I due dipinti sovrapposti della cupola di Palais Garnier
Sotto quello di Marc Chagall, c'è quello del pittore Jules-Eugène Lenepveu. Un discendente di quest'ultimo chiede che siano alternativamente visibili entrambi e il dibattito s'infiamma.
15 ottobre 2026 • 3 minuti di lettura
Mentre si avvicinano i lavori di ristrutturazione della gabbia scenica di Palais Garnier previsti a partire dalla prossima estate e che avrebbero dovuto tenere chiuso il teatro fino al 2029, ma già si sa che dureranno di più a causa del ritrovamento di materiali insalubri, sopratutto molto piombo, che richiederanno una lunga bonifica integrale, sino al 2032, un’altra questione deve essere affrontata adesso all’Opéra de Paris sul soffitto della sala grande.
Quando il Palais Garnier fu inaugurato nel 1875, il soffitto è apparso decorato dal pittore Jules-Eugène Lenepveu (1819-1898) intitolata “Les Muses et les Heures du jour et de la nuit” (Le Muse e le Ore del giorno e della notte) rappresentate attraverso figure allegoriche. Ma nel 1960, André Malraux, allora ministro della Cultura, ebbe l’idea di affidare al pittore russo-francese Marc Chagall (1887-1985), la realizzazione di un nuovo soffitto che fu inaugurato nel 1964, un'opera monumentale di circa 220 m² che rende omaggio ai grandi compositori d’opera e balletto del passato, con l’inconfondibile stile di Chagall, con figure e simboli fluttuanti dai colori vivaci.
La realizzazione di Chagall, dopo iniziali polemiche, è stata presto considerata un riuscito esempio di coesistenza tra classico e moderno, un’operazione di rinnovamente che proietta il teatro ottocentesco in stile Secondo Impero nella contemporaneità, esattamente quello che André Malraux voleva. Il dipinto originale di Lenepveu però non fu distrutto, ma coperto con una struttura amovibile di 24 tele su cui dipinse Chagall. Anche Lenepveu non aveva realizzato la sua decorazione del soffitto in modo usuale, ma dipingendo direttamente sulle lastre di rame della parte interna della cupola. Vincitore del Prix de Rome, Lenepveu ha realizzato importanti opere su commissione, dipinti per diverse chiese parigine ma anche un dipinto monumentale al Pantheon e una decorazione al Louvre.
Un discendente di Lenepveu , Arnaud Carayon, ha chiesto adesso che il soffitto di Chagall venga rimosso e rimontato periodicamente, così da permettere di ammirare anche la versione del suo antenato. Oggi una sua versione in scala ridotta si può vedere solo al Musée d’Orsay di Parigi. E’ stata fondata anche un’associazione “Amici di Lenepveu” e sono state scritte due lettere al presidente Macron, ottenendo solo una generica promessa d’attenzione alla questione. Dopo che per tre anni è caduta nel vuoto la richiesta di rendere di nuovo visibile il soffitto originale per qualche tempo, adesso si parla anche di possibili azioni legali. I lunghi lavori di ristrutturazione di Palais Garnier potrebbero, infatti, essere il momento perfetto per un esplorazione delle condizioni della cupola di Lenepve, per verificarne lo stato di conservazione e la necessità di eventuali restauri.
Alexander Neef, direttore dell’Opéra di Parigi, ha ricordato in un articolo di Le Monde che “il soffitto di Lenepveu è classificato come monumento storico dal 1923, quindi il suo valore storico è riconosciuto”, ma ha anche ricordato che “il dibattito sul soffitto di Chagall va avanti da oltre 60 anni”. Già all’epoca della commissione governativa a Chagall, infatti, ad esempio, il Royal Institute of British Architects di Londra chiese di non coprire il soffitto originale perché il carattere unico di Palais Garnier, si sosteneva, si basa sul fatto che “tutti i suoi elementi, architettura, dipinti, sculture e mosaici, lavorano insieme in armonia”. Oggi però è dfficile immaginare Palais Garnier senza la cupola di Chagall che è diventata una delle sue grandi attrazioni, come il grand foyer e la grande scalinata d’accesso. Il dibattito continua.