Contemporaneamente Antico

Il nuovo e sorprendente album del percussionista e cantastorie siciliano Alfio Antico, prodotto da Colapesce e Mario Conte
 

Alfio Antico
Foto di R. Gulisano
Disco
world
Alfio Antico
Antico
Origine
2016

Per abitudine consideriamo che la tradizione debba confortare e rassicurare, fornendo certezze utili a compensare l’affanno cognitivo causato dall’incalzare dell’attualità. Non è così nel caso di questo disco “antico” solo per titolarità e denominazione, intenzionato viceversa a misurare sul piano della contemporaneità l’efficacia di linguaggi – sonori e verbali – in apparenza arcaici. Elementi costitutivi, infatti, sono il ritmo e la voce: ossia i fondamenti originari dell’espressione musicale. Un’architettura essenziale, che recupera linee e forme del folklore siciliano e, in generale, mediterraneo. Alfio Antico ne è testimone e interprete da decenni, benché non abbia ceduto mai alle lusinghe della nostalgia. Qui meno ancora di altre circostanze. Accompagnando il proprio cantilenare in dialetto col battito della tammorra, suo strumento elettivo, fa rivivere la figura del cantastorie in maniera affatto originale. Merito dell’ambiente acustico creato dai giovani produttori cui si è affidato nell’occasione: il conterraneo Lorenzo Urciullo, in arte Colapesce (altro siciliano impegnato a valorizzarne le qualità, come già in precedenza – l’album del 2011 Guten Morgen – Carmen Consoli), e Mario Conte.

La combinazione fra passato remoto e presente è a tratti impressionante, addirittura generatrice di futuro. “Storii di pisci”, filastrocca sostenuta da una serrata cadenza percussiva, è trasfigurata dall’intrusione dell’elettronica, evocando scenari mozzafiato da rave terzomondista, mentre dalla successiva “Anima”, con voce posseduta e lento andamento ipnotico, si alzano cupi vapori sulfurei e l’affresco antropologico di “Venditori ambulanti” viene screziato da insidie rumoriste (naturali o artificiali che siano, fra belare di pecore e inneschi di chitarra elettrica). La potenza della suggestione non è distante – ad esempio in “Pirchì” – da quella creata in Crêuza de mä da Fabrizio De André (con il quale Antico collaborò vent'anni or sono, ai tempi di Anime salve), ovvero – in modo diverso – dall’Africa avveniristica dei congolesi Mbongwana Star. World music ai massimi livelli, insomma (per quanto tale definizione possa avere ancora un senso).

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