Un Comte Ory senza crociate

Liegi: non convince la regia di Podalydès che trasporta l'opera nell'Ottocento. Ottimo il cast

Le Comte Ory
Le Comte Ory
Recensione
classica
Opèra di Liége
Le Comte Ory
21 Dicembre 2018 - 05 Gennaio 2019

E’ una nuova produzione Opéra Comique, Opéra Royal Chateau de Versailles e Opéra de Wallonie-Liège a firma di Denis Podalydès, membro della Comédie Francaise, che per la prima volta si cimenta con Rossini. Malgrado qualche buona idea, come il primo atto ambientato in una specie di deposito di arredi ammassati, nel complesso l’allestimento è triste e avere ambientato la storia nell’Ottocento anziché all’epoca dei Crociati non giova all’intreccio che perde di credibilità senza ammodernarlo. Anche la direzione dell’Orchestra di Jordi Bernacer è sicura ma manca di finezza e lo spettacolo risulta godibile sopratutto grazie ai tre protagonisti: il tenore Antonino Siragusa è un Comte Ory dal bel timbro squillante e dotato dell’estensione in alto necessaria alla parte così come pensata con ironia da Rossini, buffo come deve essere nei diversi travestimenti; la Comtesse Adèle è il soprano belga sempre più in ascesa Jodie Devos, al suo debutto nel ruolo, naturalissima in scena, divertente, piena di verve e brava; il giovane nobile paggio Isolier è poi il mezzosoprano Josè Maria Lo Monaco, non in perfettissima forma la sera della prima ma che ha dato comunque buona prova delle sue qualità sia vocali che interpretative. A supportarli, due cantanti belgi, Laurent Kubla e Alexise Yerna, rispettivamente Le Gouverneur e Dame Ragonde, come al solito sempre un po’ troppo rigido il primo e nella media la seconda, ma sostenuti con affetto dal pubblico locale, come il baritono italiano Enrico Marabelli pure ormai ben conosciuto a Liegi. Tra i momenti migliori, oltre ai duetti e terzetti dei protagonisti, le scene d’insieme sia quelle al femminile che al maschile, bravo tutto il coro, deliziosa in particolare la scena degli uomini-finte religiose che si danno al vino sgambettando sin ad accennare a un can can. Anche dai costumi, firmati dal rinomato stilista Christian Lacroix ci si aspettava qualcosa di più nuovo, speriamo farà meglio per la nuova produzione a Liegi de I Puritani il prossimo giugno per cui Lacroix ha avuto l’incarico di disegnare nuovamente i costumi. 

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