Carmen Villain tra tempo e ricordi

Memoria svela il mondo di Carmen Villain al di là delle parole, ed è il suo album più maturo

EB

14 settembre 2026 • 5 minuti di lettura

Foto di Signe Luksengard
Foto di Signe Luksengard
Cpertina di Memoria
Cpertina di Memoria

Carmen Villain

Memoria

Smalltown Supersound 2026

Carmen Maria Hillestad alias Carmen Villain è nata 43 anni fa in Michigan da madre messicana e padre norvegese, ha trascorso l'adolescenza a Oslo per poi spostarsi prima a New York, dove ha lavorato come modella, e poi a Londra, dove ha dato inizio alla sua carriera musicale - in Norvegia aveva nel frattempo imparato a suonare il pianoforte e il clarinetto. Dopo un esordio in ambito shoegaze e dream-pop, nel 2022 ha dato alle stampe il sorprendente Only Love from Now On, un paesaggio pastorale con riusciti inserti di cosmic jazz ed echi di Jon Hassell e David Sylvian, accolto molto bene dalla stampa specializzata. 

Se andate sulla sua pagina Bandcamp, trovate questa breve presentazione: «I diversi mondi sonori che Carmen Villain ha costruito attraverso la sua carriera sono caratterizzati da una curiosità infinita per il suono. Lavorando da qualche parte tra la pulsazione ritmica smussata del dub, il basso fisico e le trame immersive del Quarto Mondo, Villain affronta la composizione come un atto di memoria e di trasformazione, dove i suoni erodono, si ripetono e riappaiono in forme alterate».

Con Memoria Carmen Villain compie un passo decisivo verso il consolidamento del proprio linguaggio sonoro, allontanandosi sempre di più dalle vecchie matrici indie-rock degli esordi per esplorare scenari ambient profondi, organici ed evocativi. Prima di destreggiarci tra i sette episodi che compongono la sua ultima fatica, cerchiamo di soddisfare una legittima curiosità: perché questo nome Villain, il cattivo dei romanzi o dei film? La risposta è arrivata nel corso di un'intervista concessa a Fräulein Magazin: «Oh, cielo, non lo so davvero. Penso che mi piacesse semplicemente come appariva la parola scritta. Non ha un significato più profondo, a essere sincera. Non la penso in senso letterale. Mi piaceva solo il nome. Credo di aver visto una donna con quel cognome e ho pensato: "Sta bene". Non so perché. Ma è successo molto tempo fa, è rimasto e ora non posso più liberarmene».

In questo nuovo album Carmen esplora l'idea di tempo e memoria: allontanandosi dalla creazione musicale melodica tradizionale, crea una musica che si basa sulle frequenze e sull'astrazione, facendo ricorso anche al suo vasto archivio sonoro. Non si ritiene una strumentista, sa suonare alcuni strumenti musicali ma, per sua stessa ammissione, male.

E allora chiunque può diventare musicista? Lascio nuovamente a lei la risposta: «Penso che oggi sia possibile per chiunque fare musica, perché non c'è bisogno di un grande studio pieno di hardware e costose apparecchiature di registrazione per fare cose davvero interessanti. Credo che la differenza tra chi lo fa davvero e chi dice di farlo sia che ci vogliono disciplina e impegno per portare a termine degli album. Quindi sì, penso che sia una questione di perseveranza, oltre all'accesso alla tecnologia. E poi avere buone idee ed essere motivati».  

Foto di Signe Luksengard
Foto di Signe Luksengard
L'astrazione è anche volo. È libertà dai vincoli spazio-temporali del momento; libertà di pianificare il futuro, ricordare il passato, comprendere il presente da una prospettiva riflessiva che li incorpora tutti e tre; libertà dai confini immediati della soggettività tangibile, libertà di immaginare il possibile e trasportarsi al suo interno; libertà di esaminare il reale come una risorsa per dare corpo al possibile... 
Adrian Piper, artista concettuale statunitense (1987)

