Nono e le voci delle donne che abbattono i muri

Dal 30 ottobre al 4 dicembre torna a Venezia il Festival Luigi Nono: musica, lettere e pensiero politico per interrogare le voci femminili nella vita e nell’opera del compositore

SN

23 ottobre 2026 • 4 minuti di lettura

Luigi Nono e Nuria Schönberg Nono alla fine degli anni 1950 (Courtesy Eredi Luigi Nono)
Luigi Nono e Nuria Schönberg Nono alla fine degli anni 1950 (Courtesy Eredi Luigi Nono)

Non soltanto le donne che hanno attraversato la vita di Luigi Nono, ma anche quelle che, attraverso la scrittura, la lotta politica e la creazione artistica, hanno messo in discussione gli assetti del proprio tempo. La nona edizione del Festival Luigi Nono, intitolata “Voci destroying muros”, si sviluppa a Venezia dal 30 ottobre al 4 dicembre con un programma che intreccia concerti, incontri, conferenze, letture e progetti multimediali. Il punto di partenza è l’universo noniano, ma lo sguardo si allarga alle relazioni intellettuali e politiche che hanno nutrito il Novecento, interrogando il rapporto fra voce, memoria e dissenso.

Il nesso fra esperienza umana e denuncia politica emerge con particolare evidenza in La fabbrica illuminata. Il brano del 1964, in dialogo con gli scritti di Simone Weil sul lavoro operaio, sarà accostato alle fotografie scattate da Lisetta Carmi all’Italsider di Genova: parole, suoni e immagini restituiscono così il mondo della fabbrica non come semplice sfondo, ma come luogo di conflitto sociale (4 novembre). Un’altra voce contro la violenza è quella di Djamila Boupachà, la militante algerina arrestata e torturata durante la guerra d’indipendenza, cui Nono dedicò nel 1962 una composizione per soprano e nastro magnetico. Un incontro ne ricostruirà il contesto storico e musicale, con un’esecuzione affidata al soprano Maria Eleonora Caminada (13 novembre).

La dimensione politica si sposta poi dal repertorio alla discussione pubblica. Il dialogo con Angela Davis, filosofa e protagonista delle battaglie per i diritti civili, metterà in relazione protesta e creazione artistica, a partire dal brano che Nono le dedicò, Ein Gespenst geht um in der Welt (10 novembre).

Le storie di donne che hanno sfidato l’ordine costituito saranno al centro anche dell’incontro con la scrittrice Igiaba Scego, la fumettista Chiara Abastanotti e il docente Shaul Bassi (10 novembre), mentre la mostra 26 x 26 affiderà a 26 artisti altrettante figure femminili presenti nell’universo creativo del compositore. A completare questo percorso, un reading-concerto ispirato alle lettere di Rosa Luxemburg, nelle quali la riflessione politica convive con un’attenzione intensa alla natura e alla dignità di ogni forma di vita. Le letture, le percussioni, l’elettronica e le immagini video si intrecceranno con lettere provenienti dalla Casa di reclusione femminile della Giudecca (13 novembre).

Il festival guarda anche alle relazioni che hanno legato Nono ad altri protagonisti della cultura europea. La germanista Rita Svandrlik e il musicologo Veniero Rizzardi discuteranno il rapporto fra Ingeborg Bachmann, Hans Werner Henze e Nono attraverso lettere, incontri e viaggi, in un anno che segna il centenario della nascita di Henze e i cinquant’anni dalla morte di Bachmann (18 novembre). Un altro epistolario, quello fra Nono e Rossana Rossanda, sarà al centro di un incontro dedicato al dialogo fra ricerca artistica, militanza e impegno civile (20 novembre). E la conferenza di Theresa Muxeneder farà emergere il profilo creativo di Gertrud Schönberg, moglie di Arnold e autrice di testi cinematografici e del libretto di Von heute auf morgen, ben oltre il ruolo di moglie del compositore (25 novembre).

«Intolleranza 1960» al Teatro La Fenice (Courtesy Fondazione Ago - AAF-ArchivioArte Fondazione di Modena)
«Intolleranza 1960» al Teatro La Fenice (Courtesy Fondazione Ago - AAF-ArchivioArte Fondazione di Modena)

Accanto alla parola e alla memoria, resta naturalmente la musica. Dalle voci dei Cori di Didone (5 novembre) al recital pianistico di Jan Michiels, che accosta Bach, Bartók, Janáček, Kurtág, Nono e Osvaldo Coluccino, fino al Venice Cello Ensemble, il programma attraversa repertori e linguaggi differenti (31 ottobre). La figura di Diotima, interlocutrice ideale di Hölderlin, sarà invece il punto di partenza dell’intervento di Massimo Cacciari, sodale di Nono e autore del libretto di Prometeo, prima dell’esecuzione di Fragmente-Stille, an Diotima da parte dell’Ex Novo String Quartet (28 novembre). Anche il workshop “Foreste elettriche”, alla Fondazione Querini Stampalia, invita a spostare i confini dell’ascolto verso il paesaggio elettromagnetico invisibile (3 dicembre).

La chiusura mette in dialogo Nono con Mahler e in particolare con la Sesta Sinfonia, in una nuova versione cameristica realizzata da Alessandro Maria Carnelli per l’Ensemble Progetto Pierrot, richiama la tradizione delle trascrizioni per piccoli organici e apre una riflessione sul suono, lo spazio e il silenzio (4 dicembre). Non un collegamento diretto fra due poetiche, ma una prospettiva d’ascolto che riconduce al centro del festival la domanda su come la musica possa trasformare la percezione. Fra testimonianze storiche, voci individuali e ricerca sonora, “Voci destroying muros” prova così a mettere in relazione esperienze diverse senza ridurle a un’unica narrazione.

L’edizione 2026 del festival è dedicata alla memoria di Mimma Guastoni, figura decisiva nel sostegno alla musica di Nono e nella fondazione dell’Archivio a lui intitolato alla Giudecca. Tutte le informazioni qui.