Isole, il Chigiana International Festival & Summer Academy 2026
Dal grande repertorio al particolare omaggio a Henze nel centenario della nascita, il Direttore artistico Nicola Sani racconta il Festival 2026.
26 maggio 2026 • 10 minuti di lettura
Con il titolo Isole, dal 7 luglio al 1° settembre 2026 si terrà la 12ª edizione del Chigiana International Festival & Summer Academy, la rassegna che trasformerà Siena e le sue terre in uno degli epicentri della vita musicale internazionale. Oltre 100 concerti attraversano stili ed epoche diversi, con una costante tensione verso l’innovazione, l’interdisciplinarità e le intersezioni tra musica e tecnologia, grazie anche alla presenza di solisti e docenti tra i più richiesti sul panorama internazionale.
In vista dell'inaugurazione del Festival, abbiamo intervistato il Direttore artistico Nicola Sani.
A cosa si riferisce Isole, titolo del Chigiana Festival 2026?
«Ogni edizione del Chigiana International Festival & Summer Academy è guidata da un titolo tematico. Isole nasce dall’esigenza di trovare un’immagine capace di descrivere la natura profonda del Festival: non un unico continente culturale, ma un arcipelago di esperienze autonome e connesse tra loro.
Ogni concerto, progetto o nuova commissione rappresenta un’isola con una propria identità, che acquista significato nella relazione con le altre. È una prospettiva che attraversa tutto il Festival: i linguaggi musicali — dalla polifonia rinascimentale alla musica elettronica — convivono e dialogano continuamente, così come il repertorio storico e la creazione contemporanea.
Anche la Summer Academy riflette questa idea: oltre 400 giovani musicisti provenienti da più di 50 paesi formano una comunità internazionale dinamica, fatta di studio, confronto e collaborazione.
Isole è anche un invito al pubblico a costruire un proprio percorso di ascolto, attraversando linguaggi e proposte diverse in modo libero e personale. L’ascolto diventa così un’esperienza attiva di esplorazione e scoperta.
Il titolo richiama inoltre la figura di Hans Werner Henze, al centro di un importante Focus nel centenario della nascita. La sua vita e la sua opera — da Ischia a Montepulciano, fino ai legami con la cultura italiana e con figure come Ingeborg Bachmann, Elsa Morante e Luchino Visconti — possono essere lette come un vero arcipelago creativo. Isole, dunque, non è soltanto il titolo di un’edizione, ma un metodo: un modo di immaginare la cultura come rete di esperienze autonome ma profondamente interconnesse».
Quali sono le linee guida del programma?
«Il programma del Chigiana Festival 2026 si fonda su un’idea di cultura come ecosistema, in cui formazione, produzione artistica, creazione contemporanea, tecnologia e responsabilità sociale dialogano costantemente tra loro.
Le linee guida principali sono tre. La prima è l’integrazione tra alta formazione e produzione artistica. La Chigiana Summer Academy coinvolgerà oltre 400 giovani musicisti da più di 50 paesi in 32 corsi di alto perfezionamento con grandi interpreti e docenti internazionali. Gli allievi partecipano direttamente alle produzioni del Festival, condividendo palcoscenici e processi creativi con artisti affermati. È uno dei tratti distintivi del modello Chigiana.
La seconda è l’attenzione alla creazione contemporanea. Il Festival presenterà oltre 40 prime esecuzioni, di cui 13 assolute, con nuove commissioni affidate a compositori come Andrea Mannucci, Philippe Manoury, Nicola Bernardini, Alessandro Melchiorre, Marco Quagliarini e Fabrizio De Rossi Re. In questa edizione assumono particolare rilievo la musica elettronica e la ricerca tecnologica, con la presenza di figure come Miller Puckette e Philippe Manoury.
La terza linea guida riguarda il territorio e la responsabilità sociale. Il Festival si diffonde in tutta la Toscana, trasformando luoghi storici e paesaggi del territorio in spazi di spettacolo. Parallelamente prosegue l’impegno sul fronte dell’accesso e dell’inclusione, attraverso numerose borse di studio dedicate ai giovani musicisti italiani e internazionali. Attorno a queste direttrici si sviluppano i sette percorsi tematici del programma — Special Events, Legends, Today, Opera, Off the Wall, Factor e Lounge — che offrono al pubblico molteplici modalità di accesso al Festival.
