Turiddu in spiaggia

Bartoletti e Licitra protagonsiti in positivo del dittico di Leoncavallo e Mascagni. Discutibile la regia di Sebastiamno Lo Monaco. Al termine il pubblico ha trovato in vendita un "istant CD" realizzato mercoledì e giovedì scorso durante l'antigenerale e la generale del dittico.

Recensione
classica
Teatro Carlo Felice Genova
Pietro Mascagni
23 Febbraio 2007
Un bell'allestimento di "Pagliacci" e una "Cavalleria rusticana" da sentire, ma non da vedere. Ieri sera al Carlo Felice Bruno Bartoletti e Salvatore Licitra sono stati i protagonisti in positivo di uno spettacolo che ha regalato piacevoli momenti musicali, ma ha anche suscitato non poche perplessità. Bartoletti ha saputo bandire dalle due partiture ogni volgarità e accento bandistico. Una lettura densa di lirismo, di tensione emotiva, con dinamiche variate, rallentamenti improvvisi, ma anche con il giusto vigore tragico. Nei due cast si è imposto il tenore Salvatore Licitra che ha sostenuto i due ruoli di Canio e di Turiddu. Generoso in entrambi, Licitra ha mostrato una sicura verve interpretativa: articolata con intelligenza la celebre "Vesti la giubba" leoncavalliana, restituito con intensa espressività l'"Addio alla madre" mascagnano. Al suo fianco, bene le due protagoniste femminili, Svetla Vassileva e Susan Neves: la prima ha conferito a Nedda una aggraziata personalità gestuale e vocale, la seconda ha costruito una Santuzza di forte tensione drammatica. Fra gli altri si citano Alberto Gazale (Tonio), Roberto De Candia (Silvio), Juan Francisco Gatell (Arlecchino) e poi Paola Gardina (Lola), Vittorio Vitelli (Alfio) e Ambra Vespasiani (mamma Lucia). Perplessità, invece, sulla regia firmata dall'attore Sebastiano Lo Monaco, al suo debutto nel teatro lirico. Non tanto in "Pagliacci" ambientati (le scene sono di Gianfranco Padovani) in un anfiteatro greco; quanto in "Cavalleria" ambientata su una vuota spiaggia siciliana, con uno sfondo che si trasforma continuamente da campo di grano a mare, a cielo nuvoloso fino ad accogliere un enorme sole rosso da "Mezzogiorno di fuoco". Nessun riferimento a chiesa, osteria o piazzetta; in compenso, una complicata processione al termine della quale (a causa di un improvviso temporale) le ingombranti casse vengono ingenerosamente abbandonate sulla spiaggia stessa.

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