La musica lunga di Ben Seretan

Lo strano caso del cantautore statunitense adottato dall’Italia

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Ben Seretan
Bowl of Plums
Love Boat

Dovendosi descrivere, questo ventottenne californiano residente a Brooklyn dice: «Suono la chitarra elettrica, canto e faccio musica lunga». Va a sapere in che senso, “lunga”. Sarà forse per quel brano di 22 minuti e rotti allegato alla riedizione del primo e omonimo album (il quale del resto ne conteneva parecchi di proporzioni oversize rispetto agli standard). Curioso che a curarne la seconda tiratura sia stata l’indipendente nostrana Love Boat, piccina anzichenò ma dotata d’intuito, visto che allora in patria Seretan era un Signor Nessuno, mentre adesso il suo nuovo lavoro – registrato in giro per gli States: ciascuna traccia in un luogo differente, dall’Alaska alla California – ha avuto l’onore di trovare posto, fra un Paul Simon e un Red Hot Chili Peppers, nella rosa mensile dei “12 dischi che non vediamo l’ora di ascoltare” stilata da “Newsweek”.

Diciamo pure cantautore, per comodità, benché l’elenco di artisti da lui considerati influenti cominci citando Alice Coltrane e Jonathan Richman. Free folk, magari? Potrebbe essere… L’iniziale “You Took My Blues Away”, ad esempio, esordisce con fragile voce in falsetto e timidi arpeggi fingerpicking, sfociando però poi in un crescendo dai toni epici che sembra provenga quasi da un’altra partitura. Segue a ruota l’apice della raccolta, “Cottonwood Tree”: canzone emotiva e incalzante dall’immediatezza contagiosa (senza prendersi troppo sul serio, comunque: lo si può constatare guardando il relativo video).



E arriviamo alla “ciotola di prugne” cui si allude nel titolo: la ballata intestata in quel modo, sognante e malinconica, indugia con sguardo compassionevole sulla poesia delle piccole cose d’ogni giorno (denominatore comune del tessuto narrativo). È l’episodio più esteso del lotto, arrivando a sfiorare i quattro minuti e mezzo di durata. Non esattamente “lungo”, quindi. E già che siamo in tema di ritrattazioni, dentro “In a Twin Bed” non figura alcuna chitarra, rimpiazzata dal pianoforte, come capita ancora verso la fine in “You Are on the Water”. Nel mondo di Ben Seretan non esistono dunque precetti inviolabili: meglio così.

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