Come già detto, l'album si sviluppa lungo sette tracce in cui paesaggi acustici e variazioni elettroniche si intrecciano con ritmi dilatati, richiami dub-ambient e stratificazioni strutturate: è un'esplorazione sulla natura del ricordo, sulla temporalità e sullo spazio. La musica di Memoria non cerca di riempire la stanza con strutture rigide, ma fluttua come una nebbia controllata, stratificando tessiture acustiche ed elettroniche in modo quasi scultoreo. Ecco il punto centrale: Memoria è un album che non fa riferimento, non evoca e non imita intenzionalmente alcun paesaggio reale. Al contrario, la musica dovrebbe essere vista come un luogo astratto in cui possiamo mettere in atto i nostri ricordi, un posto per rievocare suoni che solo noi possiamo sentire, uno spazio fatto di gesti, movimenti e luce tremolante, uno spazio da percepire.

"Blue" è un brano che appare particolarmente granulare, particolarmente "astratto". La musica di Villain è stata spesso descritta come spectral dub e i suoi legami con questo genere sono evidenti in questo brano, in cui il basso vibra, cresce, ruggisce, mentre trama e fruscii ovattati sembrano muoversi ai margini della percezione. «E poi, ovviamente, c'è il flauto. Johanna Orellana suona questo flautino di legno piccolissimo e di scarsa qualità, che avrà comprato per una sterlina da qualche parte in un mercato delle pulci. Volevo una risposta umana al brano, un pizzico di selvaggio. È fondamentalmente l'unico punto del disco in cui si sente che qualcuno ha effettivamente suonato sopra qualcosa: una risposta diretta».

Di questo brano c'è già un remix grazie all'intervento della musicista elettronica statunitense Jlin: il ritmo aumenta e il flauto di Orellana è frantumato in piccoli loop nervosi. Jlin elimina le sfumature malinconiche della versione originale e gli elementi elettronici da soffusi si fanno oppressivi.

Probabilmente completato  a Cabo de Gata, un parco naturale vulcanico nel sud della Spagna, "Entre Nosotros" è un altro dei pezzi forti dell'opera nonché il più lungo, caratterizzato da pulsazioni dub-ambient profonde. I fiati processati e i riverberi si sovrappongono, creando un'atmosfera notturna e intima che riflette appieno la tensione espressiva dell'album. Questo brano - come era già successo con "Gestures", di cui vi ho proposto il video -  lavora su ritmi dilatati e arpeggi minimalisti di synth che sembrano muoversi al rallentatore, evocando l'effetto di ricordi che riaffiorano sfocati.

Del resto l'iniziale "Labour of Imagination" aveva subito stabilito la direzione sonora:  sintetizzatori avvolgenti e field recording a creare un senso di sospensione, guidando l'ascoltatore in uno spazio quasi meditativo in cui la trama prende forma con ricercata lentezza. In Memoria la voce è ovunque, anche se non sotto forma di parole. Il respiro è sempre presente, come se le tracce stesse fossero letteralmente fatte d'aria: dal ronzio quasi impercettibile dei sintetizzatori in "Hope Synapses" ai sospiri frammentati del flauto in "Labour of Imagination", che crescono e svaniscono con un ritmo che ricorda l'attività onirica. In questo mondo dove tutto è incarnato e non verbale, siamo circondati dall'atto di parlare, ma mai dalle parole stesse. 

Memoria è uno spazio indefinito, è un contenitore per i nostri paesaggi interiori, ma non un paesaggio in sé. La struttura stessa della musica lo permette, con la ripetizione e la distorsione che agiscono come imperfezioni dinamiche che sfumano: ricordi per l'appunto. Siamo di fronte a un lavoro elegante, sottile e immersivo che dimostra come l'ambient moderna possa essere contemporaneamente astratta e carica di calore umano.

Quello dei ricordi è uno dei temi più antichi tra chi fa musica. Cosa siamo senza i nostri ricordi? Siamo ciechi nel suono? La memoria è uno di quei misteri della vita a cui tutti pensiamo.
Carmen Villain - intervista concessa a The Line of Best Fit

P.S. Io mi sono dilungato quando forse il commento migliore, sintetico e divertente,  me l'ha scritto un mio amico dopo l'ascolto del disco: «Minchia, che trip! L'ho ascoltato mentre cucinavo e mi pareva che fosse entrata gente in casa».