Anche la Germania chiude i teatri

A partire dalla prossima settimana i sipari restano abbassati per un mese e la direzione dello Staatstheater di Mainz punta il dito contro i politici in una lettera aperta

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Staatstheater Mainz
Staatstheater Mainz

Anche in Germania si cerca di mettere un freno all’impennata dei contagi da coronavirus e si opta per una soluzione all’italiana. Da lunedì prossimo dunque chiusura forzata di ristoranti, bar e birrerie, di piscine e palestre e, come in Italia, di cinema, teatri e sale da concerto. La chiusura durerà per tutto il mese di novembre.

Da registrare una lettera aperta della direzione dello Staatstheater di Mainz firmata da tutta la dirigenza e diffusa poco dopo l’annuncio delle drastiche misure. “I teatri sono tra i luoghi più sicuri del paese. È stato dimostrato che nessuno spettatore di teatro di prosa o teatro lirico si è infettato. I sistemi di ventilazione ad alte prestazioni e i le misure sanitarie pensati in maniera rigorosa assicurano una situazione priva di rischi nel senso letterale del termine” esordisce la lettera, che sottolinea come i teatri si siano mossi in maniera responsabile per difendere la salute dei propri dipendenti e del pubblico. Nonostante questo, “avremmo desiderato una volontà politica di dare forma alle cose, cercando attivamente di contrastare il crescente isolamento causato dalle severe restrizioni al contatto con le persone: luoghi importanti di vitalità come zattere di salvataggio in un tempo che domanda così tanto a ogni individuo. Invece, in un riflesso di prevenzione a tappeto, che troviamo miope, si perde questa preziosa opportunità”, prosegue la lettera, che continua con una accusa pesante alla classe politica: “Quando i politici non si fidano più delle proprie linee guida, perdono credibilità e le misure appaiono arbitrarie. Il clima sociale sta cambiando in maniera evidente e l’accettazione delle decisioni politiche sta scemando. Noi avremmo voluto continuare a contrastare in qualche modo questo fenomeno.” Da queste premesse, la decisione di non colmare il vuoto con una programmazione in streaming: “A differenza della scorsa primavera, quando conoscevamo meno e non potevamo valutare dove si nascondevano i pericoli, non sosteniamo questa decisione politica di chiudere i teatri. Per questo motivo non utilizzeremo formati virtuali su internet per alleviare il dolore del fantasma analogico. Il sipario è chiuso e tutte le domande sono aperte.”

Dopo una riapertura faticosa e molto prudente, un nuovo arresto dunque sulla strada della ripresa per i teatri tedeschi. È certo che la protesta di Mainz non resterà isolata.

 

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