Il risultato è un Festival che non vuole essere soltanto una vetrina, ma un laboratorio in cui tradizione, presente e futuro convivono e si mettono reciprocamente alla prova».
Non solo grande repertorio, ma anche nuova musica: quali saranno le prime esecuzioni assolute?
«La creazione contemporanea è da sempre uno degli elementi centrali dell’identità della Chigiana. Al centro del programma ci sono sei nuove commissioni dell’Accademia Chigiana. Tra queste, Requiem per Giulia di Andrea Mannucci affronta il tema della violenza di genere attraverso una grande partitura per voci, ensemble ed elettronica. Tell me all. Tell me now di Philippe Manoury, realizzato con il sostegno della Ernst von Siemens Music Foundation, esplora invece il rapporto tra voce e live electronics su testi tratti dal Finnegans Wake di James Joyce. Completa questo nucleo D’Altro canto 2 di Nicola Bernardini, anch’esso per voci ed elettronica. A queste si aggiungono Voci nel Silenzio di Alessandro Melchiorre, Segni, tracce, residui di Marco Quagliarini e An Optical illusion to? di Fabrizio De Rossi Re.
Un aspetto particolarmente importante riguarda le nuove opere nate direttamente all’interno dei corsi di alto perfezionamento. Gli allievi del Corso di Composizione di Salvatore Sciarrino presenteranno nuove creazioni eseguite dall’MDI Ensemble, mentre il Corso di Live Electronics diretto da Alvise Vidolin e Nicola Bernardini darà vita a nuove produzioni dedicate alla ricerca elettronica e sonora.
Il Festival ospiterà inoltre nuove opere legate al Focus Henze 100 e numerose prime esecuzioni italiane. Questo insieme di produzioni e commissioni riflette una precisa visione culturale: la Chigiana non si limita a programmare musica contemporanea, ma la produce, la sostiene e la accompagna concretamente verso il pubblico».
In che modo il Festival renderà omaggio a Henze nel centenario della nascita?
«Nel centenario della nascita di Hans Werner Henze, il Chigiana International Festival 2026 gli dedica il Focus più ampio mai realizzato in Italia e tra i più articolati a livello internazionale: 41 composizioni distribuite lungo tutto il Festival, dal 7 luglio alla fine di agosto. Non un omaggio celebrativo, ma un percorso vivo attraverso la sua opera, messa in dialogo con il presente.
La scelta di Henze riflette la natura stessa del Festival. È stato un autore capace di attraversare linguaggi, forme e contesti diversi con assoluta libertà, mantenendo sempre una forte tensione etica e civile. La sua musica continua a parlare al nostro tempo e rappresenta un riferimento importante anche per i giovani musicisti della Summer Academy.
Esiste inoltre un legame profondo tra Henze e l’Italia, in particolare con la Toscana e Montepulciano, che rende questo omaggio particolarmente significativo per la Chigiana. Non a caso il Focus include due coproduzioni con il Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano.
Il Festival si aprirà il 7 luglio con il Requiem di Henze, eseguito da Jeroen Berwaerts, Emanuele Arciuli e dall’Orchestra della Toscana diretta da Kai Röhrig: una scelta che testimonia la volontà di confrontarsi con una delle sue pagine più visionarie e complesse. Il programma attraversa poi tutta la sua produzione, dalla Cantata della fiaba estrema su testo di Elsa Morante a Le miracle de la rose, fino ai lavori cameristici e ai Lieder. Tra gli interpreti figurano Tabea Zimmermann, Ilya Gringolts, Jean-Guihen Queyras, Alessandro Carbonare, Ian Bostridge, David Geringas ed Eliot Fisk.
Il Focus avrà anche una forte dimensione interdisciplinare, con incontri pubblici, proiezioni, spettacoli e approfondimenti dedicati ai rapporti di Henze con figure come Ingeborg Bachmann, Elsa Morante e Jean Genet.
