Un nuovo Werther all’Opéra Comique

Toccante il tenore Pene Pati al debutto nel ruolo, minima la regia di Ted Huffman,

AT

27 gennaio 2026 • 4 minuti di lettura

Werther (Foto Jean-Louis Fernandez)
Werther (Foto Jean-Louis Fernandez)

Opéra Comique di Parigi

Werther

19/01/2026 - 29/01/2026

Era dal 1994 che non si creava un nuovo allestimento del Werther di Jules Massenet all'Opéra-Comique, opera pensata dal compositore proprio per questo teatro, anche se poi la première avvenne a Vienna in tedesco nel 1892, causa dubbi all’Opéra Comique per il suicidio finale e poi l’incendio della Salle Favart, e a Parigi andrà in scena nella versione originale in francese solo l’anno successivo. Il nuovo allestimento è stato affidato al regista Ted Huffman, la parte musicale alla bacchetta di Raphaël Pichon alla testa del suo ensemble Pygmalion e nella parte di Werther è stato chiamato il tenore Pene Pati, al debutto nel ruolo, come del resto tutti gli altri protagonisti principali. Musicalmente e vocalmente da sentire, non convince invece la messa in scena di Ted Huffman che, come al suo solito, ormai è il suo stile, riduce al minimo l’allestimento e inventa varianti della storia per adattare quest’ultima al poco che resta. Come nel caso del finale, con Charlotte che porta lei stessa le pistole a Werther e quindi trova quest’ultimo già morente per altra arma, forse si è tagliato le vene perché la donna gli fascia le braccia. Tutto si svolge in una stanza nera, circondata dalla struttura nuda del teatro e con in alto tutte le luci a vista, solo con qualche mobile ed oggetto polivalente, spazio in cui tutti gli atti si svolgono e si confondono, cosi l’organo della chiesa del secondo atto è già presente nel primo e resterà anche nel terzo, con la sola accortezza che quando arriva il suo momento un organista lo suona dal palco. La natura che invoca Werther nel primo atto non c’è,ma nel terzo Charlotte arriva a piedi nudi trascinando faticosamente un abete, sembra con tutta la pesantezza che ha nell’animo all’avvicinarsi del Natale. Scelte che in alcuni casi, quindi, sono discutibili, altre cariche di senso, molte fanno a pugni con quanto viene cantato, come nel caso del primo bacio che il regista fa dare a Charlotte al loro primo incontro e quindi non si capisce perché Werther continui a chiuderle nel terzo atto un primo bacio. Incongruenze e variazioni che potrebbero essere giustificate da una nuova visione interpretativa complessiva della regia che invece si ha difficoltà a percepire, la sensazione non è di assistere ad un’opera ridotta ad elegante essenzialità che mette in primo piano le voci e i sentimenti intimi dei protagonisti, ma di essere privati di una parte dello spettacolo con un visuale povero e brutto. La scenografia è ideata dallo stesso regista mentre i costumi novecenteschi, dalla belle linee, sono di Astrid Klein. A salvare lo spettacolo il maestro Raphaël Pichon, l'ensemble Pygmalion e, i bravi cantanti. L’orchestra, che si caratterizza per suonare strumenti d’epoca, ha proposto una lettura innovante che mescola sonorità antiche, curati slanci romantici molto lirici, con ritmi incalzanti, cinematografici, che ci precipitano togliendo il fiato nel dramma finale, riuscendo in tal modo a ben evidenziare sia tradizione che innovazione della partitura di Massenet, che non a caso considerato l’anello di congiunzione tra Berlioz e Debussy. L’opera Werther, che è stato definita anche un lungo duetto intimo tra i due protagonisti, tocca profondamente l’animo degli spettatori quando è interpretata da cantanti sensibili e ben diretti, e da questo punto di vista il regista ha ben accompagnato l’espressività degli interpreti, restituendo in tal modo una parte del senso che ha tolto nelle scene. Pene Pati nei panni di Werther convince sempre più, atto dopo atto, i dubbi e il dolore del protagonista sono vissuti con sensibilità, intelligenza, in profondità, e la bella voce conferma di possedere un centro solido accompagnato da acuti svettanti e, dall’altra, parte pianissimi pieni, morbidi, intensi, ben controllati con fiati lunghi. L’intimità della messa in scena è sottolineata dal far cantare Werther/Pati seduto sul bordo della fossa orchestrale, il più vicino possibile al pubblico. Il regista propone invece una Charlotte meno misurata dell’usuale, più esasperata nell’esprimere il suo sentire interiore, e la voce del mezzosoprano Adèle Charvet, dagli acuti forti e cupa nella parte bassa dell’estensione, corrisponde a tale travaglio interiore che Ted Huffman ha voluto evidenziare. Una bella sorpresa è poi il giovane soprano Julie Roset nella parte di Sophie, la sorella di Charlotte, timbro fresco, melodiosa, dal virtuosismo naturale e già anche buon gioco attoriale. Ben caratterizzato anche il personaggio di Albert, il promesso sposo e poi marito della protagonista, interpretato dal baritono americano John Chest, mentre il baritono basso Christian Immler, bella voce ma visivamente penalizzato dall’essere un Bailli che si presenta in canottiera mentre si fa la barba, evidentemente il regista ha voluto in questo caso rendere ancora più familiare il personaggio. Ed i bambini, della bravissima Maîtrise Populaire de l’Opéra-Comique. sono presentati in pigiama. Riusciti, infine, i personaggi dei due amici Johann e Schmidt, interpretati rispettivamente da Jean-Christophe Lanièce e Carl Ghazarossian. La nuova produzione di Werther è stata trasmessa lo scorso 23 gennaio in diretta su arte.tv e lo spettacolo resterà disponibile per alcuni mesi. In coproduzione con l’Opéra de Rennes, Angers Nantes Opéra e Théâtre de Caen.