio perché andava a investigare i rapporti fra quella generazione musicale italiana, la cultura, il regime fascista, nel contesto di una società musicale europea di avanguardie e restaurazioni. Questo quasi tabù Fiamma Nicolodi l’aveva rotto fin dagli Settanta e Ottanta, curando nel 1980 la mostra a Palazzo Strozzi Musica Italiana del primo Novecento: la generazione dell’80 di cui realizzò il catalogo, e poi con testi come Gusti e tendenze del Novecento musicale in Italia, Musica e musicisti nel ventennio fascista, Parole e musica (una raccolta di scritti di Luigi Dallapiccola), Orizzonti musicali italo-europei, Novecento in musica. Protagonisti, correnti, opere. I primi cinquant’anni uscito nel 2018 per Il Saggiatore. Testi in cui delineava con penna acuminata ma elegante gli intrecci, i legami, le influenze, i cedimenti, le camarille, le opere e i giorni di un’epoca musicale che negli anni in cui Fiamma Nicolodi cominciò a scriverne non godeva certo, tutt’altro, della riscoperta attualmente in pieno corso. Quasi a tirare il bilancio di un retaggio culturale che per lei era anche un retaggio familiare. Altro aspetto significativo della sua azione di studiosa, l’avvio di un progetto di indagine, iniziato quando era docente a Salerno, in collaborazione con altri docenti di rilievo di altre università, sul lessico della letteratura musicale italiana (1490 – 1950), che aveva prodotto atti e pubblicazioni diverse fra cui citiamo almeno il Lemmario realizzato con Renato Di Benedetto e Fabio Rossi.

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