Un aspetto centrale è la dimensione relazionale del progetto: Henze viene presentato non come figura isolata, ma all’interno di una rete di dialoghi con compositori, intellettuali e nuove generazioni. Il Focus include infatti anche nuove opere di autori legati alla sua eredità artistica e culturale. Il progetto assume infine un valore simbolico particolare nel 75° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Germania, ed è sostenuto dal patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania e del Goethe-Institut».
Cosa potrà ascoltare il pubblico nel concerto di Piazza del Campo?
«Il Concerto per l’Italia in Piazza del Campo è ormai uno degli appuntamenti centrali dell’estate musicale italiana. Ogni anno rappresenta per noi un momento simbolico molto importante: portare la grande musica sinfonica in uno dei luoghi più iconici al mondo e restituirla alla città e al grande pubblico. Il 18 luglio saranno protagonisti Daniel Harding sul podio dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e Stefano Bollani al pianoforte: un incontro tra artisti di straordinario rilievo in una cornice unica.
Il programma si apre con Alborada del gracioso di Maurice Ravel, esempio luminoso della sua scrittura orchestrale. Al centro della serata ci sarà Rhapsody in Blue di George Gershwin, con Stefano Bollani come solista: una pagina simbolo dell’incontro tra musica colta e jazz, che nelle mani di Bollani promette grande libertà espressiva e intensità interpretativa.
Nella seconda parte saranno eseguiti i Quadri di un’esposizione di Mussorgsky nell’orchestrazione di Ravel, uno dei capolavori assoluti del repertorio sinfonico. È un programma pensato per coniugare accessibilità e qualità artistica, costruito attorno alla figura di Ravel, presente come autore, orchestratore e riferimento stilistico dell’intera serata.
Il concerto sarà trasmesso in diretta su Rai Radio 3 e in prima TV su Rai 3, poi su Rai 5 e RaiPlay, con la produzione di Rai Cultura, confermando la vocazione del Concerto per l’Italia a essere non solo un grande evento dal vivo, ma anche un importante momento di condivisione culturale nazionale. Questa edizione prosegue una tradizione inaugurata nel 2021 con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta da Sir Antonio Pappano, e che negli anni ha visto alternarsi sul palco di Piazza del Campo direttori come Zubin Mehta, Daniele Gatti, Myung-Whun Chung e James Conlon, insieme ad alcune delle principali orchestre italiane e a grandi solisti internazionali».
In che modo il Festival sostiene i giovani musicisti?
«Il sostegno ai giovani musicisti è la ragione stessa dell’esistenza della Chigiana. Dal 1932 Palazzo Chigi Saracini accoglie talenti provenienti da tutto il mondo, e questa vocazione continua a essere il cuore del Festival e della Summer Academy.
Il primo livello di sostegno è quello della formazione. La 95ª edizione della Chigiana Summer Academy propone 32 corsi di alto perfezionamento e 7 laboratori di produzione, con oltre 400 giovani musicisti provenienti da più di 50 paesi. Gli allievi lavorano accanto a grandi interpreti e docenti internazionali e partecipano direttamente alla vita produttiva del Festival: concerti, opere, produzioni sinfoniche e prime esecuzioni assolute. La formazione, alla Chigiana, coincide con l’esperienza professionale reale. Il secondo livello riguarda le opportunità performative. La sezione Factor, con 23 concerti dedicati agli allievi, rappresenta una vera piattaforma di lancio per le nuove generazioni. A questo si aggiungono i Gran Galà d’opera, i concerti sinfonici diretti dagli allievi dei corsi di direzione e gli Appuntamenti Musicali diffusi nel territorio toscano, anche in collaborazione con istituzioni sociali e culturali.
Un elemento centrale è poi il sistema delle borse di studio, che quest’anno raggiunge livelli record. Accanto ai premi storici e alle borse sostenute da istituzioni e associazioni del territorio, si confermano le 20 borse di studio dedicate ai giovani musicisti del Mezzogiorno, realizzate con Mediocredito Centrale e BDM Banca.
