Musica, tecnologia e ricerca: a Vienna i progetti del Conservatorio Steffani
Il Direttore del Conservatorio di Castelfranco Veneto illustra i progetti che hanno portato l’istituto al centro della scena culturale internazionale.
26 maggio 2026 • 5 minuti di lettura
In collaborazione con Conservatorio di Musica “Agostino Steffani” di Castelfranco Veneto
Il prossimo 22 maggio il Conservatorio di Musica Agostino Steffani di Castelfranco Veneto presenterà a Vienna, nella sede di Palazzo Metternich dell’Ambasciata d’Italia in Austria, i risultati dei progetti realizzati nell’ambito del PNRR. L’iniziativa, pensata come momento conclusivo di un intenso percorso di ricerca, produzione artistica e internazionalizzazione, riunirà istituzioni e pubblico per raccontare un ecosistema di attività che ha visto il Conservatorio protagonista nel campo musicale e performativo. La giornata sarà accompagnata da una conferenza-concerto dedicata ai principali progetti sviluppati e culminerà in un’esibizione dell’Ensemble Agostino Steffani con musiche di Steffani, Luchesi, Mozart e Vivaldi.
Al fine di conoscere più da vicino l’essenza di questi progetti, abbiamo intervistato il M° Paolo Troncon, Direttore del Conservatorio di Castelfranco Veneto.
Direttore, nei prossimi giorni è atteso a Vienna per l’atto finale del progetto PNRR che ha coinvolto il Conservatorio di Castelfranco: in cosa consiste il progetto?
«Il progetto “Music Theatre and New Technologies: Toward a New Paradigm in Opera Studies and Performance” (MTNT) è stato uno dei programmi maggiormente finanziati dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito dei fondi PNRR, con un investimento complessivo di 5 milioni e 236 mila euro.
Si tratta di un’iniziativa di grande rilievo nazionale, sviluppata attraverso una partnership che coinvolge dodici prestigiose istituzioni italiane di alta formazione: sei Conservatori, cinque Accademie — tra cui l’Accademia del Teatro alla Scala di Milano e l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico di Roma — oltre all’Università di Padova. Il Conservatorio di Castelfranco Veneto è capofila del progetto ed è responsabile della progettazione e del coordinamento dell’intero programma.
L’obiettivo del progetto MTNT è ripensare il futuro dell’opera attraverso l’integrazione tra patrimonio musicale italiano e nuove tecnologie digitali, dal metaverso all’intelligenza artificiale, fino alle arti performative immersive.
Il programma si sviluppa lungo diverse direttrici strategiche: promuovere l’opera italiana a livello internazionale attraverso nuovi formati digitali; favorire la ricerca interdisciplinare tra musica, teatro, arti visive e tecnologie; realizzare edizioni critiche e archivi digitali del patrimonio operistico; sperimentare nuove modalità di performance immersive; rafforzare la cooperazione internazionale tra istituzioni AFAM, università e centri culturali; sostenere percorsi di dottorato e alta formazione legati alla transizione digitale; e, infine, ampliare il pubblico dell’opera, coinvolgendo in particolare le giovani generazioni».
Come si è svolto il progetto?
«Ogni istituzione coinvolta nel partenariato ha sviluppato le proprie attività all’interno degli obiettivi definiti dal bando ministeriale e dal progetto che ci ha visti vincitori. I risultati restituiti al mondo musicale, artistico e della ricerca sono stati numerosi e molto concreti. Solo a Castelfranco Veneto sono state realizzate tredici azioni differenti, tutte orientate alla valorizzazione del patrimonio musicale e alla creazione di nuove opportunità formative e artistiche. Tra le iniziative più significative c’è sicuramente il lavoro svolto sul patrimonio della Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, con la creazione di un ecosistema digitale dedicato all’opera del Seicento. Questo percorso ha portato anche all’avvio della collana editoriale “Opera a Venezia nel Settecento” per Casa Ricordi, con i primi volumi dedicati ad Antonio Cesti, Antonio Sartorio e Francesco Cavalli. Parallelamente è stata avviata la digitalizzazione del Fondo librettistico Antonio Groppo, una raccolta straordinaria che documenta la nascita del teatro d’opera pubblico veneziano.
Grande rilievo ha avuto anche il progetto dedicato ai libretti di Lorenzo Da Ponte, culminato nella realizzazione della piattaforma digitale “Da Ponte Libretti”, oggi accessibile a studiosi di tutto il mondo e sviluppata secondo i più avanzati standard della filologia digitale. Questo lavoro è stato accompagnato da attività formative internazionali, come la Winter School e la Spring School dedicate alla filologia digitale.
