Morti dal vivo

Il ritorno in forma di commiato dei Grateful Dead, per un tris di concerti imperdibili

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Lunedì 6 luglio verrà trasmesso in differita via satellite nei cinema di mezzo mondo, Italia inclusa, il concerto dei Grateful Dead in programma il giorno precedente nello stadio Soldier Field di Chicago, ultimo di un trittico intitolato Fare Thee Well (espressione mutuata da un verso di "Brokedown Palace", brano incluso in American Beauty, album del 1970 divenuto uno dei classici nella vasta discografia del gruppo). Salvo ripensamenti, dovrebbe essere il passo d'addio: «Saranno gli ultimi show con noi quattro insieme», ha dichiarato il 67enne Bob Weir, parlando anche a nome di Phil Lesh (74 anni), Mickey Hart (71) e Bill Kreutzmann (68), gli altri membri originari della formazione statunitense.

Annunciato a metà gennaio, il triplice appuntamento ha scatenato una frenetica caccia al biglietto: la disponibilità complessiva era di 165mila tagliandi (essendo la capienza dell'arena pari a 55mila spettatori), tale da soddisfare meno di un terzo delle richieste pervenute, che nel complesso hanno superato quota 500mila. Tanto che, per venire loro incontro, sono state aggiunte altre due esibizioni, collocate nel weekend appena trascorso, in questo caso al Levi's Stadium di Santa Clara, in California, affiancandole - come si diceva - all'opportunità di seguire quella conclusiva in remoto sul grande schermo, oltre che in pay per view su YouTube e attraverso la piattaforma radiofonica Sirius XM (decisione presa dal management dei Dead anche per disincentivare l'acquisto dei biglietti rastrellati in prevendita dai bagarini e messi poi in commercio a cifre da capogiro).

In due parole, insomma, si tratta del clou per la musica dal vivo negli States, quest'anno. E il motivo è presto detto: con una mossa ad alto valore simbolico, i Dead tornano a suonare nel luogo dove smisero. Era il 9 luglio 1995, un mese esatto prima che morisse - 53enne - il chitarrista, fondatore e leader Jerry Garcia: evento che sembrava aver interrotto definitivamente il cammino di una band capace di segnare come pochissime altre il costume americano nel tardo Novecento (prova ne sia il lutto nazionale proclamato dall'allora presidente Bill Clinton). La vicenda era cominciata nel 1965, dunque vi è pure quest'altra ricorrenza - mezzo secolo dall'esordio! - da celebrare: il 5 maggio di quell'anno i Grateful Dead - che all'inizio si facevano chiamare Warlocks - debuttarono in pubblico con la denominazione che li ha resi celebri. Erano i presagi dell'esperienza psichedelica che - avendo per epicentro la West Coast - stava per investire e trasfigurare il rock, della quale - insieme ai Jefferson Airplane - i Dead stessi furono alfieri, partecipando - per dirne una - al leggendario Human Be-In organizzato da Allen Ginsberg e Timothy Leary il 14 gennaio 1967 al Golden Gate Park di San Francisco: preludio alla successiva "estate dell'amore", ossia l'apoteosi della controcultura hippie, che in termini mercantili raggiunse viceversa lo zenit due anni più tardi al festival di Woodstock, sul cui palco ovviamente non potevano mancare i Dead.

Erano del resto la "live band" per eccellenza, in grado di totalizzare nell'arco di un trentennio oltre 2.300 show, arrivando a esibirsi addirittura ai piedi della piramide di Giza, in Egitto, nel settembre 1978. «Sono andato al mio primo concerto dei Dead nel 1980, quando avevo 16 anni, dopo di che ne ho visti più che potevo, spesso mettendomi esattamente di fronte a Jerry», ha raccontato Trey Anastasio, chitarrista e cantante degli epigoni Phish, chiamato ora a prendere il posto del suo idolo a Chicago e Santa Clara. «Garcia era un grande artista e i Grateful Dead non sono solamente un autentico pezzo di storia della musica, ma fanno parte a pieno titolo della Storia Americana: una band che, nascendo agli albori del rock elettrico, si è appropriata della tradizione e l'ha fatta evolvere». Opinione condivisa da Martin Scorsese, che ha in cantiere - in veste di produttore - un documentario sul gruppo: «I Grateful Dead erano più di una band, costituivano una specie di pianeta a sé, popolato da milioni di fan devoti». Coloro che per convenzione vengono detti deadheads: imponente fenomeno intergenerazionale che da solo spiega l'entità di ciò che sta accadendo in questi giorni oltreoceano.

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