Novità di questa edizione è il programma Resonancias IILA–Chigiana, che mette a disposizione sei nuove borse di studio per giovani talenti provenienti dall’America Latina, rafforzando ulteriormente la dimensione internazionale dell’Accademia. A tutto questo si aggiungono agevolazioni economiche dedicate agli studenti dei Conservatori italiani e ad altre categorie di giovani musicisti. Per la Chigiana investire nei giovani non è un gesto accessorio o filantropico, ma una precisa visione culturale: formare oggi gli artisti che costruiranno il futuro della musica».
Come si svilupperà quest’anno il versante operistico e teatrale?
«Il versante operistico e teatrale del Festival 2026 è tra i più ricchi mai realizzati dalla Chigiana e riflette pienamente la sua filosofia: unire formazione e produzione artistica in un unico grande laboratorio creativo. Il cuore del progetto è il Chigiana OperaLab, che quest’anno presenterà una nuova produzione del Don Giovanni di Mozart con la regia di Henning Brockhaus, in collaborazione con il Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto. Protagonisti saranno i giovani interpreti del Corso di Canto di William Matteuzzi, affiancati dall’Orchestra Fondazione Luciano Pavarotti diretta da Nicolò Jacopo Suppa. Lo spettacolo andrà in scena il 20 e 21 luglio al Teatro dei Rozzi.
Accanto all’opera mozartiana, due Gran Galà d’opera offriranno spazio ai giovani cantanti della Summer Academy, confermando l’attenzione del Festival verso le nuove generazioni e verso la diffusione della musica nel territorio. Il programma teatrale si svilupperà inoltre attraverso una serie di progetti originali, molti dei quali legati al Focus Henze 100. Tra questi, Divina gemma, come dura pietra di Guido Barbieri, dedicato al rapporto tra Henze e Ingeborg Bachmann; L’isola della metamorfosi, con musiche di Henze su testi di Elsa Morante e Jean Genet; e le già citate prime assolute del Requiem per Giulia di Andrea Mannucci e di D’Altro canto 2 di Nicola Bernardini.
Uno spazio particolare sarà dedicato anche al pubblico più giovane con Dove è andato Pollicino?, spettacolo ispirato all’universo poetico di Henze e pensato per avvicinare bambini e famiglie al teatro musicale contemporaneo. Nel suo insieme, il programma disegna un percorso che va da Mozart alla creazione contemporanea, confermando il teatro musicale come uno degli spazi più vivi e necessari della cultura di oggi».
Quali interpreti saranno protagonisti dei concerti del Festival?
«Il Chigiana International Festival si distingue da sempre per la capacità di riunire grandi protagonisti della scena internazionale, maestri storici e giovani talenti in un unico contesto artistico e formativo. Oltre a Daniel Harding e Stefano Bollani, Daniele Gatti torna alla guida del Corso di Direzione d’Orchestra insieme a Luciano Acocella. Grande rilievo avranno anche figure come Salvatore Sciarrino, protagonista del Corso di Composizione, e Jean-Guihen Queyras, che torna alla Chigiana anche come docente di violoncello.
Tra i solisti figurano Tabea Zimmermann, Ilya Gringolts, David Geringas, Ian Bostridge, Alessandro Carbonare, Salvatore Accardo, Eliot Fisk, Lilya Zilberstein, David Krakauer e molti altri interpreti di primo piano della scena internazionale. Il Festival dedicherà inoltre ampio spazio alla musica contemporanea e alla ricerca elettronica con artisti come Philippe Manoury, Miller Puckette e Juliana Snapper, insieme a ensemble specializzati e nuove produzioni commissionate dal Festival.
Particolarmente importante sarà anche la presenza delle formazioni barocche del Mozarteum di Salisburgo, protagoniste di diversi concerti nella parte finale del Festival, tra cui la Messa in si minore di Bach. Accanto a tutti questi artisti, restano centrali gli oltre 400 giovani musicisti della Summer Academy. Sono loro il vero motore del Festival: giovani interpreti, compositori e direttori che condividono palcoscenici, prove e percorsi artistici con i grandi maestri della scena internazionale. È proprio questo dialogo tra generazioni a rendere il Chigiana Festival un’esperienza unica».