Sul fronte della formazione artistica, abbiamo ospitato una masterclass internazionale su Le nozze di Figaro di Mozart, che ha portato a Castelfranco studenti e docenti provenienti da diversi Paesi europei e ha dato avvio a una collaborazione strutturata con il Mozarteum di Salisburgo.
Un altro momento particolarmente importante è stata la produzione de L’Olimpiade di Antonio Vivaldi, andata in scena al Teatro Mario Del Monaco di Treviso in occasione della chiusura delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026. È stato uno spettacolo che ha unito ricerca musicologica, formazione internazionale e innovazione tecnologica, attraverso scenografie digitali e nuovi linguaggi visivi.
Accanto a queste attività, il Conservatorio ha promosso anche importanti iniziative di ricerca: dalla fondazione del Centro Internazionale di Studi su Agostino Steffani, fino ai convegni dedicati all’opera italiana e alla musicologia digitale, con pubblicazioni internazionali previste negli Stati Uniti.
Infine, abbiamo dedicato uno specifico spazio alla creazione contemporanea, coinvolgendo circa cento studenti provenienti da otto conservatori italiani nella produzione e registrazione di nuove composizioni per chitarra e orchestra. Il progetto ha inoltre commissionato nuove opere a compositori italiani contemporanei, presentate anche alla New York University e successivamente pubblicate in volumi monografici.
Nel complesso, credo che questo progetto abbia dimostrato come ricerca, formazione, produzione artistica e innovazione tecnologica possano dialogare in modo virtuoso, creando un impatto reale sia sul territorio sia a livello internazionale».
Quanto importante è per un conservatorio fare parte di una rete, di una progettualità condivisa con altre istituzioni?
«La capacità di un istituto di fare rete è fondamentale, data l’organizzazione dei Conservatori italiani che sono quasi ottanta, in gran parte di piccola e media grandezza e tutti dello stesso livello. Ma anche in virtù delle prospettive di sviluppo del sistema AFAM, sempre più vicina all’università, senza mai raggiungerne le dimensioni. Castelfranco Veneto è un esempio particolarmente avanzato e capace in fatto di partnership: oltre ad essere capofila del progetto PNRR illustrato, è anche capofila di un dottorato nazionale che raggruppa 19 Conservatori: attualmente gestiamo 103 dottorandi. Inoltre, siamo capofila anche del più grande consorzio italiano riconosciuto dall’agenzia nazionale Erasmus, “Working With Music 2.0” che gestisce vari progetti internazionali, cui partecipano 15 Conservatori».
Qual è il bilancio di questo progetto?
«Assolutamente positivo. Abbiamo solo avuto problemi causati dalle linee guida di rendicontazione che non prevedevano molte delle azioni, spese, pagamenti che abbiamo dovuto fare, essendo queste di una tipologia (quella artistico-musicale) molto differente dagli altri progetti finanziati PNRR. Oltre ai prodotti sopra citati che forniscono spunti per ulteriori ricerche, per successivi progetti, il Conservatorio ha acquisito importanti relazioni con Università, editori, enti di produzione, altri istituti musicali italiani ed esteri che permetteranno uno sviluppo molto qualificato delle attività. Inoltre, il personale ha acquisito nuove competenze che permetteranno di partecipare e gestire ulteriori bandi, anche di grandi dimensioni finanziarie».
Quali sono gli obiettivi strategici del Conservatorio Steffani, parallelamente all'aspetto didattico? Quali sono le prossime sfide?
«La sfida maggiore sarà migliorare la qualità del dottorato nazionale “Artistic Research on Musical Heritage” di cui siamo capofila e sede amministrativa. Col prossimo ciclo ci avvicineremo a 150 dottorandi, tutti di ambito musicale. Si tratta attualmente del più ampio dottorato musicale coordinato da un Conservatorio italiano. Stiamo poi investendo in particolari progetti internazionali in Europa e in America, i più particolari sono in Africa. In Mozambico lavoriamo da dieci anni, adesso ci apriremo con il Senegal e altri Stati africani che ci stanno contattando. L’esperienza di capofila acquisita ci permetterà di competere in altri progetti nazionali di ricerca (PRIN) e bandi europei (Europa Creativa, AgoraEU, altri programmi)».